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In ascolto. Nel silenzio

Usciti dal confinamento, si ricadrà nella concitazione, mai in fondo dismessa, scoprendosi, in mezzo al frastuono, distanti da se stessi, dagli altri e di guasti causati al pianeta?

Parole chiave: Covid 19 (53), riflessione (14)
In ascolto. Nel silenzio

Prima che l’epidemia di Covid-19 ci costringesse a toccare con mano, drammaticamente, le fragilità dell’umana condizione, il silenzio era rimasto ai margini di esistenze occupate a depredare, della sua misura, il tempo.
Nella clausura da pandemia, il tempo dilatato ha restituito, all’ascolto, il silenzio. Parola, questa, da rimettere al mondo nella “(in)civiltà del rumore”, quale Gillo Dorfles ebbe a definire, con icastico conio, l’habitus della società contemporanea. Un battito di ali, e la vita messa a nudo si è riflessa nel silenzio. Straniante, desolato e dolente. Presenza sottilissima, carica di consistenze. Dalle ore, lente, del domestico ritiro sono zampillate le acque sorgive di cui maggiore è la sete: di autenticità e condivisione.
L’invito a crescere nell’ascolto spirituale è venuto, più volte, da Papa Francesco. Quanto il silenzio (e il riposo) fosse stato sacrificato alla tirannia del fare e al clamore del dire, all’idolatria del profitto e alla fiera dei protagonismi, lo sa Bergoglio. Tanto da aver incoraggiato, in una lettera inviata, nel marzo dello scorso anno, al ministro provinciale dei cappuccini d’Abruzzo, la ricerca di una chiesa per il culto della Madonna del Silenzio, la cui icona era stata donata al pontefice da fra Emiliano Antenucci, cappuccino di un convento abruzzese e promotore della nuova devozione mariana. In risposta all’auspicio papale, si è individuato il luogo del futuro santuario nell’antica chiesa di San Francesco d’Assisi ad Avezzano, nel cuore della Marsica. Qui avrà casa l’originale dell’icona della Vergine del Silenzio - ispirata ad un affresco copto dell’VIII secolo –raffigurata con l’indice della mano destra accostato alle labbra, mentre l’altra mano fa cenno di alzare lo sguardo al Cielo. Il digitus, iperattivo sulle moderne piattaforme, nell’icona di Avezzano invita all’umiltà del silenzio, alveo di conoscenza e di scelta.
Usciti dal confinamento, si farà tesoro anche del silenzio per rifondare la cultura del modo di stare al mondo? O, invece, si ricadrà nella concitazione, mai in fondo dismessa, scoprendosi, in mezzo al frastuono, distanti da se stessi, dagli altri e dai guasti causati al pianeta? Se i giorni oscuri ci dicono chi siamo, dovremmo aver compreso che non è rinviabile il tempo della svolta radicale, del cambio di passo e di direzione. Perché non basterà più ripetersi che la presunta normalità di prima era pericolosamente egoriferita, smemorata e innaturale.
La sfida che attende, rivelerà il coraggio: non di una tempra eroica ma di uomini fraternamente solidali, capaci di leggere la complessità con attenzione prospettica. Per resistere alle controspinte, più virulente che mai nel reclamare terreno di conquista, difficilmente si potrà fare a meno di attingere, lungo il cammino, alla fonte del silenzio contemplativo, ove sostare per raccogliere ciò che distilla. La sua pratica, come insegnano i Padri del deserto, impegna la volontà nel corpo a corpo con le caparbie ragioni del sé, in un esercizio, paziente quanto docile, di spoliazione da giudizi e pregiudizi. A poco a poco si smorza l’irruenza emotiva, ricettacolo di tormentose inquietudini, svapora l’eco della ripetitività mediatica, e la cella interiore può accogliere, attraverso la Sapienza, la creatività dell’Amore, che è il volto del Padre rivelato dal Figlio. Nell’ascolto profondo dell’Altro il tempo diviene spazio di radicamento e ospitalità, di incontro e trasformazione. Dal silenzio, scuola di prossimità, l’io vivificato si apre al noi, a relazioni rinnovate da parole vere.
Scriveva padre Turoldo che “solo il silenzio conviene al mistero”, alla stupefazione della creatura davanti al creato. In seno ad esso, anche lo sguardo, sottomesso al virtuale, gradualmente riacquista libertà di visione. Meno tecnocratica, più empatica. L’icona abruzzese cara al pontefice addita la soglia da varcare, richiamando il modello della Regina del Silenzio, di Colei che seppe onorarlo perché capace di rimanervi, al cospetto di ciò che trascende, umilmente fedele, custode della Parola da discernere. Perché diventi benedizione.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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