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Il valore della Messa

Adesso e nell’ora della nostra morte (4)

Parole chiave: Santa Messa (20)
Il valore della Messa

La S. Messa è il dono più grande che ci ha lasciato Gesù. È rendere vivo e presente l’infinito atto di amore che Egli ha compiuto sulla croce. In quel momento un "big bang" di energia d’amore è esploso in cielo e in terra.
Un amore così grande da vincere la morte e il peccato.
Nella celebrazione della S. Messa un fascio di quell’amore scende sull’altare per trasformare in vita quanto da noi presentato: il pane e il vino, diventano segni potenti ed efficaci del corpo e sangue di Cristo.
Ricevendoli nella S. Comunione Cristo vivo entra in noi e noi in lui. Se la riceviamo veramente con fede, l’amore e la vita di Dio entrano noi.
Va da sé però, che questo richiede una grande responsabilità, consapevolezza e preparazione.
Non avrebbe senso ricevere la Comunione se magari in quel momento sono anni che non frequento la Chiesa, non mi confesso e non ho neanche intenzione di farlo in seguito. Sarebbe ridurre questo incontro con il Cristo vivo in un gesto banale, motivato solo dalla spinta di un sentimento momentaneo ma senza una vera preparazione né continuità.  
L’evento doloroso della perdita del proprio caro potrebbe essere però l’occasione per riprendere più seriamente il cammino della fede.
Prima della S. Messa delle esequie o anche nei giorni seguenti, si può chiedere al parroco un colloquio sul proprio percorso di fede, confessarsi per poi ricevere bene l’eucaristia.
La partecipazione piena e con fede alla S. Messa, offerta per il nostro defunto, è la preghiera e l’atto di amore più grande che possiamo fare lui.

"Far dire" delle S. Messe
Solitamente dopo le esequie è consuetudine, dopo un determinato tempo, di far celebrare delle S. Messe per il proprio caro.
Non si tratta solo di far dire il suo nome durante la liturgia, bensì compiere per lui l’atto di culto, di amore, di vicinanza più grande ed efficace.   
Noi lo crediamo infatti alla presenza del Signore o in cammino verso di Lui. Con la S. Messa anche noi compiamo l’atto più forte di vicinanza a Dio e in questo modo lo siamo anche con ai nostri cari. Più ancora che visitare il cimitero. Li riposa solo il corpo morto del nostro defunto.
Nella S. Messa invece, il suo spirito in cielo e noi qui in terra siamo uniti più fortemente in Dio. Viviamo già l’anticipo di quella comunione e gioia eterna che è il paradiso, la realtà definitiva quando saremo tutti, nel tutto di Dio.
Sepoltura o cremazione?
La fede cristiana da sempre ha dato tanta importanza al corpo. Esso non è solo un contenitore di quella che chiamiamo anima. Non è, come una sorta di vuoto a perdere che si getta una volta che non serve più. Per corpo, come cristiani, intendiamo la realtà intera del nostro essere, soggetta però a continue trasformazioni. Un po’ come il seme che una volta piantato nel terreno, apparentemente si distrugge, ma in realtà si trasforma, prima in un germe, poi una piantina, poi una spiga o un albero o un bellissimo fiore. Oppure, ci ricorda il sommo poeta Dante, come il bruco che quando fa il bozzolo sembra prepararsi a morire, ed invece poi riappare trasformato in una meravigliosa farfalla.
Nel Credo che professiamo insieme in chiesa nei giorni di festa diciamo ad un certo punto: "credo la risurrezione delle carne". È un riferimento a Gesù che da risorto è apparso non come un fantasma ma con il suo corpo, anche se "trasformato", cioè glorificato. Ha parlato, si è fatto toccare, ha mostrato i segni dei chiodi, eppure era un’altra cosa da quando lo era prima della sua morte.
Ecco perché anche i corpi morti dei defunti sono sempre stati onorati dai cristiani. Non solo quelli dei santi, talvolta collocati nelle chiese, qualche volta costruite appositamente per custodirne il corpo, ma di ogni fedele. Da sempre le salme sono state sepolte in luogo sacri, spesso attorno alle chiese, come ancora oggi vediamo nelle chiese di montagna, e cioè accanto al luogo dove la comunità celebra la domenica, il giorno del Signore risorto.
Per questo un tempo, non era permessa dalla Chiesa la loro cremazione. Sembrava quasi un contraddire il nostro credo. Oggi certamente le condizioni sociali, culturali ed anche la riflessione della nostra fede si è approfondita.
L’uso della cremazione si è molto diffuso, giustificato da molti per motivi igienici, di necessità di spazio nelle aree cimiteriali o anche pratici come quello di contenere in un’unica tomba i resti di più defunti della stessa famiglia.
La Chiesa non lo vieta, pur indicando come via migliore, proprio per quanto la nostra fede nella risurrezione dice, la sepoltura del corpo. L’importante è appunto aver chiara la consapevolezza dell’importanza che il corpo ha nella dottrina e nella prassi di sempre, della vita cristiana.
La fede si esprime infatti nei gesti stessi che la implicano, come appunto il passaggio della morte. Per questo la Chiesa non approva di spargere le ceneri del defunto al vento o in mare, come una specie di annientamento improvviso del nostro corpo terreno o come se tutto dovesse ritornare alla Madre terra in una visione solo naturalistica della vita. È giusto invece che le ceneri siano conservate in un luogo sacro in cui anche la famiglia e la comunità possano incontrare i resti del nostro caro, pregare per lui, con la fede che lo ritroveremo con il suo corpo glorificato.
Per questo non è forse opportuno tenerle nelle case private, come se la comunità non centrasse affatto nella propria vita di fede e con il rischio di non dare loro giusto onore.
(4. continua)

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