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“Il primo giorno della settimana, al mattino presto…”

La sera di sabato 16 aprile 2022, l’arcivescovo Carlo ha presieduto la Veglia Pasquale in cattedrale pronunciando la seguente omelia.

Parole chiave: Veglia Pasquale (2), arcivescovo Carlo (1), omelia (18)
 “Il primo giorno della settimana, al mattino presto…”

Non so se avete notato un particolare un po’ curioso: noi stiamo celebrando la veglia pasquale nel cuore della notte mentre il Vangelo ci parla di domani mattina: «Il primo giorno della settimana, al mattino presto…». Una mattina in cui il sepolcro è vuoto. E le donne, che erano venute a completare la sepoltura di Gesù, fatta di fretta il venerdì sera perché dopo il tramonto cominciava il rigoroso riposo del sabato, se ne accorgono stupite e perplesse.

Quando è avvenuta la risurrezione di Gesù? Di notte o al mattino presto prima che arrivassero le donne? Il Vangelo non ci offre una risposta. Come per dire che non è importante sapere quando e come Gesù è risorto, ma è fondamentale sapere che è vivo. Un sapere che non nasce solo dalla constatazione della tomba vuota. Una tomba in cui era stato deposto un cadavere e ora risulta vuota non dice che quel corpo sia risorto. Potrebbe essere stato trafugato, nascosto. La sepoltura poteva essere stata solo simulata. Possono esserci diverse spiegazioni sul perché una tomba risulta vuota, invece di avere la presenza di una salma. O possono anche mancare e allora si resta stupiti come Pietro che, ascoltato il racconto delle donne, va a vedere il sepolcro e non può che constatare che nella tomba sono rimasti solo i teli.

I Vangeli ci dicono che ciò che è decisivo per credere nella risurrezione di Gesù non è la tomba vuota, ma l’incontro con Gesù. Se andate avanti a leggere il cap. 24 del Vangelo di Luca, i cui primi versetti abbiamo poco fa ascoltato, vedrete che si parla dell’apparizione di Gesù ai due discepoli di Emmaus, a Pietro, agli apostoli e agli altri discepoli con le donne. Il brano però di stanotte non parla di queste apparizioni, si ferma prima. Un caso dovuto, magari alla necessità di presentare un brano di Vangelo non molto lungo vista l’abbondanza della Parola di Dio di questa notte? O forse c’è dell’altro? Penso di sì.

Mi sembra importante soffermarsi sulle parole dei due uomini in abito sfolgorante, forse degli angeli, che si rivolgono alle donne stupite e impaurite. Le riascoltiamo: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Parole che contengono un rimprovero sul fatto di cercare tra i morti colui che è vivo. Ma non danno una spiegazione sul perché Gesù è vivo, sul come Lui, veramente morto e morto nella maniera che sappiamo, sia realmente risorto. Piuttosto i due invitano le donne a ricordare quanto detto da Gesù in Galilea.

Più volte Gesù nel suo viaggio dalla Galilea a Gerusalemme aveva preannunciato il suo essere consegnato alla passione, la sua morte, la sua risurrezione il terzo giorno. L’evangelista Luca riporta con precisione questi preannunci, ma nota che i discepoli e sicuramente anche dalle donne che era con loro non capiscono nulla di quanto Gesù dice. Loro pensavano a un Messia vittorioso, che avrebbe finalmente inaugurato il regno di Dio, e non certo a un Messia inchiodato come un malfattore alla croce. Quando non si capisce qualcosa, quando si tratta di una realtà fuori dai nostri schemi mentali, è facile dimenticarsene. Così doveva essere successo per quelle parole di Gesù. E anche le donne le avevano dimenticate. Non solo loro. Nell’episodio che segue il racconto di stanotte, quello dei discepoli di Emmaus, Gesù giunge a rimproverare i due perché non hanno accolto neppure la parola dei profeti che pure preannunciavano la passione e la risurrezione di Gesù: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24, 25-26).

È la Parola di Dio, anzitutto quella di Gesù testimoniata dai Vangeli ma anche dalla Scrittura, ciò che ci fa credere nella morte e risurrezione di Gesù. Questo vale per le donne che portano gli aromi alla tomba del Signore, per i due discepoli, per gli apostoli. Ma questo vale anche per noi. Per noi, che diversamente da queste persone che ho appena citate, non abbiamo il dono delle apparizioni del Risorto. Noi non l’abbiamo incontrato come loro, eppure siamo qui in chiesa stanotte perché crediamo che Lui è risorto. Crediamo perché accogliamo la sua Parola, quella dei profeti e dell’Antico Testamento (e stasera ne abbiamo ascoltato diversi brani) e quella di coloro che lo hanno visto vivo.

Se vogliamo nutrire la nostra fede nel Risorto non c’è altra strada che accogliere la sua Parola, leggere, ascoltare, meditare il Vangelo per poi viverlo. Ciò è molto importante soprattutto nei momenti di oscurità e di difficoltà. Questo tempo che stiamo vivendo non è certo un tempo luminoso, visto il perdurare della pandemia e la guerra in giro per il mondo e ora da alcune settimane nel cuore dell’Europa. Ma proprio quando si è nel culmine della notte occorre guardare al mattino con speranza e con fede. Il Signore ha voluto condividere la nostra morte e l’oscurità del nostro sepolcro, ma è risorto. E anche noi siamo destinati a risorgere con Lui. Ce lo assicura la sua Parola. E anche a noi viene detto dai due uomini in abito sfolgorante: “ricordatevi della sua Parola”.

Ricordiamoci della sua Parola e non solo in questa notte di Pasqua. Che il suo Vangelo sia davvero luce per la nostra vita. È l’augurio migliore che possiamo farci a vicenda questa notte.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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