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Il Paese del melograno

Selina Trevisan, giornalista del nostro settimanale, ha partecipato al viaggio in Armenia alla scoperta delle opere sostenute dall’8xmille della CEI

Parole chiave: Armenia (4), FISC (7), 8xmille (10), CEI (8)
Il Paese del melograno

ercare di raccontare cosa mi abbia maggiormente colpito dell’Armenia è un’impresa impossibile: scegliere una sola cosa è come chiedere a un bimbo se vuol più bene a mamma o a papà o all’italiano medio se siano più buoni gli spaghetti o la pizza. Penso a qualcosa, e me ne viene subito in mente anche un’altra che mi ha affascinato e che porterò con me.
Questo viaggio - al quale ho partecipato come finalista del concorso "8xmille senza frontiere" di CEI e Federazione Italiana Settimanali Cattolici - è arrivato inaspettatamente e mi ha fatto poi scoprire un Paese altrettanto inaspettato.
Un viaggio speciale, accompagnati da esponenti CEI, per conoscere le opere che l’8xmille segue e aiuta in quei territori, ma anche per scoprire le radici antiche della Chiesa, che proprio in quella parte del mondo ha visto i suoi albori.

Una terra dai mille contrasti
Quello che dell’Armenia forse più colpisce l’occhio "straniero", sono i suoi mille contrasti, a partire da quelli ambientali (si passa dai boschi verdi che circondano il lago Sevan, alle montagne aride che caratterizzano il confine con la Georgia, attraverso le colline che guardano alla Turchia, passando per le grandi metropoli come Yerevan e le città storiche come Gyumri), seguiti da quelli urbanistici - semplicemente attraversando la capitale, si possono osservare i bellissimi grandi palazzi in tufo rosa che ne caratterizzano il cuore, le mille fontane che di sera si illuminano di brillanti colori, i viali alberati, per trovare poi, nella prima periferia, case più modeste in mattoni, per lasciare spazio ancora alle case più umili, spesso assemblate con materiali misti e "di fortuna" -.
Non mancano poi i contrasti sociali: nelle grandi città ci si veste alla moda, si può fare shopping nelle grandi catene e firme occidentali, imperversano le automobili di lusso; ma è nelle periferie e nei paesi che esce l’Armenia che sta cercando di risalire dai grandi drammi conosciuti negli ultimi anni del secolo scorso: il terremoto dell’ ’88, il conflitto con l’Azerbaijan, la caduta dell’Unione Sovietica, problema non di poco conto, dal momento che poi ha dovuto reggersi totalmente sulle proprie gambe.
Quelle gambe che ancora oggi tremano un po’, fanno fatica, ma grazie alla nuova classe dirigente, salita al governo lo scorso anno, il popolo armeno spera in una vera svolta, in una ripresa occupazionale e in un’uscita dalla corruzione che, a lungo, ha minato le fondamenta del Paese; in una ripresa che possa essere non solo economica, ma anche sociale, per veder finalmente riconosciuti i meriti di un popolo che può contare anche su una popolazione molto giovane, ma le cui idee trovano purtroppo poco spazio, anche a causa delle forti chiusure cui il Paese è sottoposto (un "banale" esempio: il confine con la Turchia è chiuso e quello con l’Azerbaijan, oltre ad essere chiuso, è anche in diversi punti minato, per l’irrisolto conflitto per lo Stato de facto Nagorno - Karabakh…).
Come ci ha raccontato il vescovo Raphaël François Minassian, rettore dell’Ordinariato armeno dell’Europa orientale, "basta un esempio: abbiamo un’ottima facoltà di medicina, che sforna annualmente una classe medica preparatissima e davvero buona, ma mancano i mezzi e i nostri medici se ne vanno altrove; i giovani poi hanno tante idee innovative in molti campi…ma rimangono ferme qui".
Quello che rimane dentro dopo un simile viaggio, sono poi gli sguardi, i sorrisi - che quando escono sono i più sinceri e disarmanti - la coesione di un popolo che si riconosce e crede in sé e nella sua forza. Non per nulla il suo simbolo è il melograno, scelto non solo per essere uno dei frutti di maggior produzione nel Paese, ma perché sta proprio a rappresentare l’unione e la coesione di un popolo, delle genti, della famiglia. Una cosa che colpisce davvero è il senso del vicinato e dell’aiutarsi vicendevolmente: tutti stanno attenti a tutti, tutti aiutano tutti e, nei casi più problematici, segnalano alla Caritas o all’assistenza sociale le situazioni di difficoltà e povertà.

Un popolo dalla grande Fede
Quello armeno poi è un popolo dalla grande Fede, che nei secoli lo ha tenuto unito e che oggi non ha paura di affermare e di dimostrare; un popolo che, come detto, crede fortemente nella sua unità e porta avanti con orgoglio la propria storia millenaria. Ho letto quest’orgoglio nel canto dedicato all’Armenia che una scolaresca, incontrata per caso all’esterno di una delle tante bellissime chiese visitate, ha deciso di intonare per noi; e l’ho letto anche nelle lacrime di Edgar, la nostra guida, alla vista di questi bambini e all’ascolto del loro canto.
L’Armenia - permettetemi il termine un po’ colloquiale -ne ha passate di cotte e di crude nel corso della sua storia; ma la sua capacità di rimanere unita, il suo sapersi riconoscere in un unico popolo, la forza con cui mantiene alta la propria Fede, beh…pone tutti noi di fronte a molte domande.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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