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Il Messale Romano: "Icona" della Preghiera Ecclesiale

La terza edizione italiana del Messale Romano rappresenta un’ occasione unica per riscoprire la centralità e l’importanza della liturgia nella vita cristiana e nell’azione pastorale.

Parole chiave: nuova edizione (1), Messale Romano (3)
Il Messale Romano: "Icona" della Preghiera Ecclesiale

Leggiamo nella Presentazione CEI che "il Messale […], insieme agli altri libri in uso nella celebrazione eucaristica, è al servizio del mistero che costituisce la sorgente e l’apice di tutta la vita cristiana. Da questa consapevolezza deriva l’importanza di promuovere e incoraggiare un’azione pastorale tesa a valorizzare la conoscenza e il buon utilizzo del libro liturgico, sul duplice versante della celebrazione e del suo approfondimento nella mistagogia" (n. 5).
Questa nuova edizione italiana, quindi, dovrebbe orientare le comunità cristiane a riscoprire le potenzialità del Messale in merito all’evangelizzazione: la liturgia, infatti, "è scuola permanente di formazione attorno al Signore risorto, "luogo educativo e rivelativo" in cui la fede prende forma e viene trasmessa. Nella celebrazione liturgica il cristiano impara a "gustare com’è buono il Signore" (Sal 34, 9; cf. 1 Pt 2, 3), passando dal nutrimento del latte al cibo solido (cf. Eb 5, 12-14), "fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo" (Ef 4, 13)" (n. 11).
Alla luce di ciò nella Presentazione viene richiamata l’importanza dell’ars celebrandi, nell’orizzonte della nobile semplicità conciliare, che invoca "una liturgia insieme seria, semplice e bella, che sia veicolo del mistero, rimanendo al tempo stesso intelligibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini" (n. 8), e la necessità di "una catechesi a carattere mistagogico, che porti i fedeli a penetrare sempre più profondamente nei misteri che vengono celebrati" (n. 10).

1. Dal Messale, un modello di Chiesa
Papa Francesco, nella sua prima enciclica, affermava: "La fede ha bisogno di un ambito in cui si possa testimoniare e comunicare ]…]. Per trasmettere tale pienezza esiste un mezzo speciale, che mette in gioco tutta la persona, corpo e spirito, interiorità e relazioni. Questo mezzo sono i sacramenti, celebrati nella liturgia della Chiesa" (Lumen fidei, 40).
L’uscita del nuovo Messale Romano in lingua italiana in questo senso è una sfida per le nostre comunità. Infatti i sacramenti, e in particolar modo l’eucaristia, sono "l’abito della fede", è un’opportunità per riscoprire questo dato fondamentale, è una preziosa occasione per riprendere in mano alcuni aspetti "non nuovi" della riforma conciliare ai quali forse finora non abbiamo dato la dovuta considerazione. Si tratta di accogliere il nuovo libro liturgico come uno stimolo per le nostre comunità a interrogarsi sul nostro modo di celebrare. Il Messale, anche quello precedente, offre non solo norme e testi liturgici, ma il modello di Chiesa, di comunità consegnatoci dal Vaticano II. È a partire da questo modello di Chiesa che possiamo imparare a celebrare e, nello stesso tempo, è dalla celebrazione che emerge il volto genuino della Chiesa.
I motivi che hanno portato alla necessità di una nuova edizione italiana sono principalmente quattro:
-  "adeguare il libro liturgico all’editio typica tertia latina del Missale Romanum (2002 e 2008), che contiene variazioni e arricchimenti rispetto al testo della editio typica altera del 1975" (Presentazione, 1);
- occorreva una traduzione che seguisse le nuove indicazioni del Motu proprio di papa Francesco, Magnum principium (3.09.2017), che riguarda proprio la traduzione dei libri liturgici;
- occorreva adeguare il Messale alla nuova traduzione ufficiale della Bibbia (2007);
- inoltre  la nuova edizione del Messale italiano non riguarda unicamente i testi liturgici:  anche l’Ordinamento Generale del Messale Romano è stato ampliato e rivisto nell’editio typica tertia.

2. Evoluzione storico-teologica del Messale Romano fino al Concilio di Trento
Accogliere il Messale Romano corrisponde, in buona misura, alla ripresa e all’approfondimento del cammino di ricezione del Concilio stesso e del rinnovamento della Chiesa che con esso ha preso avvio. E’ fondamentale conoscere la sua evoluzione storico-teologica  per una presa di coscienza grata del percorso che è stato compiuto.
Nei primi tre secoli cristiani non esistevano formulari liturgici scritti, ma capitava che i sacerdoti celebrassero l’Eucaristia formulando essi stessi le preghiere con una certa creatività. Certamente non tutti erano in grado di elaborare testi per la celebrazione, per cui, dal IV secolo in poi furono fissati per iscritto i testi per l’uso liturgico. Infatti, come nella celebrazione eucaristica fin dagli inizi si leggeva la Bibbia, così sorsero pure libri che raccoglievano le preghiere da usare nella celebrazione accanto alle letture bibliche. Tali preghiere per la celebrazione dell’Eucaristia e per l’amministrazione degli altri sacramenti trovarono una loro sistemazione organica negli antichi Sacramentari, accanto ai quali sorsero anche i libri dei canti (Graduale) e quelli che descrivevano le azioni liturgiche che si dovevano compiere (Ordines).
Vari motivi portarono ad una fusione di tutti questi libri in uno solo, dando vita al cosiddetto Messale "plenario" che riuniva insieme tutto ciò che serviva per la celebrazione eucaristica (orazioni, letture, canti, ect.) che, da azione in cui il sacerdote, i ministri, i cantori e il popolo svolgevano un ruolo attivo, passò ad essere un’azione in cui unico ministro era il sacerdote celebrante.  
Il Messale plenario più conosciuto fu quello usato dalla Curia romana, nel XIII secolo, che ebbe una grande diffusione, perché usato dai francescani che, portandolo in tutte le loro peregrinazioni missionarie, lo diffusero in Europa. C’era però ancora molta libertà nella strutturazione liturgica e nei testi che venivano usati per la celebrazione eucaristica, poiché la legislazione liturgica non era ancora rigidamente fissata, per cui fuori dell’ambito romano ci fu una proliferazione di Messali che si ispiravano al Messale della Curia, con una varietà di edizioni che incorporavano molte usanze locali antiche.
Con la prima edizione a stampa, realizzata a Milano nel 1474, il Messale Romano , comunemente ritenuto come il capostipite dei Messali che confluiranno nell’edizione romana del 1570, si diffuse rapidamente nell’ambito della cristianità, favorendo il moltiplicarsi delle edizioni e con esso il diffondersi anche delle imprecisioni e degli errori.
L’inserimento di numerosi cambiamenti nel contenuto del Messale, che diedero all’Eucaristia un significato sostanzialmente differente, fino a determinare alla fine del medioevo una confusa situazione liturgica, costituì agli inizi del XVI secolo un grave pericolo per la Chiesa. I Padri del Concilio di Trento, che conoscevano bene questa difficile situazione, si preoccuparono, tra le altre questioni, di provvedere ad una nuova edizione del Messale e degli altri libri liturgici, la cui edizione apparirà nel 1570, divenendo obbligatoria per tutta la Chiesa Cattolica, che poteva avere finalmente una liturgia uniforme.
Nel periodo tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II vi furono numerose edizioni e ristampe del Messale, tra le quali, quelle "tipiche" avvennero nel 1604 con Clemente VIII, nel 1634 con Urbano VIII, nel 1884 con Leone XIII, nel 1920 con Benedetto XV e nel 1962, con Giovanni XXIII.

3. Dal Vaticano II ad oggi. Il Messale del Concilio3
Con l’approvazione della Sacrosanctum Concilium (4.12.1963), si diede avvio alla riforma del Messale e degli altri libri liturgici, i cui primi frutti si ebbero nel 1970, quando, a distanza di quattro secoli esatti dal Messale riformato secondo i criteri del Concilio di Trento, fu pubblicato il Messale del Vaticano II, edito per l’autorità di Paolo VI. Dopo appena un anno, a causa dell’esaurimento delle copie, fu pubblicata una reimpressio emendata del Messale, nella quale furono inserite varie correzioni di carattere non sostanziale.
Nel 1975, invece, in conseguenza della nuova disciplina sui ministeri, stabilita da Paolo VI (Motu proprio Ministeria quaedam), dell’introduzione nel Calendario Romano Generale di alcune celebrazioni di santi e di alcuni formulari nel Messale stesso, della necessità di ritoccare alcuni elementi dell’Institutio Generalis, fu pubblicata l’editio typica altera del Messale Romano. Inoltre, nel 2002, a motivo della promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983 e delle diverse disposizioni della Santa Sede posteriori al 1975, fu pubblicata un’editio typica tertia, che incorpora non poche novità rispetto alla precedente edizione.
La nuova edizione del Missale Romanum non si pone in discontinuità con le precedenti edizioni, ma conserva in continuità e progresso l’intento fondamentale del Messale di Paolo VI, quello cioè di condurre il popolo di Dio ad una celebrazione sì fedelmente eseguita, ma soprattutto efficacemente partecipata e fruttuosamente vissuta.
Con l’approvazione di Giovanni Paolo II (10.4.2000), e con il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (20.4.2000), il Messale Romano è giunto alla sua terza edizione tipica nel 2002, a più di trent’anni dalla prima editio typica e a più di venticinque dalla seconda. Non si tratta di una semplice reimpressio emendata del libro liturgico per la celebrazione eucaristica, ma di una nuova editio typica con aggiunte e modifiche di natura sostanziali, integrative e migliorative di quanto già le precedenti edizioni avevano confermato. Per venire incontro, poi, alle esigenze sia di correzione di alcune imprecisioni sia di aggiornamento di elementi intercorsi tra un’edizione e l’altra, nel 2008, come già nel 1971, è stata pubblicata una ristampa del Messale con alcune variazioni.

4. Tra Tradizione e progresso
È importante porre attenzione alle linee direttrici della Costituzione conciliare sulla Liturgia, Sacrosanctum Conclilum che ci dicono come la Liturgia "è" una cosa seria e che richiede attenzione:
- affermando che nella celebrazione dei santi misteri Cristo si fa presente nelle specie eucaristiche, nella Parola, nei gesti del ministro ordinato e  in tutta l’assemblea orante (SC 7);
- insistendo sulla necessità di una formazione liturgica rivolta a tutti e posta a servizio di quella partecipazione piena, consapevole ed attiva alla liturgia da dove attingere il genuino spirito cristiano (SC 14-20);
- evidenziando che ogni azione liturgica appartiene all’intero corpo della Chiesa, preferendo la forma comunitaria delle celebrazioni e promuovendo una ricca e articolata ministerialità (SC 26-32);
- ridando ampio spazio alla Parola di Dio nel rito rilanciando l’omelia come parte della azione liturgica (Sc 33-36);
- ricordando la duplice esigenza di fedeltà alla tradizione e di apertura al contesto culturale aprendo la strada all’adattamento di essa all’indole dei popoli (SC 37-40);
- richiamando l’importanza della vita liturgica e dell’Eucaristia nella vita della diocesi e delle comunità parrocchiali per una rinnovata pastorale liturgica nel quadro più generale della fede (SC 41-46).
Nel Messale Romano, come in tutti i libri liturgici, noi troviamo espressa quella che la tradizione chiama la lex orandi (la preghiera delle Chiesa) che rivela la lex credendi (la fede della Chiesa) e che ci indica la lex vivendi (la vita della Chiesa). Infatti, come esorta papa Francesco "sappiamo che non basta cambiare i libri liturgici per migliorare la qualità della Liturgia. Fare solo questo sarebbe un inganno. Perché la vita sia veramente una lode gradita a Dio, occorre infatti cambiare il cuore. A questa conversione è orientata la celebrazione cristiana che è incontro di vita con il "Dio dei viventi" (Mt 22,32)5 ".

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1. Cfr. FERRARI M., Dal Messale un modello di Chiesa, in www.settimanananews.it/liturgia.
2. Cfr. MOSSO D., Celebrare l’Eucaristia: significato e problemi della dimensione rituale, "Rivista liturgica" 69(1983), 583.
RAFFA V., Liturgia eucaristica. Mistagogia della Messa: dalla storia e dalla teologia alla pastorale pratica, CLV - Edizioni Liturgiche, Roma 1998 (Bibliotheca "Ephemerides liturgicae" "Subsidia", 100), 18-24.
MARSILI S., Teologia della celebrazione dell’Eucaristia, in AA.VV., Eucaristia: teologia e storia della celebrazione, Marietti, Casale Monferrato 1983 (Anamnesis, 3/2), 11-15.
3. Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, UFFICIO LITURGICO NAZIONALE, UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, Un Messale per le nostre assemblee. La terza edizione italiana del Messale Romano: tra Liturgia e Catechesi, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e S. Caterina da Siena, Roma, 2020, 14-17.
GRAVANTE G., Culmine e fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla Riforma del Vaticano II, Tau Editrice, Todi, 2016.
4. Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, UFFICIO LITURGICO NAZIONALE, UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, Un Messale per le nostre assemblee. La terza edizione italiana del Messale Romano: tra Liturgia e Catechesi,  o.c. 15-17.
5. Cfr. PAPA FRANCESCO, Ai partecipanti all’assemblea plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 14.2.2019,  in www.vatican.va.

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