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Il Fondo Straordinario "Famiglie in Salita"

In cosa consiste e come opera lo strumento che è nato come segno di prossimità mediante delle occasioni di lavoro e per dar la possibilità di poter sostenere le spese familiari quotidiane

Il Fondo Straordinario "Famiglie in Salita"

Il Fondo
Il Fondo Famiglie in Salita ha l’intenzione di offrire alle persone che sono in difficoltà economica per mancanza di occupazione,  un segno di prossimità mediante delle occasioni di lavoro e per dar loro la possibilità di poter sostenere le spese familiari quotidiane.
A questo scopo è stato indispensabile  il rapporto e la collaborazione con le assistenti sociali territoriali per cercare di uscire dall’ottica del mero assistenzialismo, mantenendo quella dignità che solo con il lavoro si può ottenere.
In questo modo alle persone viene data l’opportunità di riattivarsi ed uscire da uno stato di sconforto dovuto il più delle volte a lunga inattività e poter così ridiventare protagonisti di una possibile risalita della china.
Anche quest’anno di attività del progetto, si è potuto constatare che, per diversi dei richiedenti risultava difficile collocarsi in ambito lavorativo profit a causa di scarsa o limitata professionalità, età avanzata o problematiche specifiche complesse.
Per questo motivo gli inserimenti lavorativi sono stati fatti per lo più presso cooperative sociali o comunità perché sensibili ed attente ad accogliere questa tipologia di lavoratori.
Nel marzo del 2017, con  la nuova normativa (l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act, disposta con il decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017) che ha limitato l’uso dei voucher come forma di pagamento, ha obbligato nel 2017 non solo a rivedere le modalità di inserimento lavorativo ma ha comportato un aumento delle spese e quindi ad una diminuzione del numero delle persone aiutate.
Con la nuova normativa vi è stato un cambio notevole per il fondo: si è osservato infatti che rispetto agli anni passati il 2018 conta la metà dei progetti avviati rispetto al 2017 su un budget di 100.000€ per ogni anno, senza però incidere ovviamente sulla qualità del percorso di aiuto.
Se da una parte risulta costoso, dall’altra avendo un contratto di lavoro vero e proprio, le persone posso fare affidamento sul TFR e di un eventuale ammortizzatore sociale.

Contesto sociale e tipologia di beneficiari
Per diverse ragioni socio- economiche il mondo del lavoro è diventato negli ultimi anni estremamente selettivo e pretenzioso nei confronti dei lavoratori.
In un contesto di difficoltà economica e disoccupazione, il risultato è che è ancora più arduo reinserire in un ambiente profit le persone da lungo inattive e di una certa età (quest’anno il 59% dei beneficiari ha tra i 50 e 40 anni), perché non possiedono caratteristiche quali dinamicità, velocità di adattamento, oltre le competenze professionali specifiche. In media, si parla di persone con una formazione scolastica o professionale limitata, che dopo anni di lavoro, per la maggior parte a causa della crisi, sono stati licenziati. Sono soggetti che vivono grazie agli aiuti statali e delle associazioni del terzo settore in primis la Caritas.
La difficoltà principale è rimettersi in gioco dopo un lungo periodo di inattività e  reinventarsi ed essere disponibili ad imparare nuove mansioni.
Un dato rilevante e nuovo in questa progettualità è la presenza di beneficiari giovani ( il 23% sono ventenni). In questo caso le problematiche sono opposte a quelle sopra esposte: si tratta di situazioni familiari particolari, come la presenza di entrambi i genitori disoccupati di cui i figli si fanno carico della situazione, ma trovano comunque difficoltà di inserimento, oppure coppie giovani con figli piccoli con problemi di collocazione lavorativa per scarsa esperienza o per poca disponibilità oraria a motivo dei figli.
Il Fondo, grazie al lavoro di rete e contiguità con gli assistenti sociali ed i centri di ascolto diocesano, è riuscito a dare a molti la possibilità di riscattarsi o almeno di poterci "provare" e questo in alcuni casi ha portato ad un rinnovo del contratto (2 persone). Si può affermare che il punto chiave del progetto è stato proprio la continuità degli aiuti che ha permesso alle persone di dare tempo, respiro e solidità economica senza la preoccupazione di dover "arrivare a fine mese", concentrandosi così anche nella ricerca di occupazione.
Il totale dei progetti avviati è stato 23, di cui 15 uomini e 12 donne, in particolare 14 italiani e 13 di origine straniera.
In un analisi più approfondita si nota una discrepanza tra numero di progetti e numero di persone effettivamente aiutate, in quanto nel corso dell’anno, ma come anche nelle passate progettualità, si è scelto di riconfermare l’aiuto nel tempo proprio per quel principio di continuità descritto sopra. Quest’anno è stato rinnovato il progetto  a 3 persone, ma sono 6 quelle che risultano provenienti dalla progettualità dell’anno precedente.

Risorse economiche
L’attività in questi anni di progetto è stata possibile grazie all’impegno economico della Diocesi di Gorizia tramite i fondi dell’8 X 1000 della Chiesa Cattolica (50.000€ annui) ed ai fondi stanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia consistenti in 50.000€ annui.
Dal 2014 al 2018 gli anni di maggiori inserimenti ed accompagnamenti sono stati il 2016 e il 2017 la cui spesa è stata simile (130-140 mila euro) ed ha visto l’inserimento di quasi lo stesso numero di persone (75 - 79 persone) .
L’anno con il maggior numero di interventi è stato indubbiamente il 2017, grazie anche alla collaborazione dei comuni della Provincia, fino a quando si è potuto utilizzare sia i voucher che i contratti di lavoro. Lo scoglio più grosso infatti è stato nell’ultimo periodo del 2017; dove si è potuto si è convertito il voucher in contratto di lavoro a tempo determinato o a chiamata, mentre nella maggior parte dei casi si è terminato il periodo di accompagnamento.
Nel 2018, non potendo più usufruire della risorsa dei voucher, si sono finanziati inserimenti lavorativi soltanto con contratto di lavoro a termine della durata media di 5 o 6 mesi (per un orario medio mensile di 80 ore), per un costo totale a contratto intorno ai 6.000 € in rapporto all’inquadramento professionale.
Una precisazione sui costi di progetto è doverosa: i fondi sono stati utilizzati solo per coprire i compensi dei beneficiari, la loro formazione come da obblighi di legge, gli eventuali dispositivi anti infortunistica e i costi burocratici per i contratti di lavoro.
Questo per sottolineare che probabilmente se il costo del lavoro fosse meno oneroso si sarebbe riusciti ad aiutare più persone per più tempo.

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