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I miracoli di Gesù nel Corano

Anche nel Libro Sacro dell'Islam si racconta in diversi punti dei miracoli di Gesù; anzi il Gesù coranico è soprattutto colui che compie i miracoli

Parole chiave: miracolo (1), Gesù (6), Corano (4)
I miracoli di Gesù nel Corano

Un quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita. [...] Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe", che significa "Inviato". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Il miracolo che Gesù compie, la guarigione del cieco nato, così come ci viene raccontata nel Vangelo secondo Giovanni nella IV settimana di Quaresima, ci porta a contemplare un tema di un certo interesse: i miracoli che Gesù compie lungo il suo ministero pubblico. I vangeli sono costellati di questi racconti di miracoli compiuti dal Signore, questi fatti prodigiosi hanno una funzione esplicativa e strutturante lungo il cammino che porta Gesù verso Gerusalemme. I miracoli dimostrano chi è Gesù; essi hanno la caratteristica di essere "segni e prodigi"; segni della fede, che essi esigono e alimentano, che diventano poi prodigi: guarigioni, esorcismi, fatti straordinari. Non stupisce allora considerare come questo dei "miracoli di Gesù" sia un tema rilevante anche per il Corano.
Anche nel Libro Sacro dell’Islam, infatti, si racconta in diversi punti dei miracoli di Gesù; anzi il Gesù coranico è soprattutto colui che compie i miracoli. Gesù nel Corano ha una delle più alte posizioni fra i profeti; nella catena ininterrotta che va da Adamo a Muhammad. Il fatto che il testo sacro insista sui miracoli di Gesù meraviglia ancora di più se pensiamo ad esempio che a Muhammad non vengono attribuiti miracoli.
Ora, nel Corano, non troviamo un insieme di versetti raggruppati per personaggio o per avvenimento. Sono piccoli gruppi di versetti dispersi un po’ dappertutto, pezzi di mosaico che bisogna raccogliere - talvolta si trovano dei doppioni - per poter ricostituire il profilo del personaggio e dell’evento che ci interessano. Il testo non parla dell’insegnamento di Gesù, ma racconta in ben due passaggi analoghi quali sono i suoi miracoli. Alcuni li ritroviamo nei vangeli canonici, altri in vari scritti apocrifi. La prima menzione dei miracoli di Gesù, la troviamo nella sura 3 (vv. 46-49), la seconda nella sura 5 (vv. 110-110). Riprendiamo brevemente il primo frammento, in cui troviamo:
Egli parlerà agli uomini fin dalla culla come un adulto e sarà uno dei giusti. [...] Dio gli insegnerà il Libro e la saggezza, il Pentateuco e il Vangelo e ne farà un messaggero per i figli d’Israele, ai quali Gesù dirà: "Ecco: io vi porto un segno da parte del vostro Signore. Creerò per voi con dell’argilla la figura di un uccello, vi soffierò sopra e, col permesso di Dio, diventerà un uccello vivo. Col permesso di Dio guarirò il cieco nato e il lebbroso e risusciterò i morti e vi dirò anche ciò che mangiate e ciò che conservate nelle vostre case. In tutto questo c’è senza dubbio un segno per voi, se siete credenti.

Mentre era ancora nella culla
Come si vede, il primo miracolo menzionato nel Corano, anche se non riportato nella Bibbia, è il fatto che Gesù, mentre era ancora in culla, ha parlato per proteggere sua madre Maria da ogni accusa che i suoi parenti potevano farle per avere avuto un figlio senza padre. Sarà il neonato Gesù a difendere la madre come aveva promesso Dio al momento dell’Annunciazione:
"Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti" (Q 3,46). Il bambino Gesù parla miracolosamente alle folle difendendo la madre e dicendo di sé: "In verità, io sono il servo di Dio che mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta, mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l’orazione e l’elemosina finché avrò vita" (Q 19,30-31).
Vediamo quindi come già la nascita di Gesù e il prodigio delle sue parole a difesa della madre siano da considerare come un "miracolo".

Gesù dà vita alla creta
Il secondo miracolo, di grande impatto emotivo, richiama alla nostra mente per la gestualità il racconto della creazione dell’uomo nel libro della Genesi, dove è Dio a plasmare l’uomo dal fango e a dargli vita insufflando lo spirito (Gn 2,7). Dice il racconto coranico che Gesù: "Creerò per voi con dell’argilla la figura di un uccello, vi soffierò sopra e, col permesso di Dio, diventerà un uccello vivo".
Invano cercheremmo questo miracolo di così grande tenerezza nel Nuovo Testamento; lo troviamo invece nella raccolta dei vangeli apocrifi, in particolare nel vangelo dell’infanzia di Tommaso dove si narra un episodio analogo, leggiamo:
"All’età di cinque anni questo ragazzo stava giocando sul greto di un torrente… Impastando argilla molle, fece dodici passeri… Ma Gesù, battendo le mani, gridò ai passeri dicendo loro: "Andate!". E i passeri se ne volarono via cinguettando" (Vangelo dell’infanzia di Tommaso, 2-3).

Segno per i credenti
Analogamente al racconto dei vangeli canonici, il Corano menziona che Gesù: Col permesso di Dio guarirò il cieco nato e il lebbroso e risusciterò i morti.
Nel Nuovo Testamento troviamo tre casi in cui Gesù ridà la vita ad una persona morta: la figlia di Giairo (Mt 9,23-26; Mc 5,22-42; Lc 8,40-55), il figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-15), infine Lazzaro (Gv 11,1-44).
Certamente i miracoli compiuti da Gesù sono un "segno per i credenti"; tuttavia nella teologia islamica classica essi non dimostrano la divinità di Gesù - e non potrebbero farlo - ma solo la veridicità della sua missione profetica. Questi miracoli sono compiuti solo ed esclusivamente dalla volontà di Allah, e questo lo comprendiamo dall’insistenza con cui il testo coranico richiama questa formula "col permesso di Dio". Quasi a dirci che Gesù non compie miracoli da sé, ma lo fa in nome di Allah e col suo permesso. Faccio notare inoltre che i miracoli, come segni progressivi, sono elencati in un crescendo di importanza: dal dare vita alla creta, alle guarigioni e infine con il risuscitare i morti.

Una tavola imbandita discesa dal cielo
Nella quinta sura del Corano, "La tavola imbandita" - così nominata per il miracolo compiuto da Gesù - si racconta come i discepoli di Gesù gli chiedessero di far scendere una tavola imbandita con cibo, in un giorno di commemorazione speciale. Il testo è bello e anche in questo caso vale la pena di leggere per intero questi tre versetti:
"E quando i discepoli dissero: "O Gesù, figlio di Maria, può il tuo Signore far discendere su di noi una mensa dal cielo?". E Gesù rispose: "Temete Dio se siete credenti". […] E disse Gesù figlio di Maria: "Dio mio, Signor nostro, fa discendere su di noi una tavola dal cielo che sia per noi una festa, per il primo di noi e per l’ultimo di noi, che sia un segno che da te ci viene, dacci della tua provvidenza, tu che sei dei provvidi il più buono". E Dio disse: "Io la farò discendere su di voi, ma chi di voi, dopo questa grazia, rifiuterà fede, io lo castigherò di un castigo tale che non infliggerò mai a nessuno di quanti sono nell’universo" (Q 5,112-114).
Agli occhi di un cristiano questo non può non far pensare all’istituzione dell’Eucarestia, al racconto dell’Ultima Cena, alla frazione del pane che diventa anticipazione del Sacrificio di Cristo sulla Croce. Da un certo punto di vista questa "discesa" della tavola imbandita dal cielo e la preghiera di Gesù a Dio ci rimandano quasi a un atto di consacrazione. Certo, non possiamo fare delle forzature al testo, ma lo stupore per queste assonanze rimane. Rimane la meraviglia anche per il motivo che, in verità, mai un commentatore musulmano nella storia ha pensato che questo passaggio potesse in qualche modo alludere all’Eucarestia.
Ancora una volta la lettura del testo coranico ci stupisce; se da un lato troviamo allusioni e similitudini riferite alla figura di Gesù, dall’altra ci rendiamo conto anche delle differenze nella comprensione della sua figura.
"O gente del Libro! Non oltrepassate i limiti della vostra religione! Riguardo a Dio dite solo la verità! Il Messia, Gesù figlio di Maria, non è che il messaggero di Dio, il suo Verbo che egli depose in Maria e uno Spirito che proviene da lui" (Q 4,171).
Lo spazio del mistero rimane davanti ai nostri occhi. Occhi che vogliono essere guariti per scorgere il coraggio della fraternità e del dialogo nella verità.

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