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"Grazie" ed un augurio di buona ripresa

Lettera dell'arcivescovo agli uomini e donne del lavoro

Parole chiave: lavoratore (3), lettera (27), arcivescovo (36)
"Grazie" ed un augurio di buona ripresa

Nella tradizione della diocesi di Gorizia - ormai da oltre cinquanta anni - un posto di rilievo è  occupato l’incontro dell’arcivescovo con il mondo del lavoro in occasione della Pasqua. Un incontro sui posti di lavoro che è diventato un appuntamento: quest’anno tutto questo  non è stato possibile. Riprendere questo dialogo, ora solo interrotto, con gli uomini e le donne dell’imprenditorialità, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali e di categoria, resta obiettivo dell’azione della Chiesa.
L’arcivescovo Carlo Redaelli ha pertanto scritto "agli uomini e donne impegnati nel mondo del lavoro" una lettera nella quale sottolinea la singolarità della tradizione e saluta questi " fratelli e sorelle non solo si guadagnano il pane ma operano per l’intera comunità, nella solidarietà e nell’impegno comune, realizzando così il disegno di Dio che ha chiamato l’uomo e la donna ad essere co-creatori e collaboratori della creazione. Il progetto più bello di tutti".
Il tempo di Pasqua - ricorda l’arcivescovo - "è tempo di ’passaggio’, cioè spazio e luogo dove è possibile - anche per l’imminenza della primavera - cogliere insieme l’invito a condividere fino in fondo la vocazione che ci accomuna di facitori della vita. In secondo luogo la Pasqua rappresenta un invito a confermare a noi stessi che l’ultima parola non è della morte e della paura, ma della vita. Il rinnovarsi delle cose e delle esistenze è un inno alla vita garantito da una donazione di amore, quella di Cristo, che, prima di tutto, è stata una condivisione di speranza e una testimonianza contro la morte".    Nello scambio di auguri - e anche di preghiere - ho potuto condividere con Voi in questi anni tutto ciò nel calore di una stretta di mano, di una condivisione con i vostri problemi e quelli delle vostre famiglie: abbiamo parlato delle vostre situazioni, delle relazioni sindacali e dello sviluppo di quanto è successo di positivo o di problematico durante l’anno trascorso, della fatica del vivere per realizzare insieme diritti, doveri, speranze e progetti."
"Mi mancherà - continua la lettera - quest’anno questa preziosa opportunità. Alla quale si è aggiunta l’occasione di conoscere tutte le cose belle della vita e del lavoro: sono stato edificato nel poter apprendere la grandiosità di alcune imprese che vedono protagonisti tecnici e maestranze. Lo dico per le grandi imprese, ma anche per ogni singola azienda dove mi è stato dato modo di conoscere prodigi di tecnologie avanzate, progetti che non hanno confini, produzioni modernissime e un alto grado di umanità e di passione per il lavoro. Insieme a tante manifestazioni di solidarietà nei tempi di crisi".
L’arcivescovo fa riferimento alla presente situazione e dice: "Oggi, purtroppo, molte realtà lavorative del nostro territorio si sono dovute fermare, altre sono state costrette a ridurre il lavoro, altre ancora a continuare il proprio impegno ma con molta preoccupazione e dovendo adottare le massime cautele. Per tutti c’è inquietudine per l’oggi e per l’incerto domani. Soprattutto per chi già prima viveva una situazione di precarietà lavorativa e, spesso, anche familiare e abitativa. Come Chiesa diocesana stiamo cercando già ora di mettere in atto, in primo luogo attraverso la Caritas, ogni strumento utile ad accompagnare le famiglie in un ritorno alla "normalità" che auspichiamo il più veloce possibile, ad una quotidianità di tranquillità e non di preoccupazione.
La lettera conclude: "La Pasqua ci invita però a non perdere la speranza e a credere anche in una "risurrezione". Tanti in questo tempo si ripetono: "dopo non sarà più come prima!". Tutti auspichiamo che sia così, ma in positivo. Che questa dura esperienza porti a un cambiamento in qualità della vita e del lavoro, delle relazioni sociali e della giustizia, delle condizioni di lavoro e di inserimento sociale, dell’accoglienza per i meno fortunati, di tutela delle persone più deboli e fragili. Insomma a un cambiamento significativo di costumi e comportamenti. Solo così potrà esserci un mondo migliore, che merita di essere costruito con il contributo di tutti.   Infine, non posso dimenticare che fra di noi lavorano e operano uomini e donne che si distinguono per lingua, colore della pelle e religione: anche essi cooperano con noi per il bene comune, nelle fabbriche e nei servizi, in famiglia come collaboratrici familiari… Stiamo sperimentando che siamo tutti sulla stessa barca: bene, facciamo in modo che tutto questo si realizzi sotto forma di assunzione di una condivisa responsabilità, ma anche di garanzia di stipendi e solidarietà. Anche in tali aspetti fondamentali per la tutela della vita, si rivelerà una Pasqua reale e concreta."

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