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Gli insegnamenti della pandemia

"Tutti auspicano e anzi pretendono. Ma, poi, quando si deve definire in termini appunto di rispetto della dignità delle persone e della giustizia verso gli altri, allora troppi si fingono smemorati"

Parole chiave: pandemia (9), insegnamento (4)
Gli insegnamenti della pandemia

La pandemia -sostiene un anziano regista - apre vuoti soprattutto per i vecchi, i quali sostengono di avere intuito ogni mattina quando si alzano al mattino e si rendono conto  di non sapere nulla, di non avere fatto tutto quello che volevano e potevano fare. Si apre così uno spazio in questo vuoto di vita e di rumori; ci verrebbe la voglia di riempirlo. Da dove cominciare? "vorrei che le persone re-imparassero a dire la cosa che non sanno più dire; non lo so". Proviamoci.
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La comparsa del virus, anzi la ricomparsa, ha consentito e favorito un mare di parole che segnano l’inizio di ogni telegiornale, di quelli minori e di quelli importanti nei quali vengono divulgati i dati (!) e, purtroppo per noi, un cumulo di chiacchere, alla fine delle quali non è difficile rendersi conto che la tv è piena di gente che non sa niente, ma parla e parla…fino allo stordimento di sé e degli altri. Pochi hanno la sapienza di introdursi con qualche condizionale. Va di moda il trombone. E non solo fra i medici, gli specialisti e i tecnici in genere. I politici poi in questo ballo rischiano di lasciarsi andare, definitivamente.
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Invece, ad esempio, di fronte alle parole magiche "chiusure" e, soprattutto, "ristori", potrebbe uscire la tesi che i problemi non si affrontano sulla base di escavazioni apodittiche "Giustizia, giustizia!!" o "Abbiamo abolito la povertà!", ma la lotta alla povertà e al lavoro nero si esprime con una padronanza dei dati numerici e della logica che è contenuta nella strada del "sostegno al reddito in mancanza di occupazione" e non certo con il reddito di cittadinanza che non crea lavoro e anzi…Si aspettava -secondo i calcoli dei vertici dell’INPS, su una spesa di 6 miliardi - in arrivo, una manna da 12 miliardi da spendere  sempre in deficit.  Meno inattivi, più occupati, maggiore  produttività.  Due anni di prova e niente di tutto questo.
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Ristori. E’ diventata una parola magica. Tutti auspicano e anzi pretendono. Ma, poi, quando si deve definire in termini appunto di rispetto della dignità delle persone e della giustizia verso gli altri, allora troppi si fingono smemorati: non sanno quale è il loro stipendio; precisano di avere dichiarato solo il necessario (!); cercano di giustificarsi perché non sempre hanno lavorato intensamente; quando gli chiedi la dichiarazione dei redditi, svicolano biascicando giustificazioni non richieste. Vale per lavoratori, imprenditori piccoli e non, artisti e giocatori… Tutto evapora e tende a diventare indefinibile oltre che indefinito. Eppure troppi vivono fra di noi; i figli possono vantare indubbi privilegi, la macchina non è proprio una automobile, lo stile di vita è alto e distinto.
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Si ma tutto questo cosa centra con la fede!? Niente. Assolutamente niente!  E, comincia la litania: siamo già così bastonati dalla vita e dalle tasse; il futuro che viene è drammatico e feroce con noi; abbiamo già fatto grandi sacrifici…e poi ci sono altri -magari venuti da lontano- ai quali assicuriamo 35 euro… E domenica andrò a Messa e non voglio sentire inviti alla solidarietà, mani tese a favore dei poveri… Non vorrete mica rovinarmi la festa ed il Natale.  Per favore, questa non è spiritualità! Infatti, è spiritismo.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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