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Fratelli tutti: un mattone per costruire il dialogo

A pochi giorni dall’uscita dell’Enciclica di papa Francesco, don Giulio Boldrin, direttore del Centro Missionario Diocesano, si sofferma su alcuni punti che invitano al dialogo interreligioso

Parole chiave: Fratelli tutti (2), enciclica (7)
Fratelli tutti: un mattone per costruire il dialogo

A otto anni dalla sua elezione al Soglio pontificio, a ottocento anni dalla visita di San Francesco d’Assisi al sultano d’Egitto, papa Francesco ha firmato proprio nella Seraphica civitas una nuova enciclica - la terza - che rappresenta il punto di confluenza di ampia parte del suo magistero pontificio. Dalla tomba del Santo Poverello dobbiamo ritornare a quel giorno di otto anni fa per ricordare che quello della fratellanza è stato il primo tema al quale Francesco ha fatto riferimento dando inizio al suo Pontificato, quando ha chinato la testa davanti alla gente radunata in piazza San Pietro. Lì ha qualificato la relazione vescovo-popolo come "cammino di fratellanza", e ha espresso questo desiderio: "Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza".
Ancora, la fraternità è stata alla base della elaborazione del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato ad Abu Dhabi nel febbraio del 2019 assieme al Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, una vera e propria "pietra miliare" per il dialogo interreligioso. Scrive infatti il Papa all’inizio del testo dell’enciclica: "in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio "ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro".
Non si è trattato di un mero atto diplomatico, bensì di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto"(n.5). L’importanza di questo riferimento è evidenziata poi dal fatto che per ben cinque volte nel testo della sua Enciclica il Papa cita il Grande Imam, capo dell’Università cairota di Al-Azhar che rappresenta la massima autorità religiosa dell’Islam sunnita, e questo credo sia una vera novità oltre che un unicum per un documento pontificio.
L’ottavo e ultimo capitolo dell’enciclica Fratelli tutti, affronta direttamente il ruolo delle religioni a servizio della fraternità e quindi dell’importanza del dialogo interreligioso per nella costruzione di una vera fratellanza. Le religioni si afferma "offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società" (n.271).
In particolare, prosegue il testo: "senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità"(n.272).
ribadendo in modo risoluto i principi già enunciati con il Vaticano II, in particolare con la Dichiarazione Nostra Aetate, il Papa riafferma che: "La Chiesa apprezza l’azione di Dio nelle altre religioni", e che la sorgente di dignità umana e di fraternità per i cristiani, in particolare, sta nel Vangelo di Gesù Cristo, dal quale scaturisce, sia per il pensiero sia per l’azione pastorale, l’importanza fondamentale della relazione, dell’incontro, della comunione universale con l’umanità intera (n.277).
Religioni e violenza sono realtà in profonda antitesi poiché il culto a Dio, sincero e umile "porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti" (n. 283).
Fratelli tutti si conclude con un appello e due preghiere che ne esplicitano il senso e i destinatari.
L’appello, in realtà, è un’ampia citazione del più volte citato documento di Abu Dhabi, e riguarda proprio la convinzione che "le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione" (n.285).
Tra gli altri riferimenti offerti nel testo, troviamo che il Papa ha voluto ricordare in particolare il Beato Charles de Foucauld, è stato, in definitiva, "il fratello universale", consumando nel segno di questa fraternità umana la sua intera vita sacerdotale a servizio di un popolo - quello del Sahara algerino - esclusivamente musulmano (n.287).
L’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco ha suscitato apprezzamento anche nel mondo islamico.
Lo testimonia Abdellah Redouane, direttore del Centro culturale islamico della Grande Moschea di Roma. "Come nell’enciclica Fratelli tutti - dice - anche nel documento di Abu Dhabi si parla di fraternità umana. Il Papa lo ricorda anche questa volta, affermando che Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità. E li ha chiamati a convivere come fratelli. Questo è uno dei mattoni per la costruzione di un solido rapporto di amicizia anche con il mondo islamico".
Egli si dice anche convinto che Fratelli tutti a breve produrrà un altro effetto positivo: favorirà il dialogo tra persone di diverse religioni, etnie e culture e potrà dare un ampio sostegno alla libertà religiosa.
Anche l’Imam di Trieste Nader Akkad mi conferma che già nel sermone del venerdì 25 settembre 2020 alla Grande Moschea di Roma: "ho ricordato ai fratelli e alle sorelle dei valori universali dell’Islam quali la Pace, la convivenza pacifica, la tolleranza, la libertà di culto, la cittadinanza e la fraternità universale. Ho ricordato anche nel sermone i valori universali dei nostri fratelli cristiani nominando la prossima enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco". E prosegue: "da una lettura profonda e spirituale dei testi sacri e dei messaggi profetici possiamo notare quanti eccellenti valori abbiamo in comune, il nostro compito è di affermarli ed annunciarli anche tramite azioni e gesti concreti di dialogo e di vissuto quotidiano fraterno".
In conclusione, mi sembra possibile delineare le prospettive che l’enciclica ci dischiude per quanto riguarda il dialogo interreligioso e i rapporti fra le religioni. Il dialogo interreligioso rimane come la prospettiva e come metodologia per l’edificazione di una fraternità umana che diventa amicizia sociale in un contesto sociale come quello verso il quale ci stiamo proiettando nel quale il multiculturalismo e la diversità religiosa sono aspetti rilevanti; la conferma della prospettiva teologica del Vaticano II, che superando dei facili irenismi, sa guardare in profondità alle varie tradizioni religiose riconoscendone gli aspetti significativi pur tenendo sempre Gesù Cristo come riferimento essenziale.
Ci viene richiesto soprattutto, e questo riguarda tutti nella propria quotidianità, un "occhio di fiducia e di positività" che - superando alcune diffidenze anche ecclesiali di alcuni anni fa - sappia guardare alla realtà e alle persone oltre i pregiudizi e le precomprensioni, per contribuire nella costruzione di un’umanità sempre più fraterna.
Fratelli tutti: per Francesco la fratellanza è lo spazio proprio del Regno di Dio, nel quale lo Spirito Santo può venire, abitare, agire, creare rapporti di amicizia.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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