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“Fratelli tutti”: l’Enciclica che manda in soffitta lo scontro di civiltà

Sabato 3 ottobre Papa Francesco si recherà ad Assisi per firmare la nuova Enciclica “Fratelli tutti":  delle ripercussioni che questo documento  potrà avere anche nel mondo islamico ne parliamo con l’Iman di Trieste, Nader Akkad

Parole chiave: Fratelli Tutti (1), enciclica (5), papa Francesco (45)
“Fratelli tutti”: l’Enciclica che manda in soffitta lo scontro di civiltà

Mentre preparavamo questa intervista con l’imam di Trieste Nader Akkad sul tema della fratellanza universale e della importanza del dialogo interreligioso, ci è giunta la notizia che il prossimo sabato 3 ottobre il Santo Padre si recherà al Sacro Convento di Assisi per firmare la nuova Enciclica Fratelli tutti in cui il Papa scriverà anche di questi temi.

Le religioni sempre di più invitano i fedeli alla pace e alla costruzione di un mondo di convivenza. Come si potrebbero superare il terrorismo e gli atteggiamenti di intolleranza da parte delle varie religioni?
Prima di tutto, ognuno dovrebbe ritornare agli "eventi fondatori" della sua esperienza religiosa e non rimanere ad una loro conoscenza superficiale e incompleta. In parallelo, questo "ritorno alle fonti" esige che le figure deputate alla "custodia" e all’"annuncio/insegnamento" di tali eventi escano da una logica di "proprietà" ed entrino in una logica di "servizio".
La logica "di servizio" cerca di educare i credenti ad essere adulti, maturi ed autonomi; essa funziona quando le "chiavi di accesso" al mistero vengono date a tutti perché tutti possano stare davanti al mistero e "nel mistero" nella pienezza della propria coscienza, volontà e sentimenti.
La logica di "proprietà", invece, tende a lasciare i credenti in uno stato non adulto, non maturo e soprattutto di continua dipendenza da chi "ne sa più di te", sa "quello che tu non saprai mai", di modo che anziché stare "nel mistero" si stia piuttosto nelle mani e a disposizione di chi si sente l’unico a poterci stare e fa di questa unicità il motivo e la ragione per comandare gli altri e la loro vita.

Talvolta sembra di vedere che il tema del dialogo interreligioso sia qualcosa di riservato a delle élite "illuminate". Come fare passare questo tema del dialogo come necessità a tutti i livelli della società?
Ci sono due livelli di azione. Il primo riguarda coloro che sono impegnati nel dialogo interreligioso: la vera élite è quella che rende popolare il sapere e l’agire che sperimenta insieme agli altri con cui condivide il cammino.
Non è facile: poiché si tratta, alle volte, di condividere qualcosa che va controcorrente, si corre il rischio di essere giudicati, di essere messi da parte. Si può anche correre il rischio della vita propria e dei propri familiari.
Ma senza questa volontà di rendere popolare il tesoro che si è trovato, non c’è vero progresso.
Il secondo livello di azione consiste nel riconoscere che le religioni non sono un pericolo per la società.
Possono essere pericolose le esperienze che hanno dato vita all’arte, alla musica? Possono essere pericolose le esperienze che cercano di rimettere al centro del progresso i poveri, i sofferenti, gli svantaggiati, coloro che sono oppressi e privati della dignità di uomini e di donne? Possono essere pericolose le esperienze che si prendono cura della natura e della nostra terra? Possono essere pericolose le esperienze che stimolano la conoscenza, l’intelligenza, il servizio alla dignità umana?
Ecco, fino a che non si ha il coraggio di intraprendere insieme una grande operazione culturale che renda evidente la falsità dell’equazione religione=ignoranza=sottosviluppo, probabilmente il dialogo interreligioso non passerà come necessità umana e sociale.

Il documento sulla Fratellanza Umana per la Pace mondiale e la convivenza comune firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, ha segnato una tappa fondamentale nel dialogo islamo-cristiano degli ultimi anni. Quale è stata la sua ricezione nel mondo musulmano? Che reazioni ha comportato?
Il documento sulla Fratellanza Umana di Abu Dhabi è stato un evento importantissimo nel percorso della reciproca conoscenza fra Chiesa cattolica e mondo musulmano. Si è chiusa una parentesi sofferta di incomprensioni e di equivoci durata alcuni anni e si è dato nuovo slancio al dialogo.
Anche a livello semantico questo testo ha segnato il passo; dove prima con il termine "fratello" si intendeva solo qualcuno della tua stessa fede, adesso non è più così e anche a livello musulmano fratelli sono tutti gli uomini, come "fratelli" si sono definiti il Santo Padre Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.
C’è una vera ammirazione per Papa Francesco; egli è ritenuto un uomo davvero illuminato e saggio. Inoltre, il testo del documento che prevede uno sforzo di educazione al dialogo nell’ambito delle rispettive comunità è oggetto di studio in tutti gli istituti e le scuole che fanno parte di Al-Azhar.

Mentre aspettiamo la nuova Enciclica Fratelli tutti così come è stato annunciato domenica…
Sì. Non sappiamo ancora cosa ci sarà scritto nella nuova enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti, eppure a mio avviso già il titolo e la scelta, annunciata ieri, di firmarla ad Assisi, la città di San Francesco, dicono molto. Sicuramente ci sarà uno sviluppo del tema del dialogo interreligioso come esigenza teologica e la sottolineatura forte del tema della "ecologia integrale" come indicato nella Laudato sì. Pochi sanno poi che in questa enciclica c’è pure, per la prima volta in un documento pontificio, la citazione di un mistico sufi, Ali Al-Khawwas.
Il mondo ha urgente bisogno di una risposta chiara alle sue ansie, alle sue paure, ai suoi sussulti. E questa risposta è: "siamo tutti fratelli". Fratelli tutti, ecco l’enciclica che sfiderà tutti i fondamentalismi. Perché l’enciclica di Papa Francesco manda in soffitta lo scontro di civiltà!

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
“Fratelli tutti”: l’Enciclica che manda in soffitta lo scontro di civiltà
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