Chiesa
stampa

Essere sacerdoti in questo tempo...

L’emergenza sanitaria impone la ricerca di nuovi percorsi pastorali perchè non venga meno la prossimità dei presbiteri alle comunità cristiane /3

Parole chiave: sacerdote (18)
Essere sacerdoti in questo tempo...

Con la sospensione delle liturgie e delle attività un tempo che interpella in
modo particolare anche i sacerdoti. Abbiamo dialogato con alcuni di loro su questa tematica ed in terza seconda puntata del nostro viaggio vi
proponiamo le interviste a don Moris Tonso (parroco delle comunità di Nostra Signora di Loudes a Gorizia, San Giorgio a Lucinico e Sant’Andrea a Mossa) e don Francesco Fragiacomo (parroco delle comunità di San Rocco a Turriaco, Santi Canziani a S. Canzian d’Isonzo, S. Maria Maddalena a Begliano, S. Andrea a Pieris e S. Marco a Isola Morosini).

Cosa significa essere sacerdote nei giorni del coronavirus con le liturgie e le attività parrocchiali  sospese?
Don Francesco: In questa inedita situazione essere pastore per le nostre comunità significa ancor di più esserci. Far sentire che siamo presenti, che preghiamo per loro, che ci stanno tutti a cuore. Al di là dei mezzi che usiamo l’importante e che percepiscano che ci stiamo dando da fare perché non perdano la speranza, la preghiera, l’ascolto della Parola, l’amicizia con Gesù.
Se da una parte però, dobbiamo preoccuparci che non si sentano "come pecore senza pastore", dall’altra non dobbiamo farci prendere dall’ansia come se tutto dipendesse dal nostro fare.
Lo Spirito Santo saprà come saprà lavorare nei cuori delle persone.
Don Moris: Credo che questa situazione inaspettata che stiamo vivendo ha colto tutti quanti di sorpresa, compresi noi sacerdoti. Tuttavia, dopo lo smarrimento inziale, cresce anche la consapevolezza e la necessità di adattare il nostro ministero alle condizioni attuali.
Don Silvano Cocolin, durante i mesi della sua malattia, all’età di 69 anni un giorno mi aveva confidato: "Non mi sono mai sentito così tanto sacerdote come in questo momento". Era il momento della prova, della malattia della sofferenza… è proprio in questi momenti, forse, che il sacerdote più che mai è chiamato a dare la sua testimonianza di fede. Essere sacerdote nei giorni del coronavirus vuol dire allora essere testimoni di fiducia, di speranza, di conforto nonostante questa situazione in cui siamo messi a dura prova, anche dal punto di vista della fede.
Ugualmente possiamo svolgere il nostro servizio; è vero: le liturgie sono limitate, le attività parrocchiali sospese, ma comunque il nostro rapporto con Dio e con gli altri continua seppur in modo diverso.

Sente la lontananza fisica dalla comunità?
Don Moris:  Indubbiamente sì! È inevitabile per chi ha una vita intensa in cui le giornate sono quotidianamente scandite dall’incontro con le persone: in chiesa, in oratorio, nelle case, per strada…
Spero che questa situazione ci aiuti almeno a riscoprire il valore dell’incontro, il gusto dello stare assieme, l’importanza di un abbraccio; aspetti che forse davamo per scontato o che molti avevano addirittura perso, ma che sono quanto mai essenziali nella vita di una persona.
Don Francesco: Si, mi manca il pregare e il celebrare insieme. La preghiera delle Lodi comunitarie al mattino, per esempio, era un bellissimo modo di iniziare la giornata. Così pure la S.Messa feriale celebrata nelle varie Comunità con la Parola che ti accompagna ogni giorno, ma soprattutto la celebrazione domenicale.
Mi mancano anche gli incontri settimanali sulla Parola della domenica con la meditazione e le risonanze di tutti che mi arricchivano personalmente e mi davano spunti per l’omelia. Ci siamo dati appuntamento ogni sera alle 20.30 per un Rosario in unità di cuori. Talvolta alle 21 ci colleghiamo in più famiglie in video chiamata per una benedizione finale.
 

C’è qualcosa di particolare che l’ha colpita in questi momenti? Qualche testimonianza di speranza?
Don Francesco: Succede che solo quando una cosa ti viene a mancare ne senti anche l’importanza. Tanti mi testimoniano, e lo leggo nel loro animo che sentono la mancanza del celebrare insieme, dell’incontro personale. Soprattutto all’inizio molti hanno riscoperto il gusto delle relazioni familiari, per tanti bambini stare più tempo con papà e la mamma è stata una gioia. Ora però, dopo diversi giorni in casa con sempre più restrizioni, con bollettini di guerra ogni sera, misure e controlli sempre più restrittivi, si fanno sentire la stanchezza ed anche la tensione. Se non si risolve presto questa quarantena prevedo situazioni difficili.
Don Moris: Sì, tante; medici, infermieri, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti… ma anche persone semplici e comuni; molti, a loro modo, cercano di trasmetterci fiducia e speranza. In particolare, devo dire che proprio in questi ultimi giorni, molte persone delle mie Comunità si sono interessate e anche attivate per far fronte alle necessità di coloro che si trovano ancora di più nel bisogno a causa di questa emergenza; è un bellissimo segno di speranza!
 

La Sua parrocchia propone numerose celebrazioni attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Quale la risposta?
Don Moris: I commenti che ricevo sono parecchio positivi; è indubbiamente un modo per farsi vicini alle persone affinché non si sentano "abbandonate". Anche dalle pagine di Voce Isontina, il mio ringraziamento a Sandro, Mariacristina e Marisa per il prezioso servizio che fanno!
Don Francesco: È stato molto apprezzato, mi ricordo la prima volta per il Mercoledì della Ceneri, un commento audio di qualche minuto sulle letture della messa che ogni giorno mando per WhatsApp. Certo ce ne sono migliori per internet, ma il fatto di sentire quotidianamente la voce del parroco penso abbia dato loro calma e speranza. La domenica mando un video su Youtube con una mini predica domenicale.
Ho pensato alla messa in streaming come avevo già fatto nella parrocchia precedente, ma poi ho visto che ci sono tante altre proposte ben fatte con mezzi tecnici superiori a quelli a nostra disposizione.
Ci sarebbe anche da fare delle serie considerazioni sulle S.Messe attraverso i social che in questo momento, se da una parte sono necessari per colmare la grave mancanza delle celebrazioni, d’altra parte, a mio avviso, stanno indebolendo molto il valore stesso dei sacramenti. È un tema che richiederebbe una seria riflessione da parte della nostra Chiesa.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
Essere sacerdoti in questo tempo...
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.