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È importante per i giovani recuperare il senso della missione

Padre Aldo Vittor (sacerdote isontino da cinque anni presente in Messico con la comunità di Villaregia) è stato il cuore organizzativo del gemellaggio vissuto nella prima parte della GMG

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È importante per i giovani recuperare il senso della missione

Padre Aldo Vittor, 41 anni, originario della parrocchia del Ss. Redentore a Monfalcone, da 14 anni è nella comunità Missionaria di Villaregia, è stato ordinato dal vescovo Carlo nel 2014, e da 5 anni è in Messico, nella parrocchia di Cristo Rey in Texcoco, nell’ambito della grande metropoli di Città del Messico. È stato padre Aldo il cuore organizzativo del gemellaggio vissuto come prima parte della GMG. Abbiamo approfittato della situazione per porgli alcune domande.

Qual è il tuo compito adesso nella comunità missionaria in cui ti trovi ora?
Da quest’anno sono il responsabile della Comunità Missionaria, e quindi gestisco la vita del centro missionario, coordino i missionari, seguo la parte amministrativa; animo inoltre la pastorale giovanile della comunità, e sono vice cappellano della Pastorale Universitaria di Texcoco. Il parroco e il viceparroco hanno la loro responsabilità, ma fanno comunque riferimento a me per quanto riguarda la vita comunitaria.
Da quest’anno abbiamo diviso le pastorali in aree: dentro la pastorale giovanile c’è il lavoro con gli adolescenti, con i giovani della comunità e della parrocchia, con gli universitari.

Come vi siete preparati alla GMG e a questo gemellaggio?
Più che preparaci alla GMG ci siamo preparati ad accogliere gli italiani che venivano qua per permettere loro di fare una triplice esperienza. Volevamo che fosse un’esperienza di amicizia e di incontro coi giovani messicani; volevamo che fosse l’occasione per conoscere il Messico dal punto di vista culturale, e dal punto di vista della realtà più locale dove ci troviamo; volevamo proporre un momento di crescita spirituale soprattutto nella messa di invio col vescovo e nel pellegrinaggio al Santuario della Vergine di Guadalupe.
Tutta la Comunità dei missionari e i giovani che frequentano la comunità si sono divisi i settori: cibo, alloggio, liturgia, trasporti… in modo che tutto fosse organizzato. Abbiamo poi avvisato la parrocchia.
La risposta della gente è stata sorprendente: ci sono state molte persone che sono venute a dare il proprio contributo per lavare, pulire, fare i letti, preparare i pasti… la gente è venuta a portare cose da mangiare anche spontaneamente… qualcuno ha portato diversi pacchi di carta igienica. Tutta la gente si è data da fare per offrire un luogo accogliente in cui ci si sente voluti bene. In tutte le messe da molte settimane si è avvisato che ci sarebbe stata questa accoglienza. La presenza alla messa di lode di mercoledì è stata sorprendente, segno che gli avvisi sono stati accolti.
Per i giovani che partono dalla nostra comunità per andare alla GMG, insieme anche a tutti gli altri, si è lavorato prima sui temi del sinodo, e sui frutti del sinodo. Poi abbiamo fatto due temi delle catechesi alla GMG.
Il libretto in spagnolo per la preparazione alla GMG è molto bello ed è servito come traccia per il cammino formativo di tutti i giovani.

Quale potrebbe essere uno sviluppo successivo?
L’esperienza che abbiamo fatto è molto positiva per la nostra comunità. Sarebbe bello organizzare un campo internazionale ogni due anni, magari della durata anche più lunga di una settimana, in cui coinvolgere i giovani del posto e anche le persone che vengono da fuori. Le strutture che abbiamo ci permettono di accogliere.
Si può pensare a dei periodi di impegno missionario per i giovani sia a Natale, sia durante l’estate.
Bisogna adesso trovare il modo per mantenere le relazioni che si sono create tra i gruppi in questi giorni. I giovani sicuramentesi tengono in contatto sui social… ma sarebbe bello che dall’Italia si potesse accompagnare un progetto: questo sarebbe motivante e continuerebbe a costruire unità.

Che cosa significa oggi fare missione ad gentes?
Il papa per la Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno ha detto che la missione ad gentes è, sì, andare in un luogo diverso, ma è anche annunciare Gesù a chi non lo conosce, parlare di Gesù anche dove non è accettato.
Andare in un altro posto però aiuta a cambiare, ed ha un grande valore. Per un missionario è fondamentale essere aperto al cambiamento, ad interpretare in modo diverso anche le cose semplici, come può essere il fare colazione in un determinato modo...
La missione ad gentes come muoversi dal proprio Paese è importante, ma anche annunciare Dio dove non è conosciuto o dove è rifiutato, è già missione ad gentes.
È importante che i giovani recuperino il senso della missione.
In Messico è forte l’idea del fare missione, del "missionare". Ad esempio in Settimana Santa tutti i giovani cattolici vanno in una comunità dove non c’è il prete e lì visitano le famiglie, animano i momenti di preghiera...
Come in Italia si fanno i campi scuola per i giovani, così qui si usa la Settimana Santa per fare missione.
Perché dei giovani non possono andare in una parrocchia dove non c’è un sacerdote e animare la Settimana Santa anche in Italia? Questo richiederebbe però una conversione del clero e del popolo di Dio...

Che cosa potremmo imparare noi dalla missione come la vivete qui?
La spontaneità nelle relazioni, la trasmissione semplice della fede, l’andare incontro alla gente, la bellezza di "missionare", cioè dell’andare nelle case, dello stare con la gente… la struttura della nostra parrocchia con 5 cappelle ci obbliga ad andare, ad uscire.

Che cosa ti piacerebbe trovare quando ritorni in diocesi?
Una Chiesa missionaria.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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