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Don Vittor: amore per tutti, entusiasmo per i giovani

Il sacerdote è spirato mercoledì 11 in Comunità sacerdotale: era stato parroco a Mossa, Cervignano del Friuli, Sant’Ignazio e Mariano

Parole chiave: Mons. Bruno Vittor (1)
Don Vittor: amore  per tutti, entusiasmo per i giovani

Nuovo lutto nel presbiterio diocesano. Nella notte di mercoledì 11 novembre è ritornato alla Casa del Padre mons. Bruno Vittor.
Nato ad Aquileia il 18 dicembre 1924, era stato ordinato il 12 luglio 1950 nella basilica di Aquileia dall’Arcivescovo Carlo Margotti.
I suoi primi impegni pastorali lo videro cooperatore a S. Ambrogio a Monfalcone, a Visco e ai Ss. Pietro e Paolo in Gradisca. Successivamente fu vicario economo in Piazzutta a Gradisca ed a Scodovacca.
Nel giugno 1959 venne nominato parroco a Mossa; per 13 anni fu alla guida della comunità sino a quando l’arcivescovo mons. Pietro Cocolin lo nominò parroco a Cervignano del Friuli nel luglio 1972. Sei anni dopo - luglio 1978 - il trasferimento a Gorizia quale parroco di Sant’Ignazio, incaricò che mantenne per quattro anni fino alla nomina a parroco di Mariano del Friuli nel settembre 1982. Dopo venticinque anni, nel luglio 2007, don Bruno rinunciò alla parrocchia. Durante questo periodo era stato anche assistente delle Familiari del Clero e dell’Apostolato della preghiera diocesano.
Nominato canonico penitenziere del Capitolo metropolitano, ritornò a vivere Gorizia: quotidiana in questi anni è stata la sua presenza in duomo per ascoltare quanti a lui si accostavano nel sacramento della confessione od anche solo per un colloquio. La liturgia di commiato è stata presieduta dal vescovo Carlo sabato 14 novembre nella basilica di Aquileia.
Lo dicevano di salute cagionevole, destinto ad andare presto con i più.
E invece, don Bruno Vittor, poi canonico a Gorizia, ci ha appena detto addio, a novanta e passa!
Per chi lo ha conosciuto, è certo che Domineddio ha fatto un affare a lasciarlo su questa terra, dove non tutti si sbracciano in riconoscenza per chi ha dato; così anche per lui.
A Visco è arrivato nel 1952, cappellano dell’irsuto e coltissimo mons. Angelo Trevisan, bisiaco, una delle vittime vive della grande guerra (era stato curato dei profughi a Pottendorf).
Come al suo cappellano precedente, don Silvano Piani (meteora come tempo, stratosfera come azione), lasciò immediatamente mano libera. Trevisan, non vecchio, si sentiva ancora la grande guerra addosso, ma credette nei giovani. E don Bruno, Aquileiese, era giovane quando arrivò a Visco (del ’24, ci approdò nel ’52). Era un bel giovane, simpatico, non simpatia dei vuoti, ma di quelli che "sentivano insieme"; così il successo con i giovani (e non solo), in campo maschile e femminile, fu totale. Rafforzò lo splendido lavoro di don Silvano Pieni, consegnò al nuovo parroco don Umberto Miniussi, nel 1953, una parrocchia viva di associazioni e di azione, talchè, Miniussi, in ambiente così bene arato, riuscì in un’ impresa, mai riuscita ai suoi predecessori, creare la azione cattolica maschile degli adulti!
Ricavò un ricreatorio dal vecchio "foledor" nella centa della chiesa - don Bruno - e lì fece crescere la gioventù che con lui rallegrò, materialmente le strade del paese.
Chierichetti a frotte, partecipazione gioiosa alla vita parrocchiale; accompagnò alla morte il vecchio decano e, solo, ma insieme con tutto il paese, promosse il Congresso Eucaristico decanale del 1953. Migliaia di persone a Visco, a piedi e con ogni mezzo. A guidare, lui con la sua modesta cotta bianca, mai sollecitato da protagonismi beceri e volgari. Qualcuno (e aveva 29 anni) del clero, non sempre prodigo di lodi, lo definì "il decanissimo"; sembrava scherzosa irrisione, ed era realtà.
Prima di andare altrove, preparò l’ingresso di un altro grande sacerdote, don Umberto Miniussi, fra un mare di gente di tanti paesi. Fu l’ultima manifestazione di massa (sin ora) per l’arrivo di un prete. Gli passò una parrocchia in polpa, soprattutto come disposizione d’animo; e don Miniussi seppe farla crescere e crescere ancora, per anni e anni…
I rari paesani vischesi, che ad Aquileia hanno assistito al suo addio da questo mondo, potranno dire a chi lo ha conosciuto che l’epilogo è stato degno degli inizi.

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