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Don Fausto, un affettuoso ricordo nell’anima

Nella notte del 5 dicembre scorso, entrava nella luce del suo Creatore, don Fausto Furlanut. Vogliamo ricordarlo con questa testimonianza

Parole chiave: don Fausto Furlanut (4)
Don Fausto, un affettuoso ricordo nell’anima

Don Fausto facevi parte del mio mondo in modo così naturale, così normale, che mi sembra impossibile che tu non ci sia più!
Sapevo che c’eri, sapevo che ti avrei incontrato in questa o in quell’altra occasione, mai avrei pensato che un giorno avrei cessato di incrociarti, di vederti, di parlarti e di ascoltarti.
Ho pianto visibilmente in poche occasioni, ma il giorno in cui mi hanno avvisato della tua dipartita, dopo un momento in cui ho esclamato: "E’ impossibile!", mi sono emozionato così intensamente, mi sono seduto e ho pianto.
Sono andato nella memoria per rintracciare i primi ricordi, quelli della mia lontana gioventù e ti ho rivisto a Monfalcone, verso la fine degli Anni ’60, cappellano di don Pino Deluisa assieme a don Enzo Fabrissin. Non mi ricordo come ci incontrammo la prima volta, ma so che mi attirava la tua mitezza, la tua calma, il tuo sorriso e diventasti il mio confessore al quale avevo confidato il mio desiderio di seguire la vocazione sacerdotale. Poi andasti parroco a Moraro e fui sorpreso nel ricevere il tuo invito ad essere presente al tuo solenne ingresso. Ci perdemmo un po’ di vista, ma ricevetti contento i tuoi annuali inviti per Sant’Andrea Apostolo quando diventasti parroco di Mossa.
Ci ritrovammo nelle fila dell’Unitalsi, tu assistente, e fummo affiancati dal presidente per l’opera spirituale. A me venne affidato il compito di animare la parte formativa degli incontri, ma, seppur importante, mi resi contro ben presto che la tua presenza di assistente assidua, affettuosa, discreta era di gran lunga più fruttuosa di tutta la "scienza" che tentavo di offrire alle sorelle e ai barellieri. Se talvolta mi indispettivo e mi lamentavo con te per la lentezza di alcuni percorsi personali, tu mi ascoltavi, mi sorridevi e mi invitai ad aver pazienza e fiducia nell’azione della "Mamma del cielo", ricordandomi che ognuno ha il suo percorso interiore.
Proprio l’ascolto, la calma e la pazienza sono state le caratteristiche che ti hanno contraddistinto e per le quali sei stato ricercato da tante persone.
Ero parroco a Fogliano ed un giorno venni a trovarti a San Valeriano e ti trovai a far catechismo ai ragazzi della cresima.... ma che baraonda, che caos, … mi venne l’impeto di imporre l’ordine e  il silenzio, ma mi trattenni perché tu eri sereno e forse vedevi in quei ragazzi quello che io non riuscivo a vedere. Anche in quella occasione mi resi conto di un amore sacerdotale che non si imponeva, ma si offriva unito a quella "santa pazienza" di cui eri sovrabbondantemente provvisto.
I pellegrinaggi con te a Lourdes sono rimasti memorabili. Il viaggio in treno ti vedeva costantemente in visita al vagone che ospitava i nostri malati con i quali trascorrevi la maggior parte del tempo ascoltandoli, sostenendoli, confessandoli. Non dimenticavi, però, i pellegrini che andavi a visitare nelle varie carrozze. Lourdes ti vedeva sempre presente, ma mai in prima fila anche se eri sempre in prima linea. Non apparivi, la tua presenza non era vistosa, ma era sicuramente efficace. Ti sei affiancato alla Madre di Dio per far compagnia a tutti quelli che cercavano un po’ di serenità e andavi sempre ripetendo che i miracoli più frequenti a Lourdes sono quelli dell’anima. Ho gioito quando al Santuario vollero annoverarti tra i Cappellani Onorari dell’Insigne Basilica di Lourdes come recita l’atto di nomina, ma questo titolo non l’hai mai usato e hai preferito, quello più popolare, di Cappellano della Grotta.
In tante riunioni, soprattutto quella della sera, nel pieno delle discussioni, tu per la stanchezza pastorale, ti assopivi e ti addormentavi, noi ci guardavamo in faccia e sorridevamo lasciandoti in pace e quando avevamo bisogno del tuo parere, tu ti svegliavi e ci rispondevi, non so come, ma sempre anteponevi il tuo sorriso. Sapevamo benissimo il ritmo di vita che ti eri liberamente assunto nella tua scelta sacerdotale.
Gli anni sono passati rapidamente, la salute ha cominciato a corrompere la tua fibra e, rinunciando alla guida parrocchiale diretta, hai accettato di diventare un "gregario" come si usa in linguaggio ciclistico, in una unità pastorale dove hai dato sempre quello che la provvidenza di Dio ti aveva dotato ampiamente: del sorriso, dell’accoglienza, dell’ascolto, del conforto e anche della generosa carità concreta verso i poveri.
Io ti ho sempre preso in giro, caro don Fausto, per i tuoi proverbiali ritardi in tutte le occasioni e ti dicevo che saresti arrivato in ritardo anche al tuo funerale... purtroppo lì sei arrivato in perfetto orario, rispondendo ad una chiamata stabilita dall’Alto. Dicono che eri seduto sul letto, con il Santo Rosario in mano e proprio di notte, come nelle parole del Vangelo, è arrivato lo Sposo e ti ha trovato con la lucerna accesa  e con una provvista sovrabbondante di olio.
Ho scritto proprio il giorno della tua nascita al cielo che ora possiamo pregarti senza indugio come  santo tra i Santi del cielo. E sulla tua tomba che ti custodisce in attesa della Resurrezione finale, verranno in tanti a visitarti, a parlarti, a confidarsi a chiedere la tua intercessione in cielo e, mi piace immaginarti, come da lassù, lascerai per un momento il tuo cellulare e sorridendo li ascolterai e ti rivolgerai alla Madre Celeste indicando quella persona, sicuro che Ella provvederà a tutto.
Mandi, Fausto e sorridici anche da lassù.
don Arnaldo

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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