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Don Angelo: "sono il figlio del fabbro di Lucinico"

È spirato sabato scorso monsignor Persig, decano del clero diocesano dopo una lunga vita segnata dall’impegno pastorale in diverse realtà. Uomo di grande carità e di servizio, preferiva sempre mettere al primo posto gli altri

Parole chiave: don Angelo Persig (1)
Don Angelo: "sono il figlio del fabbro di Lucinico"

Un altro lutto per la Chiesa diocesana: ha concluso la sua esistenza monsignor Angelo Persig, anima e prete lucinichese. Classe 1920, avrebbe festeggiato il centesimo anno il 26  luglio del prossimo anno.
La sua origine friulana era sempre sulle sue labbro: "sono il figlio del fabbro di Lucinico"! Tale era e sempre si è così considerato e nella sua lunghissima vita ha sempre cercato di dimostrarlo.
Nato negli anni primi della ricostruzione dopo la prima guerra mondiale - Lucinico era stata completamente distrutta - aveva frequentato le scuole e poi il seminario minore e quello maggiore e teologico: nel 1943 l’ordinazione sacerdotale per le mani dell’arcivescovo Carlo Margotti proprio nella chiesa del suo paese natale.
Don Angelo faceva parte di una folta schiera di sacerdoti - italiani, friulani, sloveni e croati - che , inseriti nelle file del clero e delle parrocchie della diocesi goriziana nell’anno della caduta del regime, portarono una linfa singolare non solo per la loro giovane età ma soprattutto per la passione, l’entusiasmo e l’impegno apostolico.
A lui toccò il servizio nella chiesa metropolitana di Gorizia come cappellano ed ebbe l’opportunità di vivere in quei mesi, e negli anni successivi, gli avvenimenti tragici e dolorosi di Gorizia e del Goriziano. Ne parlava sempre con grande impeto, ricordando gli incontri, gli eventi dai bombardamenti alle distruzioni, dalle violenze alle uccisioni: insieme ai volontari della Croce verde sfidando tutto e tutti aveva avuto l’avventura ed il coraggio di raccogliere feriti e morti quando tutto questo poteva costare il carcere e la vita.
Per don Angelo, quel tempo, significò una immersione totale nella vita apostolica: l’Azione cattolica prima di tutto come dimensione quotidiana; l’impegno nelle nascenti Acli e nel sindacato della futura Cisl, ma anche la presenza e l’entusiasmo in una molteplicità di servizi. Una collaborazione intensa e un impegno totale insieme agli altri sacerdoti e religiosi della città ma anche a tanti laici.
Nel 1950 il trasferimento a S.Pier d’Isonzo: una nuova situazione e un nuovo, complicato contesto, nel quale don Angelo non ebbe paura a sporcarsi le mani; a lui ed ai suoi collaboratori si deve anche la costruzione del campanile della chiesetta di Cassegliano.
Nel 1955 il ritorno a Gorizia con la responsabilità della guida della parrocchia di S.Ignazio e il compito di essere segretario del clero urbano. Oltre venti anni di servizio pastorale cittadino, in una nuova situazione, vissuta con entusiasmo e dedizione in una parrocchia dove certamente non mancavano i problemi e le situazioni difficili. Con lui collaborarono numerosi cappellani e altri sacerdoti italiani e sloveni; prima di abbandonare il ministero goriziano, don Angelo scoprì e valorizzò la sala degli esami appartenente al seminario dei Gesuiti esistente accanto alla chiesa e sistemò la casa parrocchiale fornendola di una sala giochi e di servizi adeguati per l’accoglienza e la catechesi.
Accettò nel 1977 il trasferimento a Grado come cappellano dell’ospedale (con il titolo di monsignore): nella città lagunare don Angelo portò il suo entusiasmo e la sua voglia di fare.
Nel 1985 il ritorno a Gorizia come segretario tutto fare dell’arcivescovo Bommarco, insieme al quale divenne il braccio operativo per l’istituenda scuola superiore, per la basilica di Aquileia e per tanti altri impegni.
Don Angelo non si tirava certo indietro e nulla lo fermava. Infine il mandato nel 1991 di parroco al Villaggio del Pescatore dove ebbe l’onere di portare a conclusione la costruzione della chiesa e del complesso parrocchiale e di festeggiare i cinquanta anni di messa con i fuochi d’artificio. Ritornato a Gorizia - accompagnato dalla nomina a Canonico del Capitolo metropolitano col titolo di San Giuseppe - De Dottori - ha soggiornato tra gli ospiti della Comunità sacerdotale che, insieme ad altre realizzazioni, lo ha visto coinvolto direttamente.
Nel 2003 il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, lo aveva nominato Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica a riconoscimento del suo impegno a favore della comunità civile isontina.
Prete di dottrina sicura messa insieme con gli studi accurati (e la frequentazione della biblioteca del seminario teologico), don Angelo ha continuato ad interessarsi e leggere.
Sul suo tavolo, insieme con gli attrezzi del lavoro di fabbro e muratore, meccanico e falegname, non mancavano le riviste, i libri ed i giornali. Ha frequentato per anni le settimane liturgiche e partecipava volentieri alle discussioni con posizioni pesanti e schierate anche su temi dottrinali  e storici che hanno tormentato la vita comunitaria. Non gli mancava l’entusiasmo e la passione: prima di tutto riteneva la sua vocazione totalmente donata per il bene della chiesa e della comunità.
Uomo di grande carità e di servizio, preferiva sempre mettere al primo posto gli altri.
Si è sempre sentito un tutt’uno con la gente e i sacerdoti di Lucinico dove, fin che ha potuto, non mancava mai: Il suo corpo, in attesa della resurrezione, riposerà nel sepolcro da lui costruito per la famiglia Persig e arricchito delle opere artistiche di un artista cecoslovacco che ospitò in casa canonica a S.Ignazio nell’estate del 1968 e che successivamente realizzò i mosaici della chiesa della casa dello studente ora casa dei sacerdoti.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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