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"Dio sta con l’uomo che cerca la pace"

Nel documento di valore storico firmato da Papa Francesco e dal Grande imam di Al Azhar,  - che ha come scopo  "la pace mondiale e la convivenza comune" - si esalta il dialogo, si rifiuta la violenza  e il terrorismo, si rifiuta la costrizione nella religione

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"Dio sta  con l’uomo che cerca la pace"

Lunedì 4 febbraio, durante il Viaggio Apostolico che ha portato Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti - prima visita di un Pontefice nella penisola arabica e culla dell’Islam - è stato siglato ufficialmente il "Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune", firmato insieme da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al Azhar Ahmed al Tayyeb.
In questo documento possiamo apprezzare i frutti di un cammino di comunione e di dialogo che si è sviluppato con un grande impegno e determinazione in questi ultimi anni, almeno a partire dal maggio del 2016 quando il Papa ricevette per la prima volta il Grande Imam in Vaticano e dopo che Francesco in persona ha partecipato ad aprile del 2018 alla conferenza di pace ospitata da al-Azhar al Cairo e poi ancora con la successiva visita privata di al Tayyeb nel mese di ottobre.
Cordialità e stima fra il Pontefice e il leader della massima Istituzione accademica dell’Islam sunnita, che ha portato alla firma della dichiarazione ad Abu Dhabi il cui contenuto può essere considerato il risultato di questo sforzo di dialogo e di comprensione reciproca.

Per un’effettiva fraternità umana…
"La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani - uguali per la Sua Misericordia -, il credente e? chiamato a esprimere questa fratellanza umana".
Queste sono le parole con cui si apre il testo del documento. Parole semplici, che esprimono al di là di ogni equivoco la comune figliolanza di ogni uomo in Dio, che diventa impegno di fraternità e di apertura dialogica.
Nel suo lungo intervento, durante l’incontro interreligioso, Il Santo Padre ha esordito ricordando l’incontro tra San Francesco di Assisi con il sultano al-Malik al-Kamil - di cui ricorre nel 2019 l’ottavo centenario - e si è presentato alla platea di rappresentanti di diverse tradizioni religiose come "credente assetato di pace" e come "fratello che cerca la pace con i fratelli". Il vincolo di figliolanza-fratellanza che unisce tutti gli uomini - ha chiarito il Papa - non è il sogno di qualche pensiero utopico. La fratellanza - ha detto Pontefice, citando il predecessore Benedetto XVI - è "vocazione contenuta nel disegno creatore di Dio", che è "Creatore di tutto e di tutti", e "vuole che viviamo da fratelli e sorelle, abitando la casa comune del creato che Egli ci ha donato".
Ecco quindi spiegato il senso della fraternità come origine e come destinazione che diventa impegno per la pace, per il dialogo, per la tutela dei diritti umani e per la tolleranza contro ogni integralismo e contro ogni fanatismo esclusivista.
Citando la dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra Aetate sui rapporti della Chiesa con le religioni non cristiane, il Papa ha ripetuto che "Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio" (NA 5).
Riprendendo quanto aveva spiegato in occasione della sua visita nell’Università islamica cairota, Papa Francesco ha ribadito che il contributo delle diverse tradizioni e comunità religiose al bene della famiglia umana si concretizza nel dialogo che "richiede il coraggio dell’alterità" e "presuppone la propria identità, cui non bisogna abdicare per compiacere l’altro", insieme al riconoscimento della libertà altrui, a partire dalla libertà religiosa, la quale "non si limita alla sola libertà di culto, ma vede nell’altro veramente un fratello, un figlio della mia stessa umanità". Non si tratta di annullare le diversità, che permangono, ma affermare le buone ragioni per una comune umanità, al di là di ogni appartenenza.

Tre chiavi per il futuro: dialogo, collaborazione, conoscenza reciproca…
Ecco quindi dopo il preambolo sulla fratellanza, la sostanza dell’impegno che i due leader religiosi hanno inteso sottoscrivere a nome delle rispettive comunità credenti. Essi "dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio".
Si tratta di impegni che hanno il significato di un cammino da percorrere, ma da percorrere assieme, avendo come punto di riferimento il dialogo. In questo senso comprendiamo il valore di alcune dichiarazioni contenute nel documento - dichiarazioni affatto semplici e scontate - in ordine non solo all’uso politico della religione, con il rifiuto di ogni integralismo ma anche sul tema dei diritti individuali e soprattutto sui diritti delle donne e sul diritto alla libertà religiosa contro ogni "apostasia". Peraltro si afferma altresì che tra le cause dei problemi che affliggono il mondo in termini di ingiustizia, povertà e sfruttamento ci sia il materialismo ateo che priva l’uomo di una coscienza morale e di un orizzonte valoriale.

Le religioni in dialogo per la pace…
Le religioni - prosegue con fermezza il documento - sono chiamate a favorire e custodire la pace anche lavorando insieme per la giustizia.
Ecco la seconda indicazione importante dopo quella della fraternità umana.
Si afferma a chiare lettere che "le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue".
Non sono le religioni in sé considerate a creare i conflitti e le guerre; il vero uomo religioso che si riconosce creatura di Dio non può scagliarsi contro il proprio fratello. "Queste sciagure" - prosegue il documento - "sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato - in alcune fasi della storia - dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi".
Ecco centrato il vero punto su cui è necessario soffermarsi! Non le religioni creano i conflitti, bensì le strumentalizzazioni delle religioni fatte a fini politici secondo logiche di interesse e di ideologia religiosa.
"Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione".

L’urgenza del dialogo interreligioso, nello spirito del Vaticano II
Mi sembra fondamentale sottolineare la dimensione del dialogo interreligioso come una traiettoria decisiva per il futuro della Chiesa, anche dal punto di vista teologico. Non c’è altra via che quella che porta ad "adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio". L’indifferenza e l’ignoranza reciproca della propria fede sta infatti creando barriere e sospetti sempre più grandi. Molti si stupiscono ad esempio che anche nel mondo arabo esistono comunità cristiane vive, operanti, che contribuiscono al bene della società. Questo perché l’idea dominante in Occidente è che l’Islam sia intollerante e sanguinario. Lo stesso avviene per i musulmani, che confondono ogni cosa occidentale, anche la peggiore, come "cristiana". La conoscenza reciproca e il dialogo si impongono allora come strada maestra. Certo dei problemi rimangono sul tappeto, ma la conoscenza può aiutare a valutare le situazioni oltre i soliti pregiudizi.
Quello che ormai cinquant’anni fa il Concilio aveva intuito - potremmo a buon diritto dire, "profeticamente" - diventa oggi una stringente necessità. Lo puntualizza lo stesso Papa Francesco che nella consueta conferenza stampa durante il volo di ritorno da Abu Dhabi ha affermato: "dal punto di vista cattolico il documento non si è schiodato di un millimetro dal Vaticano II, è anche citato più volte nel testo. Il documento è stato fatto nello spirito del Vaticano II".

L’educazione come prospettiva
È molto importante investire nell’educazione delle giovani generazioni. Lo chiede esplicitamente il documento affinché i giovani si preparino a vivere e a tutelare il bene della pace e della tolleranza e si dispongano a combattere contro ogni forma di egoismo e di radicalismo.
Dove non ci sono educazione, cultura, libertà e giustizia sociale, aumenta il livello della violenza.
Certo, comprendiamo che la sfida è grande… Ci si apre innanzi un orizzonte che ha tutti i contorni di un’epoca storica. Ci sono delle sfide che avranno bisogno di decenni per maturare. Tuttavia la strada è stata ormai tracciata e nessuno può ignorarlo o fingere di non saperlo e "dialogo" è il nome di questa via che ci accingiamo a percorrere, con la consapevolezza della grandezza e della difficoltà del compito ma anche con la fiducia e la speranza che ci dona la fede in Dio. Così conclude il Santo Padre il suo intervento durante l’incontro interreligioso di Abu Dhabi:
"Dio sta con l’uomo che cerca la pace. E dal cielo benedice ogni passo che, su questa strada, si compie sulla terra".

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