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Dalla gioia della scoperta, alla festa per il grande incontro di Lund

Il dialogo ecumenico dal Concilio ad oggi. L’esperienza di Gorizia

Parole chiave: chiesa protestante (1), incontro di Lund (1), Lutero (1), Riforma (8), Papa Francesco (40), ecumenismo (7)
Dalla gioia della scoperta, alla festa per il grande incontro di Lund

Un grande valore hanno i numeri che, a Gorizia, rientrano subito nelle decine e centinaia; ma, al di là dei numeri stanno sicuramente i cuori, l’entusiasmo, la passione e la voglia di cogliere non eventi ma fatti veri e propri. Il tema dell’ecumenismo e dell’incontro fra comunità cattolica e comunità protestante della città assume un particolare significato in questo mese di gennaio, tradizionalmente dedicato proprio al dialogo ecumenico.
La comunità protestante di Gorizia - a non cogliere le difficoltà dei secoli, le tensioni contrapposte e le diversità, rese ancora più pesanti da vere e proprie spogliazioni - aveva scelto di stare chiusa dentro i portoni di via Diaz; dopo la ricostruzione e la guerra seconda (con la sparizione della comunità ebraica), un gelo si era alzato. Ai seminaristi (e nono solo a loro) veniva detto di entrare in tutte le chiese, ma non in quella di via Diaz (una volta Alvarez). Edificata nel 1864, su terreni donati dalla famiglia Ritter, fu chiesa luterana sino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra la comunità, nella quale la componente italiana è nel frattempo aumentata, aderisce alla Chiesa Metodista Episcopale, dalla cui missione aveva ricevuto numerosi aiuti.
Reciprocità di atteggiamenti, comunque, che solo un gesto di coraggio e di profezia avrebbe potuto sconvolgere. In città le relazioni tra le famiglie cattoliche e protestanti erano buone, senza pregiudizi - ed era molto!; nessun tentativo di coinvolgimento.
Ancora una volta a sconvolgere il tran tran è venuto il Concilio, unico autentico "evento" con le sue intuizioni (ripresa del dialogo tra credenti e fra cristiani) e la presenza, fin dall’inaugurazione dei cristiani delle diverse famiglie ed in specifico di quelle credenti nello stesso Signore, Gesù il Signore. Un fatto che ha spezzato abitudini e mentalità, assolutamente e fieramente contrapposte. Dalla diocesi, retta da monsignor Pangrazio, venne un primo movimento; favorito, poi, da diversi luoghi di dialogo e di confronto (scuola di teologia dell’ACI per preparare il concilio), dalle personalità di don Italo Brandolin e di Padre Sergio Katunaric, dalla passione di umili persone e dalla personalità strabordante del ministro della chiesa protestante, il dottor Massimo Tara. Rapporti vivi di fraternità e di fratellanza cristiana, egli seppe far crescere.
Durante la fase conciliare ci sono stati momenti ed incontri che hanno incontrato la sensibilità delle due comunità. Mettendo da parte paure preoccupazioni. Dopo la conclusione dell’assise, quasi a segnare un altro tracciato, nacquero gli incontri ecumenici attorno alla settimana di preghiera per l’unità della chiesa e delle chiese. Fiorirono gli incontri di teologia a S.Rocco.
Un traguardo, quello annuale, atteso che veniva celebrato con le piccole disponibilità a nostra disposizione; qualche presa di distanza (dalla Bassa e dal Cormonese o slovena): tematiche impegnative interconnesse con gesti comuni (la carità o il servizio di amore nei paesi poveri), sfidando anche la tentazione del proselitismo reciproco e quella di mettersi in mostra non si sa bene per quali altre interessi. L’iniziativa ecumenica faceva arte delle scelte diocesane. Di più, voleva segnare un cammino di conversione pastorale ancora oggi necessario.
Noi diciamo che è stata "un vero e proprio fatto" cioè un vero evento, posto con la fiducia nella provvidenza di Dio e nella forza attrattiva dell’unità, quell’unità per la quale c’è la presenza assicurata del Signore Risorto.
In questo spirito, quelli che hanno creduto in quella volta - all’interno delle due comunità - hanno salutato con gioia il pellegrinaggio dello scorso njovembre di papa Francesco a Lund nel cinquecentesimo anniversario della clamorosa divisione. Papa Francesco, a Lund tra l’altro ha detto: "L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda che non possiamo fare nulla senza Dio". "Come posso avere un Dio misericordioso?": questa è la domanda che costantemente tormentava Lutero. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita. Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di "solo per grazia divina", ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio.
Con questo Papa Francesco ci invita a guardare in modo diverso a Lutero e al movimento riformatore, non come nemici della fede, ma come fratelli che ci sfidano a riscoprire che l’iniziativa è sempre di Dio, è lui che ci precede sempre come spesso Papa Bergoglio ci ricorda. La portata storica di questo incontro merita tutta la considerazione delle singole chiese del mondo ed un momento - un vero e proprio memoriale da rendere possibile in un prossimo appuntamento ecclesiale. La continuità assicurata da cinquanta anni di incontri e preghiere, è benemerita ed ha avuto singolari testimonianze, resta per tutti l’impegno di farne un fatto ecclesiale costruttivo di futuro, perché tutto ciò che riguarda l’unità (per la quale si è speso il Signore) merita il nostro lavoro comune.
Dalla Svezia, infine, è venuto un appello ai cattolici e ai luterani del mondo intero: "Facciamo appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta. Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità."
Sarà un modo per ringraziare anche i protagonisti di oltre cinquanta anni fa.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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