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Come d’inverno sul campo seminato...

"... il contadino non si concentra sul buon seme gettato e che adesso non vede più, bensì sul raccolto che di lì a poco ci sarà..."

Come d’inverno sul campo seminato...

Come d’inverno sul campo seminato…
È l’immagine con cui possiamo pensare il cimitero. Quando lo visitiamo non vi troviamo vita. Tutto sembra morto, forse tutto sembra annientato o perduto o sparso nel vento, quando, per esempio, guardiamo le foto dei nostri cari sulla lapide tombale.
Ma proviamo a pensare al contadino. In autunno ha seminato il buon seme. Poi d’inverno cammina sul campo. Magari il terreno è coperto di neve o spazzato dal vento gelido.
Sembra non ci sia vita. Potrebbe pensare che il buon seme gettato sia andato perduto. Eppure a primavera "miracolosamente" spunta la pianticella e poco dopo la spiga matura.
Ecco, la nostra vita terrena è solo la prima parte della vita, il tempo della semina. Poi arriva la morte, l’inverno. Tutto sembra perduto tranne i ricordi, gli affetti cresciuti insieme, la nostalgia.
Ma il contadino non si concentra sul buon seme gettato e che adesso non vede più, bensì sul raccolto che di lì a poco ci sarà.
È con questo spirito che dovremmo visitare il campo santo. Meglio ancora se dopo la visita partecipiamo alla S. Messa che è l’anticipo, la finestra aperta sul paradiso.  
Non rimaniamo solo a visitare, curare e contemplare la tomba dove riposano i resti del nostro caro, ma cogliamo l’occasione per avvicinarci sempre più al Dio della vita.
La sua vita e tutto ciò che è stato seminato, sta preparandosi alla fioritura eterna. Non invocare in preghiera solo i tuoi defunti, perché se essi potessero parlarti, ti direbbero di rivolgerti a Dio, di camminare sempre di più in Cristo, di non perdere la fede perché Dio ti aspetta nella realtà bellissima che, anche grazie alle tue preghiere, il tuo caro attende di condividere con te.
Puntiamo al paradiso (parola che significa "giardino") e preghiamo. Offriamo S.Messe per i nostri morti, allora tra poco, poco soltanto, ci troveremo, germogliati con il nostro corpo in quella gioia eterna per cui siamo stati creati.
Nell’ora della nostra morte
Con questa speranza allora non ci fa paura neanche il passaggio della nostra morte. Vogliamo pensarla come San Francesco che l’ha chiamata ed anche lodata nel Cantico delle creature: "Lodato sii mio Signore per la nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun essere umano può scappare, guai a quelli che moriranno mentre sono in peccato mortale".
Una sorella, dunque, che ti prende per mano e ti porta a varcare quella porta che si spalanca a qualcosa di nuovo, di inaspettato, di bello.
È questo il sogno e l’invito di Dio per ciascuno di noi. Sta a noi accoglierlo, attenderlo, desiderarlo e prepararci a viverlo.
Caro fratello, cara sorella in Cristo, la morte di un nostro caro è sempre un evento forte che ci ferisce. Ma possiamo anche viverlo come un bagno di verità. Verità su chi siamo e perché ci siamo. Sul senso della nostra morte e della nostra vita.
Per aprirci poi alla speranza.
Quando il tempo del dolore e dell’angoscia si sarà un po’ placato allora potremmo forse affrontare le domande importanti che danno spessore al nostro vivere.
Sono consapevole che ci sarà anche per me il passaggio della morte?
Come mi sto preparando? Come sto vivendo la vita?
Cosa ho e sto seminando nella mia vita?
Sarebbe bello riconciliarmi con Dio e, una volta per tutte, togliermi quei grossi pesi del mio passato…e poi, riconciliarmi anche con alcune persone cui da tanto ho tagliato i ponti. Prima che sia troppo tardi.
Concludiamo queste nostre riflessioni con una famosa preghiera/meditazione di Padre Giacomo Perico. Dal libro: "Resta con noi Signore!" San Paolo Edizioni, 2001
A te che piangi i tuoi morti, ascolta
Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo
dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti
dall’incanto di Dio e dai riflessi
della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo,
quanto piccole e fuggevoli, al confronto!
Mi è rimasto
un profondo affetto per te;
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Ora l’amore che mi stringe
profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo
nella serena ed esaltante attesa,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti
di sconforto e di stanchezza,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte,
dove ci disseteremo insieme
nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile
dell’amore e della felicità.
Non piangere più
se veramente mi ami!
(5. fine)

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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