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Cinque motivi per una scelta convinta

L’esperienza di un Presidente parrocchiale

Parole chiave: Azione Cattolica (58)
Cinque motivi per una scelta convinta

E come  consuetudine,  il nuovo anno prevede anche l’appuntamento, con l’adesione.  In particolare l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, viviamo in tutta Italia e nelle nostre Parrocchie la Giornata dell’adesione. Ma quali sono i motivi che ci possono spingere a scegliere l’Azione cattolica, è ancora attuale la tessera?
Aderire all’Azione cattolica è una scelta personale, un segno decisivo che "traduce" la nostra più ampia adesione a Cristo e alla Chiesa universale. Dice, pur nella semplicità di un gesto e di una tessera, un impegno di vita cristiana fondata sul vangelo, che cerca di portare novità e speranza sulle strade del mondo.
Vi è poi una dimensione comunitaria dell’adesione, la quale è scelta "pubblica", dinanzi alla comunità e per la comunità. Il socio di Azione cattolica, inserendosi in una ricca storia associativa, si pone al servizio della crescita della comunità parrocchiale e diocesana, dichiara la propria disinteressata ma ferma volontà di collaborare alla Chiesa locale, con un riguardo speciale alla "questione educativa.
L’adesione esprime quindi - terzo elemento - la responsabilità laicale, altro tratto tipico dell’Ac. Nel solco di una tradizione che ci consegna innumerevoli testimonianze di cristiani "robusti nella fede" e impegnati nella realtà secolare (pensiamo solo ai fondatori, Giovanni Acquaderni e Mario Fani, a Piergiorgio Frassati, Carlo Carretto, Giuseppe Lazzati, Vittorio Bachelet…), i soci di  Ac  vorrebbero essere cristiani che prendono decisamente in mano la propria vita, assumendosi precise responsabilità verso la Chiesa e la polis. La vita quotidiana reclama risposte dice di uno stile, di una modalità originale nel rapportarsi alle questioni del Paese.
Una quarta e semplice sottolineatura si riferisce al fatto che i soci di Ac, mediante il tesseramento, si assumono la responsabilità economica di sostenere la propria associazione, a livello locale e nazionale, consentendole di avere mezzi adeguati per realizzare la molteplicità di iniziative, di pubblicazioni, di progetti che ne fanno una grande associazione popolare. La libertà economica significa continuare a lavorare con autonomia in una libertà di azione che si traduce in libertà di scelte, sempre e comunque al servizio della Chiesa, dell’evangelizzazione, dell’animazione cristiana del nostro tempo.
Una quinta, ma non per questo poco importante, soprattutto per i tempi che siamo chiamati a vivere è il valore dell’essere associazione oggi. Un valore "profetico", in quanto espressione della volontà di "mettere assieme", di crescere assieme. In un’epoca ed in una società  segnata da lacerazioni e divisioni, l’Ac indica, nella sua semplicità, che è possibile unire, avvicinare, costruire assieme. In Ac camminano, fianco a fianco, sostenendosi reciprocamente, persone di tutte le età, con percorsi condivisi di formazione umana e cristiana: gli adulti si prendono cura dei giovani e dei più piccoli; gli educatori e i sacerdoti assistenti si mettono a disposizione dei soci loro affidati; i responsabili parrocchiali, diocesani e nazionali, svolgono con dedizione i rispettivi ruoli. L’Ac accomuna soggetti di ogni condizione economica e sociale ed è presente in tutti gli angoli dell’Italia, per il cui sviluppo, integrale e solidale, opera con determinazione.
Ecco dunque alcuni motivi  per i quali vale la pena di aderire o di rinnovare l’adesione ad una Associazione che da 150 anni è al servizio della Chiesa e del Paese.

Una strada per tutti!

Due testimonianze, una di una ragazza che è in un gruppo di ragazzi e l’altra di un adulto. Dai piccoli ai grandi la strada dell’Azione cattolica è per tutti
Luce per camminare insieme
Mani unite: l’Acr mi ha regalato nuove amicizie; ho imparato che ognuno di noi è un dono unico e irripetibile e che si prova una grande gioia nell’aiutarsi a vicenda. A mani unite c’è più luce.
Mani impegnate: l’Acr mi ha insegnato a prendermi cura di ogni cosa, ad assumermi responsabilità con gli amici e nella comunità. L’impegno in Acr è come una stretta di mano: è forte, sicuro, deciso, non è mai superficiale.
Scarpe piccole e grandi: in Acr si cresce gli uni vicino agli altri, nel proprio gruppo, nella parrocchia e nella diocesi. Ognuno con i propri talenti, le proprie debolezze e il proprio passo. L’Acr ha illuminato il mio cammino di vita con Gesù mettendomi vicino compagni di viaggio su cui posso sempre contare.
Cielo limpido: in Acr il cielo è sempre limpido, c’è sempre speranza e gioia per ogni cosa che ci è stata donata.
Gli occhi rivolti al cielo si riempiono di luce, basta ricordarsi di alzare lo sguardo.
Chiara

Una comunità che salva
Raccontare come l’Acr abbia segnato la mia vita è cosa a dir poco ardua. Scavando in ricordi antichi, pian piano i pensieri si fanno strada e qualcosa emerge. Doveva essere il 1971, un giovane prete, fresco di seminario e di Concilio - consiglia mia mamma di mandarmi all’Acr: "è una esperienza nuova, insieme a coetanei, e può aiutare quel bambino (che oggi definiremmo iperattivo) a stare insieme agli altri in armonia". E così fu.
Ricordo la mia educatrice, dai lunghi capelli castani: parlava di cose vere che esistevano e che si potevano sperimentare. Poi ho capito che si trattava della "catechesi esperienziale", ma la magia stava nel fatto che non c’era chi insegnava e chi imparava. Ogni cosa era un’esperienza fatta insieme, il gioco, l’avventura, il confronto e la preghiera. Quel primo anno non ho potuto partecipare al campo estivo, ma l’anno successivo è stata un’estate fantastica. Un’esperienza di vita comunitaria che ha segnato davvero la vita, in una stagione tutt’altro che facile, all’alba dell’adolescenza e della conseguente tempesta che l’accompagna.
Sono tante le voci che il quel momento ti dicono: "dai vieni con me". L’opzione è sempre casuale e, spesso, irrazionale. Io sono stato fortunato, ho potuto dire: "eccomi, vengo con te" proprio nel momento in cui ne ho avuto bisogno. Ho imparato a pensare ed a farmi un opinione, ho imparato ad impegnarmi e ad assumere responsabilità, ho imparato che dobbiamo essere noi stessi per poterci raccontare, che possiamo ingannare qualcuno, ma non noi stessi, ho imparato che la parola non è credibile se non è coerente con l’azione. L’Acr? Non mi ha aiutato, mi ha salvato.
Giuseppe

 

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