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Chiamati all’accoglienza

Intervista a fra Luigi Bertié, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano

Parole chiave: fra Luigi Bertié (3), catechismo (24)
Chiamati all’accoglienza

Che anno è stato per il cammino dell’iniziazione cristiana? Dopo il primo momento di lockdown, con le chiusure che hanno colto tutti di sorpresa, certamente si è arrivati più preparati di fronte a quella che è stata la "seconda ondata" e a tutto il suo corollario di blocchi alle attività, anche educative.
Prima dell’inizio della tre giorni diocesana di formazione per catechisti abbiamo incontrato fra Luigi Bertié, direttore dell’Ufficio Catechistico diocesano, il quale ci ha raccontato dell’esperienza di questi ultimi mesi che, pur nel bel mezzo delle difficoltà, ha fatto sì che emergessero delle belle energie e delle idee totalmente nuove.

Fra Luigi, che occasione sarà la tre giorni di formazione di quest’anno e cosa ci si aspetta da quest’appuntamento, dopo un periodo decisamente complicato?
La tematica di quest’anno, "Accoglienza", è stata scelta in accordo con l’arcivescovo e il vicario episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti, don Nicola Ban, e prende vita dalla tre giorni dell’assemblea diocesana.
Quella scelta è una parola significativa perché, come ha affermato proprio il vescovo Carlo, riassume un po’ il periodo pandemico che abbiamo vissuto e che stiamo tutt’ora vivendo e molto probabilmente sarà anche il tema del cammino che svolgerà la diocesi nel prossimo anno pastorale.
Nello specifico, per la tre giorni di formazione dei catechisti l’idea è quella di offrire alcuni spunti, riflessioni, orientamenti di carattere teologico - pastorale, ma anche esperienziale, affinché ogni realtà possa arrivare a concretizzare la dimensione dell’accoglienza e dell’accompagnamento nella propria prassi.
Attraverso esperienze molto concrete sarà interessante vedere com’è stata vissuta questa parola con l’Iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi e come è stata vissuta con gli adulti. Da queste esperienze tenteremo anche di vedere quali potrebbero essere delle linee orientative per il prossimo anno.
Inoltre, uno degli obiettivi che vorremmo perseguire nel futuro prossimo, è quello di lavorare insieme su questo tema tra i vari Uffici di pastorale, creando una rete. A livello nazionale questi tre Uffici stanno già operando insieme da qualche tempo e hanno prodotto un documento dal titolo "Seme divento", che offre linee guida e stimoli interessanti per i prossimi anni. Sulla base di questo documento gli Uffici lavoreranno quindi insieme a livello Triveneto e poi anche diocesano.
Attendiamo infine anche dei documenti dall’Ufficio catechistico nazionale con delle linee guida e degli stimoli per la ripartenza "dopo Covid".

È possibile fare un "bilancio" di questo periodo, segnato appunto dalla pandemia? Com’è andato quest’anno rispetto al precedente, che aveva davvero colto tutti di sorpresa?
Dalla riflessione con i catechisti abbiamo capito davvero molte cose: che non possiamo usare per tantissimo tempo i social; che una carta vincente sono i genitori; che questa situazione ha allontanato le persone dalle celebrazioni e si dovranno quindi trovare forme di coinvolgimento maggiore per i bambini, per i ragazzi e per i genitori all’interno della celebrazione eucaristica della domenica...
Un altro punto emerso, ma questo forse era abbastanza scontato: si è capito che gli incontri in presenza sono preferibili agli incontri online. Eravamo certo più attrezzati rispetto all’anno scorso, con il primo lockdown che ha colto veramente tutti impreparati; nella seconda fase della pandemia si è arrivati più organizzati nell’utilizzo, per esempio, dei social, che hanno permesso di mantenere i contatti, di svolgere degli incontri virtuali, di rilanciare del materiale da utilizzare in famiglia... Però gli incontri in presenza sono indubbiamente migliori, le due modalità di svolgimento hanno un peso diverso a livello educativo. Oltretutto gli incontri online erano utilizzati già molte ore per la scuola, addirittura per lo sport in molti casi; abbiamo notato che iniziavano a diventare realmente pesanti per i ragazzi e per i bambini.
Va sottolineato poi che siamo arrivati più preparati anche alla ripresa degli incontri in presenza per quanto riguarda il distanziamento e tutte le norme di comportamento, ormai ben assimilate da tutti, anche (e soprattutto) dai più piccoli. Quando il tempo lo permetteva, abbiamo sfruttato molto l’ambiente naturale, con incontri all’aperto che hanno concesso di utilizzare - ma anche di scoprire - ciò che presentano il territorio e l’ambiente.
Ho notato infine che, per gli stessi catechisti, è stato più entusiasmante sviluppare degli incontri in presenza, pur con tutte le mascherine e gli accorgimenti necessari, che rallentano comunque in qualche modo la relazione sociale; ma un conto è trovarsi davanti ad un monitor, un altro è essere insieme, guardarsi negli occhi, parlarsi senza un microfono a fare da filtro.

Durante questo periodo vi è forse stato possibile svolgere delle esperienze nuove, proprio alla luce delle nuove necessità emerse?
Un’esperienza interessante è stata svolta nel decanato di Gorizia, con degli appuntamenti mensili proposti a tutti gli educatori e a tutti i catechisti del decanato. All’interno di questi momenti andavamo a preparare gli incontri - divisi a seconda della fascia d’età dei gruppi cui erano rivolti - che poi avrebbero svolto insieme ai bambini e ragazzi.
L’esperienza è stata molto buona, innanzitutto perché ha consentito di non arrivare all’ultimo momento nella preparazione dell’incontro da proporre ma anche perché, essendo svolta a livello decanale, ha permesso di collaborare, di confrontarsi con l’altro. Non da ultimo, avendo tra catechisti, educatori e animatori fasce d’età diverse, ha permesso un fruttuoso dialogo intergenerazionale.
Vorrei anche sottolineare che ogni incontro strutturato come proposta ai gruppi di catechesi, veniva elaborato su due piani: uno per l’incontro in presenza, l’altro per l’incontro online, in modo da essere preparati per entrambe le evenienze.
Il tempo del Covid ha tirato fuori delle risorse, delle energie, delle possibilità che prima probabilmente non avevamo considerato. Una situazione come questa, molto limitante, ha fatto sì che si puntasse ad arrivare al "nucleo".

In tutto questo, i bambini e i ragazzi che cos’hanno raccontato? Quali le loro esperienze?
Anche per i bambini e i ragazzi i concetti sono più o meno quelli espressi dagli adulti: tra un incontro online, spesso affaticati dopo una mattinata scolastica davanti allo schermo, e uno in presenza vissuto con entusiasmo, con la possibilità di incontrare i propri coetanei, di parlare, di guardarsi negli occhi, chiaramente preferivano anche loro questa possibilità.
Mi piace inoltre rimarcare come tutti siano davvero molto preparati sulle norme da rispettare (forse più degli adulti) durante gli incontri in presenza.

Per la ripartenza dopo l’estate, c’è già qualche idea, qualche linea che vorreste seguire?
Ci stiamo lavorando. Certamente attenderemo le linee guida che proporrà l’arcivescovo con la Lettera Pastorale.
Come accennato prima poi, si cercherà di collaborare con gli altri uffici per creare questa bella rete, offrendo una formazione teorica ma che abbia delle ricadute concrete.
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Sguardi che riempiono di gioia il cuore

Fra Luigi ha voluto condividere con noi un racconto, arrivatogli da una catechista, che ben riassume come questo periodo sia stato vissuto in particolare dai più piccoli.
"Nella dura esperienza della pandemia noi catechisti abbiamo potuto riscoprire il valore profondo dell’essenzialità, la gioia che si può vivere nella condivisione con i bambini e i ragazzi che frequentano i gruppi di catechesi attraverso i racconti del Vangelo. Proprio i racconti del Vangelo sono diventati il tramite e l’occasione per rileggere le emozioni che ognuno nell’anno trascorso ha portato durante gli incontri in presenza.
Vorrei raccontare in particolare uno dei primi incontri in presenza con i bambini del gruppo accoglienza, un’allegra combriccola composta dalle due catechiste e fanciulli di età compresa tra i tre e i sette anni. Era uno degli incontri che si tengono durante ogni messa domenicale. I piccoli rispettosi delle regole imposte dalla emergenza Covid, come era ormai consuetudine durante ogni appuntamento, tenevano le mascherine sul naso e sulla bocca, dopo aver igienizzato accuratamente le manine hanno preso posto ai loro banchetti, ognuno con il proprio astuccio, hanno ascoltato con attenzione il racconto che noi catechiste avevamo scelto per loro e poi hanno iniziato a svolgere l’attività che gli avevamo proposto, mentre coloravano e tagliavano i loro lavori raccontano a turno quello che era successo durante la settimana, ad un certo punto uno di loro ha detto con solennità che a scuola, qualche giorno addietro, la maestra gli aveva insegnato una cosa importantissima, ci siamo fermati tutti per ascoltare con attenzione quale fosse. Il nostro piccolo amico ci ha raccontato che aveva detto alla sua maestra di essere preoccupato perché temeva di non sapere più ridere a causa della mascherina, allora la sua maestra gli ha risposto: "quando guardo i tuoi occhi vedo che sono luminosi e allegri, anche se la bocca è coperta dalla mascherina il tuo sorriso nasce dal cuore e brilla negli occhi". Dopo aver ascoltato queste parole ho guardato gli occhi dei bambini che erano in quel momento attorno a me, gioiosi illuminavano ogni cosa. È così che ripenso a questo anno catechistico, un susseguirsi di incontri carichi di tenerezza e di sguardi che mi hanno, il cuore di gioia".

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Rapporto umano da recuperare

Nelle scorse settimane, l’Ufficio catechistico ha inviato una serie di domande alle catechiste di una decina di parrocchie in vista del rilancio delle attività catechistiche 2021-2022.
Dalle risposte è emerso come l’emergenza Covid abbia letteralmente cambiato lo stile di vita e il modo di fare, agire e comportarsi di molti anche per quanto riguarda la catechesi: tanti sforzi, reinventare un nuovo "modo di vivere" e le restrizioni che comportano un consumo di energia psicofisica di notevole importanza.
Durante la sospensione del catechismo, dopo un primo momento di disorientamento affrontato in collegamento tra catechisti, si è cercato di mantenere i contatti a mezzo elettronico proponendo di partecipare on line alla vita parrocchiale e agli incontri: a volte con successo, a volte solo per qualche sparsa comunicazione causa intasamento attività on line e filtri dei genitori, apprensivi e stanchi per la difficile situazione.
Qualche parrocchia ha proposto alle famiglie dei brevi video autoprodotti, e in risposta sono arrivati molti disegni e preghiere. In qualche caso i genitori erano coinvolti nell’attività in famiglia per i bimbi più piccoli, mentre in altri i catechisti condividevano loro i racconti del Vangelo che si sono rivelati come tramite e occasione per rileggere le emozioni di ognuno nell’anno trascorso e per riscoprire il valore profondo dell’essenzialità, la gioia che si può vivere nella condivisione con loro. I bambini più grandi (scuola primaria e secondaria di primo grado) hanno potuto incontrarsi fisicamente di più. I ragazzi avevano un grande bisogno di parlare, confrontarsi e stare insieme, e gli incontri on line, seppur necessari e utili per la continuità, risultavano loro molto faticosi, con facili distrazioni e a una partecipazione meno seria ed attiva. Sono mancati soprattutto le attività di gruppo e i giochi di contatto.
Alla ripresa delle attività in presenza (incontrarsi ha rallegrato tutti), per mantenere le distanze di sicurezza, si sono riorganizzati spazi, ambienti, ingressi, uscite e rivisto le composizioni dei gruppi e si è rivisto anche il metodo di proposta dei contenuti della catechesi. In qualche caso si è creata ancora più collaborazione con i giovani.
In alcuni casi c’è stata la fatica di rinunciare a strutturare l’attività nel modo canonico per venire incontro ai genitori stanchi. Più spesso gli stop end go sono stati vissuti serenamente e le famiglie hanno poi manifestato la loro gratitudine.
Sono state inserite altre messe d’orario la domenica, destinate ai vari gruppi, e questa cosa è risultata molto buona perché favoriva molto la partecipazione.
Con un po’ di ritardo si è giunti sempre a celebrare i sacramenti per i quali i ragazzi si preparavano.
Ora, è stato sottolineato dai catechisti, è necessario recuperare la normalità degli incontri di catechismo, in presenza, perché stimola di più la partecipazione attiva, il confronto, serietà ed impegno. I collegamenti on line sono stati utili nell’emergenza ma hanno pesato sulla effettiva resa del programma.
In qualche caso i pochi incontri previsti hanno comportato una scelta dei contenuti da comunicare ai ragazzi, fatta in modo da portare concetti dentro alla loro quotidianità, che altrimenti rischierebbero di sembrare solo cose astratte o "cose del catechismo".
In presenza, attraverso racconti, disegni e il raccontarsi di ognuno, tutti hanno appreso un nuovo modo per lavorare e per sorridere: con gli occhi. Ciò che all’inizio sembrava tralasciato, poi si è potenziato.
Nel complesso, l’attività del catechismo è stata portata avanti lo stesso (capita anche in periodo normale di tralasciare qualcosa).
Va recuperato in modo più incisivo il rapporto umano, il dialogo e rafforzare il concetto di amore e di amare (volere il bene dell’altro): ciò che insegna la religione cristiana.
Guardando al futuro, si sottolinea come sia importante coniugare meglio e integrare i tre fondamentali aspetti sui quali si costruisce l’esperienza cristiana: catechesi, liturgia e carità.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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