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"Che si costruisca qui una cappella"

"Nell’ambito del fare, per noi credenti, non basta la generosità del cuore (peraltro fondamentale e necessaria!), abbiamo a "motivare in modo soprannaturale" le nostre azioni evitando, così, di rimanere al primo gradino del "servire" che è la filantropia, ovvero l’umana vicinanza all’uomo"

Parole chiave: Unitalsi (50), Lourdes (9)
"Che si costruisca qui una cappella"

Il Santuario di Lourdes propone per quest’anno pastorale 2023, a tutti coloro che si recheranno alla Grotta di Massabielle, il tema: "Che si costruisca qui una cappella" traduzione delle parole dette da Maria: "Je veux ici une chapelle"...  
Esso segue il tema dato per il 2022 che era "Andate a dire ai Sacerdoti...".
Queste espressioni sono la sintesi dei vari messaggi ed incarichi che l’Immacolata Concezione diede alla giovanissima Bernadette Soubirous.
I responsabili, attraverso questo, intendono invitare tutti coloro che si recheranno a Lourdes a prepararsi riflettendo sul tema e sulle implicanze che questo ha avuto ed ha per chi non solo si reca al santuario per sua personale devozione, ma decide di "servire", sullo stile del Signore Gesù, i fratelli e le sorelle che lì si recano.
Mi sembra opportuno riaffermare il valore e anche la necessità di rispondere all’invito del santuario e di riflettere su quanto proposto anche con l’aiuto del bel lavoro preparato dall’Assistente Nazionale Unitalsi, monsignor Luigi Bressan: "Che si costruisca qui una cappella" .
Gesù, in Lc 14, 28-30, afferma: "Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro".
Prendo queste parole del Signore non per invitare gli unitalsiani a "calcolare umanamente" l’opportunità di compiere questa o quella azione alla luce della "convenienza" spesso economica, quanto per invitare i confratelli e le consorelle a dare "forte ed evangelica motivazione" alle nostre azioni di "servizio".
Nell’ambito del fare, per noi credenti, non basta la generosità del cuore (peraltro fondamentale e necessaria!), abbiamo a "motivare in modo soprannaturale" le nostre azioni evitando, così, di rimanere al primo gradino del "servire" che è la filantropia, ovvero l’umana vicinanza all’uomo.
In questi tempi di forte chiusura umana, consolidata anche dagli eventi pandemici, questa generica  vicinanza all’uomo sarebbe già molto, ma - lo ripeto con forza - a noi credenti non può bastare, dobbiamo "fondare" le nostre azioni di bene sulle "Parole" del Signore, anzi fondarle sulla stessa sua Persona, inglobando la nostra azione di bene nell’Amore che il Signore ha manifestato accettando, per Amore e solo per Amore, la Croce sul Calvario.
Ogni Sorella, ogni Barelliere, ogni Volontario può raggiungere questo livello attraverso due strade: la prima delle quali è certamente la "vita sacramentale" vissuta all’interno della Chiesa e le sue aggregazioni e la seconda è certamente quella della formazione alla quale da anni siamo invitati come co-fondamentale assieme alla vita sacramentale e mai da essa disgiunta.
Ecco che formarci significa "dare forma" a noi stessi per immettere nelle nostre azioni quell’Amore proveniente dall’alto che possiamo sperimentare, sempre con meraviglia, nella nostra vita.
Sia lodato Gesù Cristo!

© Voce Isontina 2023 - Riproduzione riservata
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