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Attenzione vocazionale: il tempo di una fase 2

Una riflessione a pochi giorni dalla Giornata mondiale di preghiera

Attenzione vocazionale: il tempo di una fase 2

Con lunedì 4 maggio è iniziata la tanto attesa "fase 2", proprio il giorno prima abbiamo celebrato per la 57a volta la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Una concomitanza che ci invita a riflettere sul "riprendere" con una "fase 2" dal punto di vista pastorale anche per quanto riguarda l’attenzione vocazionale. Cosa fare, dunque?
Credo, tuttavia, che sia più proficuo riflettere e discernere circa il "come". Non perché il cosa non sia importante, quanto perché il come si fanno le cose, ovvero lo stile esprime meglio dove siano radicate le nostre scelte. Anche lo slogan della Giornata di quest’anno "Datevi al meglio della vita", preso dal n. 143 dell’esortazione apostolica Christus Vivit, credo ci aiuti in questa direzione.
C’è una parola che mi ritorna nel cuore in questi giorni: essenzialità. Un’essenzialità che sappia riportare ogni "fare" al suo centro, al suo cuore. La vita cristiana è sostanzialmente fatta di relazioni, di quella con il Signore, Vita fatta di relazioni con gli altri dover poter incontrare reciprocamente il volto stesso del Signore, che è sempre il crocifisso risorto.
Dei vari ambiti della pastorale, l’unico che non si è fermato in quarantena è quello della preghiera. Ecco, forse l’essenziale riparte proprio da lì, dal cuore di ogni agire cristiano: la preghiera fatta di dialogo confidente e fiducioso con il Signore. E credo che la prima azione di pastorale vocazionale potrà essere insegnare non solo a pregare, ma come farlo. Come Gesù ha fatto con i suoi discepoli.

Dono per gli altri
Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano […], venne Gesù" (Gv 20,19). Le porte sono chiuse, nel cuore dei discepoli ci sono paura, angoscia, delusione, disperazione e in queste fitte tenebre appare il Risorto. L’annuncio della Pasqua sempre coglie e spiazza nel quotidiano. Maria Maddalena lo scambia per un giardiniere, i due di Emmaus lo riconoscono in una locanda, gli altri discepoli mentre sono tornati a pescare.
Questo tempo ha causato molta sofferenza, molti morti, ci tiene distanti e ci ha spogliati di tante cose, ci spinge all’essenziale a chiederci che cosa davvero conta nella vita, quali sono le cose importanti e quali le superflue ci costringe, nostro malgrado, al discernimento per cercare di intuire ciò che è buono e ciò che non lo è. Siamo stati costretti a rallentare, a riconoscere la nostra fragilità e impotenza, ad accorgerci che la vita non è soltanto nelle nostre mani: abbiamo capito che non ci si salva da soli. E abbiamo molto bisogno di prenderci cura, gli uni degli altri.
Tutto quanto ha a che fare con la vita vera degli uomini, con la carne, il sangue e lo spirito intreccia la nostra vocazione: di creature immerse in un grande ecosistema, custodi del pianeta, di uomini e donne partecipi della stessa umana natura, di figli di Dio abitati dal suo Spirito che mai ci abbandona. All’essenziale c’è solo la carità, solo l’amore rimane a questo ci spinge lo stesso Spirito ed è la via per la quale si concretizza la vocazione di ciascuno: crescere, maturare e divenire dono per gli altri.
don Michele Gianola - Direttore Ufficio Nazionale  per la pastorale delle vocazioni

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