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Arte e spiritualità a Verona

I catechisti della diocesi in visita nella città sull’Adige. Alla scoperta della simbologia usata dagli artisti medievali nei tesori dell’arte come la basilica di San Zeno e il battistero del Duomo

Parole chiave: catechisti (25), Verona (2)
Arte e spiritualità a Verona

Domenica 19 marzo, organizzata dall’Ufficio catechistico della diocesi di Gorizia, si è svolta una giornata di arte, catechesi e spiritualità a Verona.
Una proposta interessante come, d’altra parte, tutte quelle già organizzate, sia per i siti visitati sia per le epoche a cui risalgono.
Questa volta le mete sono state: la basilica di San Zeno e il Battistero del Duomo di Verona.
Ambedue sono opere risalenti all’arco di tempo che va dal X al XII secolo, costruite in un periodo storico, basso Medioevo, in cui una rinnovata religiosità, ma soprattutto uno sviluppo economico comportò un cambiamento della vita sociale, anche se la "cultura" apparteneva comunque ai nobili e nobilotti e al clero, mentre il popolo rimaneva nell’ignoranza del non saper né leggere né scrivere.
Per nostra fortuna i signorotti avevano la necessità di far conoscere a tutti la loro grandezza economica e, facendo costruire chiese e monasteri, hanno ottenuto due risultati: il primo dimostrare la loro potenza, il secondo acquistare indulgenze spirituali.
Anche per il clero, vescovi, abati e papi, c’erano due obiettivi: il primo è identico a quello dei signorotti, il secondo è quello di raccontare, attraverso immagini, la Parola di Dio al popolo che non aveva la capacità o la possibilità di leggerla da solo.
Così nascono capolavori come la Basilica di San Zeno e il Battistero del Duomo.
Per noi, pellegrini moderni, la simbologia usata non è di facile interpretazione e per poterlo fare ci vuole una profonda conoscenza storica, teologica ed artistica.
A noi è venuto in aiuto don Antonio Scattolini che, oltre ad essere stato il direttore dell’Ufficio Catechistico della diocesi di Verona, è ora il responsabile del Servizio per la pastorale dell’arte-Karis. Coadiuvato da alcuni dei suoi collaboratori, Susanna Ghirotto, Elisabetta e Paolo Weiss, ha reso di più facile comprensione le formelle scolpite ai lati dell’entrata della Basilica di San Zeno.
Al primo sguardo è apparso chiaro che sul lato destro del portale è rappresentata la Creazione, mentre sul sinistro c’è la nascita, morte e resurrezione di Gesù Cristo. Soffermandoci sul lato destro, la Creazione, don Antonio ci ha fatto notare come Dio Padre Creatore fosse rappresentato come un uomo giovane, perché Dio Padre si è rivelato attraverso Suo Figlio Gesù; come fosse presente in tutti i riquadri tranne uno, quello in cui Adamo ed Eva assaggiano il frutto proibito, perché nel momento in cui pecchiamo allontaniamo Dio; come il passaggio della mela dalla mano di Eva a quella di Adamo avesse un movimento a spirale tale da ricordare le spire del serpente.
Così sono stati spiegati tutti i riquadri e alla fine don Antonio ci ha lasciato alle spiegazioni della storica d’arte, Elisabetta, che ha illustrato la parte architettonica. Al termine ci siamo recati all’interno della Basilica per partecipare alla Santa Messa, arricchita dal battesimo di due bambini. La liturgia è stata molto toccante e molto partecipata e alla fine il nostro gruppo è rimasto all’interno e con l’aiuto di Paolo Weiss, un altro collaboratore di don Antonio, siamo andati alla scoperta di alcuni tesori della Basilica stessa quali la meravigliosa pala del Mantegna, Madonna in trono con santi ed angeli; le quarantotto formelle bronzee del portale raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento ed episodi della vita di San Zeno; la cripta che custodisce il corpo del Santo, cripta che ha la particolarità di essere suddivisa in nove navate con archi sostenuti da quarantanove colonne con capitelli uno diverso dall’altro.
Lasciato questo capolavoro dell’arte romanica e dopo una pausa conviviale ci siamo recati presso il Battistero che in realtà è la piccola chiesa di San Giovanni in Fonte, posta accanto al Duomo dove abbiamo ammirato la vasca monolitica, magnifico manufatto dell’arte romanica veronese. Posta al centro della chiesa è in marmo rosso, di forma ottagonale, è ornata da otto formelle a bassorilievo che raccontano la vita di Gesù, partendo dal battesimo di Gesù e, proseguendo in senso antiorario, narrano l’Annunciazione, la Visitazione e Natività, l’annuncio ai pastori, l’adorazione dei Magi, Erode con i soldati, la strage degli Innocenti, la fuga in Egitto.
Si poteva cadere in una semplicistica interpretazione dei bassorilievi, ma con il valido aiuto di Susanna Ghirotto, anche lei collaboratrice di don Antonio, siamo andati alla scoperta della simbologia nascosta nell’opera, come ad esempio nel riquadro della Natività dove il Bambino è posto in una mangiatoia che ricorda un sarcofago, chiaro richiamo alla Pasqua del Signore; oppure piccole immagini che quasi sfuggono all’occhio dell’osservatore come quella di una piccola testa di gatto con in bocca un topolino che è posta in alto al bassorilievo raffigurante la fuga in Egitto. Interpretazione? Come il gatto ha catturato il topo così, per ANTITESI, Gesù è sfuggito alla strage degli Innocenti ordinata da Erode.
Immagini per antitesi! Siamo nel XII secolo, anno 1100 circa e l’arte parlava addirittura per antitesi.
Terminata la visita al Battistero e, dopo aver salutato e ringraziato le nostre guide, è iniziato il viaggio di ritorno durante il quale è stato naturale fare riflessioni sulla  giornata trascorsa. L’opinione comune è che è stata senz’altro molto costruttiva, poiché ci ha condotto ad una continua scoperta di messaggi teologici attraverso opere d’arte, messaggi che hanno arricchito il nostro bagaglio spirituale e culturale, una vera opportunità per chi ha partecipato, un’occasione perduta per chi non l’ha fatto.
Un sentito grazie a don Antonio Scattolini e ai suoi collaboratori, Elisabetta, Susanna Ghirotto e Paolo Weiss, per la loro disponibilità, per la loro capacità di coinvolgere e stimolare la curiosità dei partecipanti.
E non può mancare anche un grazie particolare a fra Luigi Bertié, direttore dell’Ufficio Catechistico della diocesi di Gorizia, e a tutti i suoi collaboratori che hanno organizzato l’interessantissima uscita a Verona.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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