Non solo professione ma responsabilità sociale

Il giornalismo non è soltanto una professione ma anche una responsabilità sociale. Quella di cercare, ascoltare, verificare e restituire alle persone una realtà il più possibile veritiera. È attorno a questo principio che si è sviluppata la tre giorni della Scuola “Giancarlo Zizola” organizzata da UCSI ad Assisi, che ha riunito dal 30 ottobre al 1° novembre giornalisti e aspiranti tali per riflettere sul futuro dell’informazione e sul suo ruolo a servizio della democrazia in un mondo in cui ormai l’Intelligenza artificiale pare onnipresente.
Dopo i saluti del presidente nazionale Vincenzo Varagona, della vicepresidente Maria Luisa Sgobba e del presidente della FISC Mauro Ungaro, la prima giornata di interventi è stata aperta dal professore di Sociologia politica Roberto Barbeito, dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid, che ha raccontato la crisi dei corpi intermedi e la crescente perdita di fiducia nelle istituzioni, richiamando la necessità di riportare al centro la dignità umana. A seguire, la giornalista e conduttrice Rai Francesca Fialdini ha ricordato, attraverso il tema del disagio giovanile, quanto sia importante dare voce a chi ha bisogno di essere ascoltato, mentre il giornalista e formatore Gigio Rancilio ha invece approfondito il rapporto tra Intelligenza artificiale e informazione, interrogandosi sulle opportunità e sui rischi di una tecnologia sempre più presente nella professione.
Il confronto è proseguito con i laboratori di Francesco Pira e dello stesso Rancilio, dedicati alla disinformazione e all’utilizzo dell’IA. Tra i temi emersi, il valore del pensiero critico e la necessità di non affidarsi passivamente alle informazioni che circolano sulle piattaforme digitali. L’Intelligenza artificiale può essere un supporto, ma non è un oracolo: verificare le fonti e assumersi la responsabilità di ciò che si pubblica resta compito del giornalista. Accanto alla formazione teorica, non è mancata la possibilità di mettersi alla prova con “Giornalisti in Gioco”: un’occasione per confrontare idee, approcci diversi e conoscere altri corsisti, ciascuno con il proprio percorso e la propria esperienza professionale.
Nell’ultima giornata, dopo la celebrazione della messa, si è svolta la premiazione del concorso “Parole in costruzione” promosso da UCSI Marche.
A vincere è stata Enrica Majo con “Vittime invisibili”, menzione speciale per Benedetta Torsello con il suo “Masala e patriarcato”. I saluti conclusivi hanno chiuso tre giornate di confronto e incontro ma anche di crescita personale e professionale, ricordando il valore di un giornalismo chiamato a garantire un’informazione veritiera e verificata capace di alimentare il pensiero critico.

Francesca Diviacchi


Prendersi cura della notizia

A tracciare, da otto anni a questa parte, un segno concreto nei vari appuntamenti organizzati della Scuola di Assisi è stata, anche in questa edizione, la delegazione del Friuli Venezia Giulia. Sette i membri in trasferta: dal presidente Salvatore Ferrara, al socio e delegato per la Scuola di Assisi Guido Baggi e alla componente di Giunta nazionale Luisa Pozzar, dal responsabile del “Comitato delle 5 M” Ivan Bianchi a Enrico Valentinis, facente parte del gruppo comunicazione, fino alle due nuove corsiste della Scuola, Francesca Diviacchi e Selina Trevisan. Una presenza, quella friulana, che si è inserita anno dopo anno non solo come partecipazione fisica ai lavori proposti, ma anche come contributo di confronto e crescita professionale all’interno di un percorso formativo che, nel corso del tempo, sta divenendo sempre più centrale nell’universo del giornalismo cattolico italiano.
Tanti e svariati i temi trattati durante la tre giorni assisana: centrale il ruolo del “fare di più” e della

La delegazione Ucsi FVG

ricerca di una “notizia artigianale” che, attraverso interviste a varie ed eterogenee figure del mondo della comunicazione e del giornalismo, hanno definito il ruolo delle “5 M” a supporto del Position Paper ideato e pubblicato da Ucsi a partire dal 2023, pensato per rendere il giornalismo uno strumento deontologicamente più accurato e rispettoso, fornendo così al cronista ulteriori elementi di ricerca e analisi rispetto alle tradizionali ’5 W’ anglosassoni. Un impianto metodologico che punta a invitare chi fa informazione a non fermarsi alla mera raccolta dei fatti ma a interrogarsi anche sul contesto, sulle fonti, sulle responsabilità e sulle conseguenze di una notizia, restituendo al lettore un racconto molto più completo, consapevole e attento.
“Poter essere presente a varie edizioni della Scuola di Assisi, prima come presidente regionale FVG e, da quasi cinque anni, come componente di Giunta nazionale, e intravedere i piccoli o grandi frutti di questo lavoro corale, è una possibilità davvero preziosa per me” ha commentato la componente di Ucsi FVG e membro del Consiglio nazionale Luisa Pozzar. “Portare lo sguardo della periferia nel cammino della Giunta nazionale, credo possa essere un valore aggiunto per il cammino associativo; credo molto nell’importanza di mettere a disposizione le capacità e le sensibilità di ognuno per il bene dell’associazione e perché i giovani che si avvicinano a Ucsi possano trovare uno spazio accogliente nel quale potersi confrontare sui temi della professione. Anche da questa edizione della Scuola porto a casa tanta sincera gratitudine”.

Enrico Valentinis


Per un nuovo giornalismo al servizio della democrazia

La carta deontologica delle 5M continua ad essere il filo conduttore dell’impegno di Ucsi per un giornalismo costruttivo e generativo a tutela della democrazia. Il position paper ha infatti trovato spazio durante i lavori della Scuola di Giornalismo di quest’anno che ha raccolto i primi frutti di questo lavoro avviato due anni fa e allo stesso tempo ha tracciato la strada per continuare ad insistere su una rinnovata professione.
Più domande, più fonti, più tempo, più linguaggi (quindi più punti di vista) e più umanità sono le 5 “more” (“più”, in inglese) ideate da tanti giovani giornalisti e aspiranti per attuare un giornalismo responsabile al servizio della democrazia in modo da guidare il lettore – e lo stesso professionista – a saper leggere le complessità che si presentano davanti ai propri occhi.
A tutto questo vanno unite comprensione ed empatia. Due qualità che non guastano per raccontare ciò che ci circonda, ciò che alla fine riguarda tutti noi: la comunità. Tradotto in altre cinque parole: pluralismo, qualità, uguaglianza, partecipazione e inclusività.
Le 5M propongono così di ricomporre le fratture generazionali che si sono create in modo da costruire ponti per ricostruire il tessuto democratico.
Le tradizionali 5 W “ribaltate” sono una “tensione continua”, non una conclusione. Chiedono appunto di continuare ad essere quel seme generativo che permette di colmare solitudini e di cogliere le attese di tanti.
Da tutto questo, potrebbe nascerne una sesta: più artigianalità nella e per la notizia. Un’artigianalità necessaria per non diventare “impiegati della notizia” al punto di perderla di vista e di seppellirla. Una artigianalità che deve prevalere sull’imperativo dilagante dell’essere primi.
Un pericolo che ci porta a divorare tutto senza però gustarsi nulla. Evitare sensazionalismo e approssimazione si deve. Lavorare per una coerenza tra titolo e testo, altrettanto. Solo se l’etica tornerà a scorrere nel DNA di chi fa informazione, avremo abbattuto il nuovo nichilismo che minaccia sempre più le nostre redazioni che sono il primo laboratorio di democrazia. Un laboratorio appunto, artigianale.

Salvatore Ferrara, presidente Ucsi FVG