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Quello che ci insegna la crisi della Eaton

La mancanza di specializzazione è uno degli ostacoli alla ricollocazione dei lavoratori delle industrie in crisi. La solidarietà della Chiesa locale

Parole chiave: operai (1), Eaton (5), industria (5)
Quello che ci insegna la crisi della Eaton

L'annunciata chiusura della Eaton di Monfalcone sembra ormai, purtroppo, divenire realtà essendo   falliti tutti i tentativi attuati, ad ogni livello istituzionale, per scongiurare la  fine di questa importante realtà industriale.
L’amarezza espressa, sulla stampa, dal vice presidente della Giunta Regionale dopo l’incontro tenutosi a Roma con la proprietà, in merito alla freddezza e all’indisponibilità con cui quest’ultima ha accolto le possibilità di un ripensamento, segna  la chiusura di ogni speranza.
Così stando le cose, per le maestranze dirette e per quelle indirette, si prospettano tempi davvero bui e difficili.
Ancora una volta, nell’Isontino, un’industria chiude, licenza e se ne va lasciandosi dietro centinaia di  disoccupati senza prospettiva alcuna, perlomeno immediata.
Abbiamo assistito, nel recente passato, a numerose riconversioni produttive che, pur mettendo in conto una riduzione di personale (con conseguenti, inevitabili sacrifici delle maestranze), rimanendo nel territorio, garantiva una speranza di futura ripresa.
Così sembra non essere per la Eaton.
Si comincia, quindi, ad accennare alla ricollocazione delle maestranze.
Dico accennare perché, a mio parere, viste le esperienze precedenti, le parole dovrebbero essere accompagnate dai fatti.
Si parla, da più parti di inserire i lavoratori della Eaton nelle realtà del  sistema produttivo attualmente non in crisi.
Dovrebbero essere fatte immediate richieste di quali siano le professionalità che il mercato del lavoro richiede e quali percorsi vadano seguiti per poter esservi immessi.
Recentemente, l’inserto economico del quotidiano  "Il Piccolo" riportava la notizia che il Gruppo Carraro di Padova (proprietario dell’ex OMG di Gorizia) ricercava, senza riuscire a trovare, 200 lavoratori specializzati in macchine ad alto contenuto informatico e tecnologico.
Per inciso, non si comprende perché, al momento della chiusura dell’OMG, o poco prima, tale proprietà non avesse ritenuto di far frequentare ai propri dipendenti, se d’accordo, un corso di riqualificazione in tal senso, anziché metterli sulla strada.
Di mancanza di specializzazione, parla anche l’Agenzia Regionale del Lavoro nel suo recente report sullo stato occupazionale del Friuli Venezia Giulia.
Quindi, il vero problema è la specializzazione che i lavoratori possono offrire.
Senza entrare nella libertà di scelta delle imprese (ritenuta sacra sia da destra che da sinistra) la politica dovrebbe riuscire a governare il sistema  attivando processi professionali che, alla loro conclusione, garantiscano prospettive sicure di lavoro sia ai giovani che escono dalla scuola  impreparati ad affrontare il mondo lavorativo sia ai nuovi disoccupati che pagano un caro prezzo sull’altare del profitto.

La vicinanza della Chiesa locale

I credenti, le parrocchie del Mandamento e della diocesi goriziana, sono vicini alle maestranze della Eaton ed a quanti vivono e soffrono a causa delle difficili condizioni di lavoro causate dalle crisi e trasformazioni ma anche dalla carenza di programmazione e di pianificazione.
La dottrina della Chiesa nel sociale e le testimonianze -più volte espresse dalla presenza di papa Francesco sui luoghi di lavoro e dalla chiesa in occasione del non dimenticato giubileo celebrato proprio a Monfalcone- impegnano tutti a una forte coerenza con le parole della fede, ma anche invitano ad una coraggiosa presenza profetica ed in specifico gli imprenditori secondo una logica etica che privilegia il lavoro e la dignità.
La nostra solidarietà - già testimoniata dall’arcivescovo Carlo Redaelli che, accolto sulla porta dello stabilimento, non ha mancato di solidarizzare con gli operai ed i sindacalisti - si rinnova proprio nella consapevolezza della necessità di un ritorno ad atteggiamenti di umanità fra le persone soprattutto quando sono colpite nella loro dignità; di condivisione con la necessità di abbandonare false teorie sulla capacità del mercato da solo di guarire le disparità e di rispondere alla giustizia; infine, di riconoscere che solo una moralità coraggiosa potrà rispondere ai rischi della desertificazione e ai miti delle delocalizzazioni.
I lavoratori dell’ EATON, accorsi a ringraziare l’arcivescovo per la sua presenza solidale, hanno detto questo con una forte stretta di mano e con  la richiesta di una preghiera perché il futuro delle loro famiglie e della loro sorte sia meno precario possibile.

don Renzo Boscarol
decano di Duino-Monfalcone-Ronchi

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