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Il "Policoro" sbarca in diocesi

Il Progetto promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana ha dato vita negli anni a numerose esperienze lavorative tra consorzi, cooperative e piccole imprese

Il "Policoro" sbarca in diocesi

Il Progetto Policoro è attivo in Italia da più di vent’anni e in quest’arco di tempo ha dato vita a centinaia e centinaia di esperienze lavorative tra consorzi, cooperative e piccole imprese, creando di conseguenza migliaia di posti di lavoro. Promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e nato su iniziativa di don Mario Operti, il Progetto Policoro sbarca oggi anche nella nostra Diocesi. Incaricato per questo programma è Matteo Tossut, insegnante di religione che abbiamo incontrato per farci raccontare dalla sua voce come stia procedendo la necessaria - e impegnativa - formazione e come si procederà all’attivazione vera e propria del Progetto.

Matteo, come ti sei avvicinato al Progetto Policoro?

Il vescovo Carlo due anni fa ha espresso il desiderio di portare il progetto, da oltre vent’anni presente sul territorio nazionale, anche all’interno della nostra Diocesi. Don Paolo Zuttion, che conoscevo per il mio percorso di studi, mi ha proposto di prendere parte al percorso di formazione per l’attivazione del programma, che unisce pastorale giovanile e mondo del lavoro. Ho subito dato la mia disponibilità ed ho iniziato la preparazione.

In cosa consiste il programma formativo?

La formazione è interregionale, ci sono tre incontri l’anno, un campo estivo e cinque giorni di formazione ad Assisi. Oltre a ciò, c’è tutta una parte di formazione on - line, con un incontro al mese della durata di un paio d’ore, abbinato a materiale da studiare e a compiti da svolgere. È una vera e propria scuola e richiede molto impegno.
In Diocesi, in questo momento, mi occupo solo io di questo progetto e sto cercando di capire come poterlo sviluppare qui sul territorio.
Proprio in questo periodo inoltre sto collaborando con il vescovo per la Giornata Nazionale del Ringraziamento, mentre - guardando un po’ più a lungo termine - si sta pensando di realizzare un percorso dopo - cresima per aiutare i ragazzi sia nell’evangelizzazione, sia nel sviluppare le loro idee sul lavoro e portare un po’ del messaggio della Dottrina sociale della Chiesa in questo campo. Si tratta quindi di organizzare qualcosa di concreto per loro. La fascia d’età che desideriamo coinvolgere è quella compresa tra i 18 e i 25 anni, quella che si trova ad affrontare generalmente il primo inserimento lavorativo.

Dal punto di vista prettamente occupazionale, cosa intendete strutturare per questi ragazzi?

Contiamo di creare una specie di "centro d’ascolto" per giovani imprenditori, dove possano trovare contatti e informazioni, accompagnandoli poi in una parte formativa e dando loro un aiuto concreto: se un ragazzo si avvicina con un’idea, la studiamo ed elaboriamo insieme, realizziamo un percorso per portarla a compimento, lo coadiuviamo per migliorare l’idea e svilupparla, aiutandolo a reperire fondi e finanziamenti. Un vero e proprio accompagnamento imprenditoriale.

Rispetto al sud Italia - dove il progetto è iniziato - che ha delle esigenze un po’ diverse in fatto di accompagnamento ai giovani e lavoro, com’è stato strutturato qui al nord?

Il progetto è stato molto trasformato, perché appunto al sud ci sono esigenze diverse. In Friuli Venezia Giulia quella goriziana sarà la prima esperienza del Progetto Policoro, in Veneto - a Padova - è anche partita da poco la formazione di un responsabile, il progetto avrà caratteristiche simili al nostro; queste due esperienze sono le uniche per il momento a livello Triveneto.

In questi anni sul territorio nazionale, cos’ha portato il Progetto Policoro?

Le iniziative imprenditoriali sono molteplici. Quelle che più mi hanno colpito, sono la presa in carico di un terreno - al sud - che era stato confiscato alla mafia, bonificato e utilizzato per l’agricoltura. Un altro progetto interessante ha visto la realizzazione di un parco giochi in una zona molto periferica e problematica a livello strutturale, sempre al sud.
Il senso di questo progetto è aiutare i ragazzi a non andare via dall’Italia, a rimanere nel proprio territorio e a svilupparne le caratteristiche, le peculiarità.

I prossimi passi - che, tra l’altro, saranno i primi - del Progetto Policoro nella Diocesi di Gorizia?

Da quest’anno scolastico entreremo nelle scuole superiori, un passo avanti per avvicinarsi ai ragazzi e vedere se c’è qualche "spinta" imprenditoriale. Illustreremo il progetto e, se qualcuno di loro avrà piacere di proporre un’idea, potrà contattarci e insieme potremo sviluppare il suo programma, lo aiuteremo. Spesso ci sono molte belle idee imprenditoriali tra i ragazzi ma non sanno come realizzarle perché ancora non conoscono i vari iter burocratici che stanno dietro la realizzazione di un progetto; trovare un appoggio su persone formate, un aggancio e la possibilità di essere formati su un determinato campo d’interesse, certamente è un grande aiuto e li facilita.
Guardando al territorio, bellissimo e ricco di caratteristiche, ci sono tantissime cose da poter proporre, penso ad esempio a tutta la zona del Carso, dove si potrebbero sviluppare iniziative interessanti.
Tracciando una linea temporale, credo che tra circa quattro anni potrebbero partire i primi progetti imprenditoriali da parte dei giovani del territorio diocesano.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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