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I beni ecclesiatici e culturali: un elenco di danni e rovine

Se soltanto nella Diocesi di Macerata sono 150 le strutture danneggiate sulle 188 presenti, è facile immaginare come la situazione nei piccoli centri sia ancora più grave anche da questo punto di vista

Parole chiave: Terremoto Centro Italia (5), neve (3), Marche (2)
I beni ecclesiatici e culturali: un elenco di danni e rovine

Terremotato tra i terremotati. Il Cristo del Santuario del Santissimo Crocifisso di Treia (MC) è uno dei simboli della situazione aggravatasi, mese dopo mese, dal 24 agosto 2016.
I beni ecclesiali e, più generalmente, culturali delle provincie marchigiane, in particolare quella di Macerata, costituiscono un lungo elenco rispetto ai danni causati dal sisma.
Emergenze che vanno ad aggiungersi alla perdita incommensurabile di vite umane: chiese chiuse, case d’accoglienza distrutte e musei inagibili. Sintesi impietosa della quale hanno preso atto gli operatori diocesani, la Protezione civile, Legambiente e le tante Associazioni di volontariato impegnate nella loro salvaguardia.
Rispetto agli edifici di culto, emblematica è la condizione del Centro storico di Macerata affrontata dal vescovo mons. Nazzareno Marconi. Nel cuore del capoluogo è agibile la sola Basilica della Mater Misericordiae (del 1447), mentre è inaccessibilità la Cattedrale di San Giuliano (nota fin dal X secolo). Più periferica, chiusa anche la Chiesa delle Vergini (1550), all’interno della quale era contenuta l’Adorazione dei Magi (1587) del Tintoretto, ora posta in sicurezza nei musei civici di Palazzo Buonaccorsi. Sempre nel Maceratese, dopo gli eventi sismici del 26 e del 30 ottobre 2016, lesionate l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra (sorta nel 1142), a Urbisaglia (MC), parzialmente riaperta, l’antica Abbazia di Rambona (891-898), a Pollenza (MC), e la Basilica di San Nicola (1465), a Tolentino (MC), per la quale il Politecnico di Torino e l’Università giapponese di Nagoya hanno stretto un "accordo di cooperazione strategica" con il Comune per un continuo monitoraggio post sisma.
Se soltanto nella Diocesi di Macerata sono 150 le strutture danneggiate sulle 188 presenti, è facile immaginare come la situazione nei piccoli centri, anche da questo punto di vista, sia ancora più grave. Paesi dove fede e cultura si legavano con il turismo, come nelle Domus Laetiziae e Monte Bove, a Frontignano di Ussita (MC), delle quali rimangono soltanto i ricordi.
Mentre tutti gli operatori si sono trovati d’accordo sul recupero immediato delle opere d’arte esposte negli edifici danneggiati, non si può dire lo stesso riguardo a dove destinare tale patrimonio.
Un appello delle ultime ore è stato lanciato dal vescovo di Camerino (MC), mons. Francesco Brugnaro, Arcidiocesi in cui risultano 300 le chiese coinvolte dal terremoto. Mons. Brugnaro ha invitato a ragionare sulla possibilità di non spostare i vari capolavori, realizzando una mostra tra la stessa Camerino, Matelica (MC) e San Severino Marche (MC), anche in una futura ottica turistica. I Sindaci del "cratere" non hanno però risposto in maniera univoca rispetto a possibili "delocalizzazioni" dal cratere.
Tra gli accordi già in essere, la collaborazione tra otto Primi cittadini ha dato vita alla mostra "Capolavori Sibillini - L’arte dei luoghi feriti dal sisma", dal 19 febbraio al 1° ottobre a Palazzo Campana, Osimo (AN), promossa dal critico d’arte Vittorio Sgarbi.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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