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Chi sono i richiedenti asilo?

Intervista a Simone Orsolini della Cooperativa sociale Murice, responsabile della gestione dell'accoglienza presso il Dormitorio Faidutti e la sede Caritas

Parole chiave: Simone Orsolini (1), Caritas (73), richiedente (6)
Chi sono i richiedenti asilo?

Nonostante i trasferimenti di migranti da parte della Questura verso gli Stati di competenza ufficiale continuino, si assiste in città ancora a una presenza consistente di richiedenti asilo. Chi si trova quindi attualmente a Gorizia e dove trova assistenza primaria? Abbiamo cercato di fare chiarezza su questi punti con il dott. Simone Orsolini della Cooperativa sociale Murice, responsabile della gestione dell’accoglienza presso il Dormitorio Faidutti e la sede Caritas.

Qual è la situazione dell’accoglienza al Dormitorio Faidutti in quest’ultimo periodo? Chi sono le persone ospitate?
Innanzitutto va ricordato che il Dormitorio Faidutti ha una disponibilità totale di 67 posti letto, di cui 30 in convenzione con la Prefettura. Attualmente stiamo lavorando a regimi ridotti a causa di un problema in una delle stanze, per cui in questo momento i posti sono 47.
Posso dare dei dati aggiornati al 3 maggio: dei 47 posti disponibili, 37 erano occupati da richiedenti asilo che hanno formalizzato la richiesta di protezione internazionale qui a Gorizia e che pertanto hanno diritto ad entrare nel circuito ufficiale di accoglienza. Queste persone, dopo essere transitate in dormitorio, verranno sistemate in strutture governative o comunque convenzionate.
In ogni caso su queste richieste verrà fatta una verifica per accertare se l’Italia sia il Paese di primo ingresso o se sia già stata fatta una richiesta in un altro Stato europeo - in questo caso si parla dei "casi Dublino".
C’erano poi 4 persone che sono richiedenti asilo già protetti ma che non possono rientrare nei circuiti dell’accoglienza per vari motivi - ad esempio perché hanno volontariamente deciso di interrompere l’accoglienza sul territorio per spostarsi in altre città - e che trovano accoglienza presso strutture private come appunto la Caritas.
Ci sono infine altri 6 ospiti - italiani e stranieri - ad altro titolo, non richiedenti asilo ma con altre storie di difficoltà alle spalle.

C’è poi la sede Caritas, che in quest’ultimo periodo sta accogliendo per il ricovero notturno molte persone. Quali sono le cifre?
Attualmente su 43 ospiti, 32 sono "casi particolari". Andrebbe indagata singolarmente ogni situazione, ma in linea di massima la maggior parte di questi - che siamo costretti ad accogliere in via emergenziale - non hanno più diritto all’accoglienza ufficiale, dal momento che ne hanno già usufruito in passato ma si sono poi allontanati volontariamente dal territorio di Gorizia, per poi doverci ritornare per l’intervista presso la Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale o per il rinnovo del permesso, che può essere rinnovato solamente ottenendo una dichiarazione di ospitalità, ovvero dimostrando di avere un domicilio.
Buona parte delle persone ospitate qui sono in attesa di trovare il modo di avere un indirizzo, un’ospitalità, per poter rinnovare il permesso. Una volta ottenuto il rinnovo, se non hanno altri interessi sul territorio, se ne allontanano nuovamente.

Quindi, linearmente, qual è il percorso per così dire "standard" di una persona che vorrebbe ottenere lo status di rifugiato?
Si arriva in Italia, nel nostro caso a Gorizia, e presso la Polizia di Frontiera o all’Ufficio Immigrazione della Questura si manifesta la volontà di richiedere asilo. Una volta manifestata questa volontà, si viene accompagnati alla registrazione del fotosegnalamento (foto e impronte digitali) e viene dato un appuntamento per la compilazione del "modello C3", ovvero il modello di formalizzazione della Richiesta di Asilo europeo, che richiede varie informazioni sulla storia personale, la situazione famigliare, il viaggio compiuto e sulle motivazioni che spingono a presentare la domanda di asilo.
Fatto questo, viene rilasciato un attestato nominativo, un primo documento d’identità, in attesa di verificare la situazione - se sia o meno un dublinante -; si entra così nel circuito ufficiale dell’accoglienza.
Se non vengono riscontrate domande di asilo già presentate in altri Paesi, il percorso è quindi molto lineare: dall’hub del dormitorio (primissima accoglienza) a una struttura di prima accoglienza - un Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) o un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) - per poi auspicare di essere accolti nel secondo livello di accoglienza che è lo SPRAR - Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati - .

Come mai tanti scelgono di "tentare" l’ottenimento dello status in Italia, pur avendo presentato domanda già in un altro Stato UE?
Credo dipenda da una differenza di vedute sulla valutazione della situazione di rischio nel Paese di provenienza. In Italia c’è una sensibilità maggiore nei confronti di determinate situazioni, come ad esempio verso alcune zone del Pakistan.
Formalmente il Pakistan non è un Paese in conflitto, ma in alcuni territori la repressione, le intimidazioni verso la popolazione - soprattutto nell’area al confine con l’Afghanistan - sono molto forti e sussiste una situazione di violenza generalizzata.
La Germania, per citare uno Stato UE, è per così dire più selettiva: se sei pakistano allora posso far applicare la clausola della "protezione interna" (far spostare l’individuo in una zona più sicura all’interno dello stesso Paese, chiedendo protezione a quest’ultimo), mentre l’Italia è più sensibile e se ritiene che vi sia un effettivo pericolo per l’incolumità della persona, valuta se concedere una protezione sussidiaria o, in ultima istanza, una protezione umanitaria - ovviamente se viene dimostrato di risiedere in ben determinate regioni del Paese -.
Questo comporta che i Pakistani che formalizzano la domanda una prima volta in Germania, la vedono rigettata; tentano quindi altre strade per trovare aiuto e provano quella italiana perché appunto più "attenta" a determinate situazioni di pericolosità.
Una volta verificata però la presenza di una doppia domanda di asilo (casi Dublino), la persona viene rimandata nello Stato di prima registrazione, che ne ha la competenza; sarà questo a valutare se rimpatriare la persona o rivalutare la sua richiesta.

Perché alcuni migranti decidono di affidarsi solo a un’accoglienza temporanea o, se entrati nei circuiti di assistenza, a un certo punto di uscirne?
Alcuni decidono di spostarsi perché attirati da qualche offerta, da proposte allettanti, magari lavorative, in altre parti d’Italia, spesso presentate da amici o dalla comunità di riferimento. A volte dopo mesi in accoglienza qui a Gorizia, vedendo che purtroppo sul territorio - soprattutto dal punto di vista lavorativo - le possibilità sono poche, tentano su territori più vasti e appetibili, come le grandi città.
C’è poi un fenomeno relativamente recente: sembra che adesso non sia nemmeno più "appetibile" formalizzare la richiesta di asilo qui a Gorizia; alcuni richiedenti arrivano in città, si fermano per una notte o due al massimo qui in Caritas, in un’accoglienza informale, per poi spostarsi in altre città, dove presentano la domanda appunto presso un’altra Questura.

Come vede l’andamento prossimo dei flussi d’ingresso in città? L’apertura di una Commissione territoriale su un’altra città della Regione, a suo avviso sposterà o interromperà gli ingressi?
Tendenzialmente qualcosa si dovrebbe spostare; ovviamente la certezza che effettivamente qualcosa cambi, non c’è.
Personalmente l’apertura di una nuova Commissione non credo possa essere un fattore attrattivo così potente da poter veramente ridefinire la geografia dei flussi.

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