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Orchestra giovanile "San Giusto": un’autentica fucina di talenti

La compagine musicale si esibirà domenica 26 alle 20.45 al Bratuž nell’ambito delle manifestazioni per la Giornata contro la violenza sulle donne

Parole chiave: Orchestra giovanile San Giusto (1), talento (2)

Musica come arte, occasione di elevazione spirituale, di aggregazione, di sensibilizzazione riguardo alle tematiche più delicate ed attuali.
Con queste premesse nasce l’orchestra giovanile San Giusto, un’autentica fucina di giovani talenti che nel nome della passione per la musica coniugata con il loro percorso di fede mettono a disposizione tempo ed energie per la collettività. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne l’orchestra si esibirà a Gorizia con musiche di Vivaldi, Rossini, Mozart, Puccini, Verdi, coinvolgendo solisti e realtà corali del territorio domenica 26 novembre alle 20.45 al teatro Bratuž a Gorizia (informazioni e prevendita sui biglietti presso Libreria Ubik Gorizia - Corso Verdi 119).
Don Lorenzo Magarelli, sacerdote, musicista e fondatore dell’orchestra ci ha aiutato a capire come con la musica si possa fare aggregazione giovanile in un contesto di fede, dentro e fuori dalla liturgia, rileggendo per i lettori di Voce la breve storia dell’Orchestra giovanile San Giusto.
Ordinato presbitero nel 1999, Magarelli ha conseguito la licenza in Teologia con specializzazione in Catechetica presso la Pontificia Università Salesiana e il dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana, pubblicando la Dissertazione nel 2013. E’ parroco della parrocchia di Santa Caterina in Trieste, docente al Seminario Interdiocesano e all’ISSR "Ermacora e Fortunato", è diplomato in flauto traverso presso il conservatorio Tartini.

Come altre esperienze artistiche, la musica nasce da una ricerca di senso, da una domanda e da una tensione verso  l’assoluto. In ambito cristiano si può parlare quindi di una "teologia della musica"?
Si può parlare certamente di teologia della musica: almeno fino all’apparire delle avanguardie nel ’900 c’è un felice connubio tra mistero cristiano e arte ed in particolare arte musicale: tutti i grandi compositori parlano di teologia in musica nel mistero cristiano. La musica è la forma d’arte che è la più feconda per una ricerca di senso perché non è mediata da parole, descrive  stati dell’animo, paesaggi interiori, misteri, spaziando senza alcun problema  non essendoci presente la parola che costringe ad inquadrare i concetti verbalmente.
Per la mia vocazione di uomo di fede e sacerdote  la musica è stata fondamentale per due motivi: in primo luogo la musica educa una parte dell’anima che solo lei sa educare, una delle zone più profonde:  l’uomo senza musica rimane muto, sordo, cieco; in secondo luogo perché -come tutti i musicisti sanno- suonare impone di andare oltre lo spartito, le note, entrare ed interpretare ciò che si legge: questa è stata per me una delle prime intuizioni di fede: spingersi oltre il visibile e il sensibile.
Sicuramente la musica è fondamentale  nella visione della fede cristiana: Johann Sebastian Bach, uno dei più grandi musicisti cristiani, fa teologia in musica nell’epoca barocca, Mozart ha saputo mettere in musica i grandi problemi della vita, Beethoven ha scritto grandi pagine di teologia musicale, solo per citarne alcuni. In questi autori c’è uno specifico cristiano, più ci si inoltra verso l’Illuminismo e il romanticismo più sono presenti divergenze dal punto di vista della fede e della dottrina. Tuttavia il teologo e il credente in quanto tale non può vivere senza la musica, che è respiro della preghiera.

Benedetto XVI nel 2015 ha affermato che la musica sacra occidentale dei "grandi" Palestrina, Bach, Mozart, Bruckner è qualcosa di unico al mondo che non ha uguali in altre culture, testimonianza di un genuino incontro con la Verità del Cristianesimo da parte di questi autori. L’ascolto di un oratorio sacro piuttosto che di una messa può ancora scaldare il cuore dell’uomo del 2017 e direzionarlo a una ricerca della verità in senso cristiano?
Sicuramente l’esperienza cristiana sa dare una musica unica nel suo genere perché celebra il mistero per eccellenza che è Dio che si rivela a ciascuno di noi. Non è semplicemente espressiva di stati dell’anima o portatrice di esperienze di trance o soprannaturali, dice l’indicibile, come ci ricorda la grande conversione di Paul Claudel a Notre Dame durante il canto del vespro.
Ancora oggi la musica sa parlare al cuore e può far fare all’uomo l’esperienza del vero e quindi del bello, percorrendo quella via pulchritudinis che molti -anche nella Chiesa- sembrano avere abbandonato, ben esplicitata nella grande riflessione estetica di Von Balthasar. Oggi anche la Chiesa soffre di un funzionalismo diffuso, disponiamo di luoghi e strutture molto spesso vuote, senz’anima.
Dovremmo imparare nuovamente a mantenere assieme le bellezza e verità di ciò che diciamo e a non disgiungerle mai: abbiamo un po’perso questa capacità. Proviamo a pensare alla gratificazione e al beneficio umano e spirituale di un fedele che in epoche passate, partecipando alla liturgia ammirava in chiesa grandi opere d’arte, ascoltava grande musica e udiva sermoni e omelie di sacerdoti che erano molto spesso letterati. L’arte cristiana e nello specifico la musica è efficacie perché unisce forma e contenuto, e in questo, come ho detto, ci viene in aiuto la preziosa teologia di Von Balthasar.

Nella sua diocesi ha sempre avuto una particolare attenzione ai giovani, oggi la ritroviamo fra i fondatori dell’Orchestra Giovanile San Giusto, una bella esperienza per unire musica, fede e giovani…come nasce questo progetto?
Nasce sicuramente dalla mia formazione personale di musicista e dalla passione che ho sempre avuto nel coltivare l’idea che nella Chiesa abbiamo bisogno di bellezza e quindi di bella musica che dovrebbe essere un’ospite bene accolta ma spesso è mal sopportata. Nasce dall’attenzione che il sinodo diocesano vuole dare ai giovani. Passione per la musica e attenzione ai giovani fa riscoprire una realtà che era usuale nelle nostre diocesi ed è comune oggi nelle nostre diocesi  confinanti: fare musica coinvolgendo giovani strumentisti che mettono a disposizione il loro tempo per un progetto comunitario: a Vienna, Lubiana, Salisburgo e nei paesi nordici in generale è ancora una consuetudine ininterrotta.
La nostra orchestra ha come scopo non l’eseguire semplicemente concerti ma il sapere riuscire a ricreare un nuovo connubio fra Vangelo e arte, con la musica fatta bene in relazione ai giovani; il nostro è un raro esempio in cui sia i musicisti che i direttori sono giovani, è un’orchestra realmente e non solo nominalmente giovanile. Ha mosso i primi passi nell’ottobre 2015 con vari concerti spirituali in occasione del giubileo, come commenti musicali alla parabola del padre misericordioso, sempre nel tentativo di rendere efficacie questo connubio fra annuncio evangelico ed arte.

E dopo i primi passi anche l’esperienza a Roma, in pellegrinaggio da Papa Francesco…
Ci sono stati due eventi concomitanti: il 555° anniversario della canonizzazione di Santa Caterina da Siena ad opera di papa Pio II che fu vescovo di Trieste e il pellegrinaggio diocesano con la consegna al Santo Padre dei documenti del Sinodo.
Abbiamo pensato che Trieste poteva offrire alla città di Roma un concerto che ricordasse questi due eventi. In collaborazione con il teatro Verdi di Trieste abbiamo vissuto con grande emozione un bel concerto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva ed abbiamo animato la celebrazione eucaristica il giorno della festa di santa Caterina nella Basilica di san Pietro, eseguendo la Missa Brevis di W.A. Mozart non come uno spettacolo ma attuando una liturgia partecipata, anche secondo le direttive dei cerimonieri della basilica. Eseguire e ascoltare Mozart a san Pietro, con tutto ciò che questa basilica rappresenta è stata per tutti un’esperienza musicale e di fede notevole ed emozionante per tutti, specialmente per i giovani musicisti.

Quindi ancora oggi con le premesse giuste, senza protagonismi o esibizioni fini a sé stesse è possibile eseguire grande musica nella liturgia anche coinvolgendo realtà giovanili come questa, facendola veramente risuonare come linguaggio di Dio fra gli uomini?
Certamente nell’ordinarietà è molto difficile, soprattutto per la mancanza di mezzi e per il fatto che ormai molta musica colta non è utilizzabile nella liturgia. E’ sicuramente il momento di riprendere in mano la questione cum grano salis per costruire qualcosa di bello e di buono, con la capacità di dosare sapientemente registri, piano, forti e  sfumature, mantenendo  un certo equilibrio senza cadere nelle due esagerazioni di manierismo estetizzante e del presappochismo liturgico.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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