Editoriali
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Farsi pellegrini con Maria

Capita di imbattersi nelle nostre chiese in pale d’altare di cui si può solo intuire l’originaria bellezza che la patina del tempo impedisce oggi di cogliere.

Quando si riesce ad avviare un intervento di pulizia, togliendo per di più le aggiunte imposte alla tela da qualche improvvisato ed improvvido restauratore, tornano finalmente alla luce i colori voluti dall’autore dell’opera: il silenzio è allora il sentimento che meglio esprime lo stupore per ciò che è sempre stato sotto i nostri occhi ma che non siamo mai riusciti a vedere.
Papa Francesco, a Fatima, a cento anni dall’incontro che sconvolse la vita di tre ragazzini di quello che allora era soltanto uno sconosciuto e sperduto villaggio della campagna portoghese, ha voluto ancora una volta chiarire i contorni di un’immagine come quella di Maria che troppo spesso risulta deturpata e stravolta da visioni stereotipate e devozionistiche mosse, talvolta, da interessi personali e mondani o dalla ricerca del senzionalistico a tutti i costi.
Farsi “pellegrini con Maria" è stato, quindi, l’invito che Jorge Bergoglio alla luce del Vangelo, ha rivolto e rivolge a ciascuno di noi: l’unica strada percorribile per ritornare all’essenziale del nostro Credo.
"Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto virale, essenziale e provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù e che apre a noi la via che a Lui ci conduce". Sono parole che pronunciò Paolo VI, nel 1970, a Cagliari durante la visita al santuario di Bonaria e che Francesco ha voluto riprendere aggiungendo però una domanda: "Quale Maria (seguiamo)?". "Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la ’via stretta’ della croce, donandogli l’esempio o invece una Signora ’irragiungibile’ e quindi inimitabile? La ’Benedetta per avere creduto’ sempre ed in ogni circostanza alle parole divine o invece una ’Santina’ alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo? La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante, o invece una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che la vedono tenere fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire: una Maria migliore del Cristo, visto come Giudice spietato; più misericordiosa dell’Agnello immolato per noi?".
Ed ancora: "Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre - come manifesta il Vangelo - che sono perdonati dalla sua misericordia". "Dobbiamo anteporre - ha esortato il Papa - la misericordia al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia".
Ed un’ulteriore puntualizzazione, personale, ha voluto farla sull’aereo che lo riportava a Roma: "Preferisco la Madonna Madre che non la Madonna capo di ufficio telegrafico che ogni giorno invia un messaggio".
Riflettere su ciò in questo mese di maggio che sta volgendo alla fine, può aiutarci magari a togliere quella patina che ci impedisce di vedere in tutta la sua portata in Maria la bellezza dell’opera del Creatore.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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