Gorizia
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L’opera figurativa di Michelstaedter a 130 anni dalla nascita

Esposizione in Sinagoga

Parole chiave: Carlo Michelstaedter (1), esposizione (12), pittura (19)
L’opera figurativa di Michelstaedter a 130 anni dalla nascita

Nella poliedrica produzione di Carlo Michelstaedter, l’opera pittorica è stata generalmente sottovalutata e considerata un’attività secondaria, una distrazione dagli studi di filosofia. La passione per il disegno invece, coltivata fin da ragazzo, si rivela essere strettamente legata alla visione del mondo che Michelstaedter stava maturando negli anni e parte non secondaria e separabile dalla sua riflessione filosofica. Abbandonati infatti a Vienna gli studi di matematica si volge all’Italia e decide di iscriversi al corso di Lettere dell’Istituto di Studi Superiori in una delle culle dell’arte italiana, Firenze. Città dove aveva studiato anche un altro pittore di famiglia ebraica goriziana, Vittorio Bolaffio.
L’evoluzione dai primi schizzi degli anni del ginnasio fino all’ultimo probabile dipinto, un paesaggio a olio regalo per il compleanno della madre, in cui il sole buca con la sua luce un nimbo scuro che incombe sul paesaggio, è stata illustrata nei giorni scorsi dalla critica d’arte Franca Marri durante la visita guidata tenuta presso la sala della sinagoga di Gorizia, che espone il meglio della sua produzione artistica, nella ricorrenza della morte. Davanti agli originali ne ha illustrato le varie tecniche espressive, i risvolti psicologici, i toccanti ritratti dei famigliari e di Nadia, amore non corrisposto, ma soprattutto l’orientamento prevalente per il ritratto, la caricatura, i bozzetti macchiettistici e talvolta dissacratori, nel tentativo di smascheramento della retorica e di dare scacco all’ambiguità falsificante della parola. Più che anticipatore dell’espressionismo, è stato partecipe di quel milieu culturale che dall’Ottocento derideva, dileggiava con sarcasmo, faceva la satira del mondo borghese, come la rivista viennese Semplicissimus. Ma sono soprattutto i suoi autoritratti, specchio di come lui si vedeva, a indicarci il suo sviluppo interiore e nella loro fissità ieratica a interrogare oggi noi che li guardiamo. Si è offerta così ai numerosi appassionati la possibilità di scoprire un modo diverso e inconsueto di approcciare la figura di Michelstaedter nella speranza che si possano, grazie alla disponibilità della Biblioteca Statale Isontina, esporre nei prossimi anni a rotazione le altre opere in sua custodia e renderle fruibili a un più vasto pubblico.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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