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Un orologio parte della storia locale

Il manufatto del ’700 posizionato sulla torre della chiesa madre è ospitato, dopo il restauro del 1992, nel museo dell’Antiquarium: proposte e percorsi di valorizzazione

Parole chiave: orologio (1), campanile (1), valorizzazione (2)
Un orologio parte della storia locale

L'orologio della torre campanaria della chiesa Madre di Cervignano è un riconosciuto pezzo di storia. Attualmente è ospitato, dopo il restauro avvenuto nel 1992, nel museo dell’Antiquarium.
Per secoli l’orologio ha scandito la vita della comunità.
Si tratta di un manufatto della premiata ditta Solari risalente ai primi anni del ’700. Di diritto si tratta di uno degli orologi più antichi del Friuli, assieme a quello di Gradisca d’Isonzo, che ancora attende un restauro.
L’obiettivo, per il futuro, è di valorizzare questo pezzo di storia di Cervignano. L’attuale collocazione non è casuale, vicino al mosaico della prima chiesa.
L’orologio, è stato restaurato da Giancarlo Stabile su finanziamento della Cassa Rurale ed Artigiana di Cervignano.
Fu realizzato, come quelli di Gradisca d’Isonzo e di Tapogliano, dalle abili mani degli artigiani orologiai della Carnia agli albori del XVIII secolo. Esso risale al tempo in cui Cervignano faceva parte della Contea principesca governata dal casato dei principi Eggenberg.
Le caratteristiche costruttive sono le stesse degli orologi da torre in ferro forgiato presenti nel Museo della Valle del Tempo.
Altri particolari, per esempio la gabbia in ferro forgiato, le ruote dentate intagliate con denti limati a mano e l’uso di zeppe per gli incastri dei montanti e delle traverse, denotano i primi anni del Settecento quale esatto periodo di produzione. Il pendolo, invece, risulta essere stato aggiunto in tempi successivi.
Vale la pena ricordare che gli artigiani orologiai si recavano personalmente a seguire l’installazione dei manufatti sui vari campanili. E, qui, si fermavano anche per periodi piuttosto lunghi, come è stato appurato leggendo le cronache del tempo: in alcuni casi la permanenza poteva durare anche tre mesi. Una sosta necessaria per verificare l’andamento e la precisione degli orologi potendo, se necessario, intervenire immediatamente.
Gli orologiai carnici erano richiestissimi per le loro capacità, che lo vedeva impegnati in diversi ambiti della regione.
Va detto, infine, che, con la collaborazione del comitato Eggenberg, si vuole realizzare quanto prima un censimento degli orologi realizzati nel territorio che va dalla Carnia fino all’Istria.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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