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Innsbruck, quando le campane fanno anche cultura

La città tirolese ospita dal 1599 la fonderia Grassmayr, leader in Europa per qualità e quantità di fusioni di sacri bronzi

Parole chiave: Fonderia Grassmayr (1), Innsbruck (1), Campanari del Goriziano (14)
Innsbruck, quando le campane fanno anche cultura

Innsbruck. Una ridente località austriaca, incastonata tra le montagne innevate del Tirolo, che per i campanari ha un’attrattiva del tutto particolare: è infatti sede, dal 1599, di un’antichissima fonderia di campane, la Grassmayr, ad oggi leader in Europa in qualità e quantità di fusioni. Sebbene al di qua delle Alpi sia un evento rarissimo, nel centro Europa si fondono ancora molte campane, sia per arricchire i concerti di grandi cattedrali sia per completare piccoli campanili di chiese campestri.
Un viaggio nell’antica fonderia era preventivato da tempo, ma una mail dell’amico Flavio Zambotto, delegato della stessa per l’Italia, ha fatto accelerare i tempi.
"Lo scorso novembre, dopo mesi di lavorazione, abbiamo fuso con successo la campana maggiore del nuovo concerto per la Cattedrale di Bucarest. La grande campana ha un diametro di 335cm un peso di oltre 25.000kg ed emette la nota Do/2. Essa risulta dunque ad oggi la campana oscillante più grande d’Europa e sarà la campana oscillante più grande del mondo montata su campanile".
Il sacro bronzo è rimasto in esposizione per alcuni giorni con la possibilità di poterlo ascoltare dal vivo.
Ecco che Innsbruck è divenuta subito vicina e l’emozione davvero molta al pensiero di poter vedere con i propri occhi una meraviglia dell’arte campanaria fresca di fusione, ma soprattutto per la possibilità di ascoltarla. Apparentemente un normalissimo edificio tra i tanti storici della cittadina, la fonderia si nasconde tra le vie e le strade di Innsbruck. Ma anche l’occhio più distratto, fermo al semaforo in un momento di pausa nel traffico cittadino, si accorge di qualcosa di inusuale all’interno del tessuto urbano: una concentrazione insolita di campane in un unico, piccolo giardino. Ed ecco che subito compare la vetrina del negozio: centinaia di piccole campane dorate si stagliano nelle scaffalature e l’attenzione viene subito catturata dallo strano sbrilluccichio. Varcata la soglia, però, il primo senso ad essere colpito non è la vista bensì l’udito, con un continuo scampanio che non è opera di esperti campanari ma di semplici visitatori. Nel percorso ideato dalla famiglia Grassmayr, che accoglie personalmente i visitatori, si studiano le campane durante tutta la loro creazione, dallo stampo iniziale alla falsa campana, dalle decorazioni fino alla fusione finale. Ed, ovviamente, all’accordatura nell’insieme del concerto. Perché la Grassmayr è nota per la qualità e precisione delle campane che sforna. Dagli ambienti puliti ed ordinati del museo si passa velocemente a quelli lavorativi ed impolverati della stanza della fusione. Lì, ad attendere i curiosi, in quei giorni soprattutto campanari, il gigante. Il suo suono potente si propaga facilmente in tutti gli ambienti circostanti. Ma non si trova, come già detto, in un posto isolato. Ci sono altre case a confinare con i muri della fonderia. Nessuna protesta, nessuna lamentela. Non solo perché la ditta è attiva da oltre quattro secoli, ma perché è divenuta ormai un simbolo per la stessa città tirolese. Che nasconde, però, tanti altri tesori. Come il vicinissimo campanile della chiesa abbaziale di Wilten, che abbiamo visitato per puro caso. ’A che ora suonano qui le campane?’ è stata la semplice domanda rivolta ad un frate da un nostro amico campanaro friulano, incontrato a sorpresa tra un rintocco e l’altro nel museo. Ad una risposta apparentemente fugace ecco spuntare un mazzo di chiavi. E un’innocua porta fa da accesso ad un mondo tutto suo. Salendo le scale, talmente nuove da sprigionare ancora l’odore di legno appena tagliato, sembra di salire i piani di una casa tirolese. L’ultimo piano, poi, riserba numerose sorprese. Un modellino in scala della struttura campanaria, con tanto di campane intonate, anch’esse secondo i bronzi presenti in cella, serve per mostrare al visitatore cosa lo attende al piano successivo. Quattro campane a slancio vengono, invece, utilizzate per i bambini come scuola, accanto ad altre due, una rotta ed una tagliata a metà, per far comprendere come funziona una campana e quali sono le conseguenze di una sua eventuale rottura. La sorpresa finale, però, è giunta quando, arrivati in cima, il frate, con un cenno della mano, ci intima di rimanere ai lati e di prestare attenzione. Un attimo di attesa e accade quella che per ogni campanaro può essere tranquillamente definita ’la magia’: le undici campane del concerto, tutte assieme secondo il loro metodo di suono ’alla tirolese’, cominciano a suonare, formando il plenum.
La discesa ci riporta piano piano alla realtà, e alla nostra piccola Gorizia. Che possiede scorci unici, dati dai nostri meravigliosi campanili, che nulla hanno da invidiare a quelli di Innsbruck. Pensiamo a Sant’Ignazio, con le sue due ’cipolle’ che la caratterizzano ovunque, o la Cattedrale, scendendo dalla riva del castello. Perché non dare loro la giusta importanza, valorizzandoli come quelli tirolesi? Non proprio scuole, ma luoghi da visitare e da gustare assieme alle nostre città, carichi di storia e di storie, ancora da raccontare. Meri sogni nel cassetto? Chissà…

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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