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E per paziente... Edvard Munch

La passione e lo studio del dottor Antonio Perciaccante, medico presso l’ospedale di Gorizia, per le patologie che hanno afflitto i grandi personaggi del passato

Parole chiave: Antonio Perciaccante (1), medicina (1), patografia (1)
E per paziente...  Edvard Munch

Quali disturbi fisici affliggevano Dante? E cosa potrebbe aver portato alla morte il genio di Leonardo da Vinci? Domande che crediamo siano senza una risposta, essendo riferite a fatti così lontani nel tempo. C’è però chi, grazie alla patografia, ossia lo studio e l’analisi di testimonianze, scritti, lettere e tutto ciò che concerne la vita di autori, pittori, personaggi storici, riesce a riconoscere una particolare patologia e quindi ad effettuare una diagnosi. Tra questi anche il goriziano d’adozione Antonio Perciaccante (nella foto), dirigente medico presso il reparto di Medicina dell’ospedale "San Giovanni di Dio", che ci ha svelato molti "segreti" e curiosità su letterati e artisti, non mancando di svelarci qualcuna delle sue prossime ricerche, prima in lista quella su Franz Xaver Messerschmidt e le sue "Teste di carattere".

Dottor Perciaccante, in cosa consiste la sua ricerca e da dove parte? In base a quali aspetti riesce poi a formulare una "diagnosi"?

Nasce dalle passioni che avevo sin dai tempi del Liceo per la letteratura, l’arte - che ho sviluppato viaggiando - e ovviamente dalla passione per la medicina. È una materia ben precisa, che tocca più campi: quello proprio della Patografia, ossia il prendere la vita di un personaggio del passato, analizzarla con gli occhi del medico rifacendosi a tutti i dati a disposizione (biografie, testi, lettere…) e dai dati reperiti cercare di ricostruire la storia medica.
Si tocca poi la Storia della Medicina, trovando tanti riferimenti alle conoscenze mediche del tempo; infine c’è l’aspetto delle Medical Humanities, ossia come un’opera d’arte, teatrale, letteraria…sia in grado di veicolare messaggi legati all’ambito sociale e della medicina - un esempio: nel cartone animato "La Spada nella Roccia" Mago Merlino sconfigge Maga Magò contagiandola con un virus che crea delle macchie; indagando si scopre che il film è uscito nel 1963, anno in cui viene identificato il virus del morbillo e creato il vaccino -.
Una volta fatta partire la ricerca, l’essenziale è andare alla ricerca delle fonti ma soprattutto verificarne la veridicità. Ci vogliono poi anche studi filologici - un tempo si usavano termini, per indicare certi aspetti, che oggi sono totalmente diversi - e ci si focalizza sulle notizie che possono avere una valenza medica.
Spesso collaboro con amici e colleghi e con mia moglie, Alessia Coralli, che lavora come infermiera ed è appassionata di arte e affascinata da questo tipo di ricerca.

Di quali patologie - che allora non erano conosciute - soffrivano letterati, artisti…? Ci può raccontare qualche particolarità?

Un esempio interessante è l’artista Edvard Munch: leggendo numerosi dei suoi scritti, si capisce che era affetto da schizofrenia (raccontava di voci e persecuzioni, a volte soffriva di allucinazioni).
Con gli occhi del medico moderno poi si scoprono anche malattie che i personaggi di un tempo non sapevano cosa fossero, come Filippino de’ Medici, per i quali siamo riusciti a ricostruire la morte per una meningite tubercolare, sia tramite i sintomi descritti in alcuni testi del periodo, sia per l’analisi delle ossa; in questo fondamentale è stato il contributo della dottoressa Raffaella Pianucci e del dottor Philippe Charlier.
Altro personaggio per il quale siamo riusciti a diagnosticare la causa di morte è Honoré de Balzac: dai sintomi raccontati siamo giunti alla conclusione che è morto per uno scompenso cardiaco.
Una sorpresa infine è stata Franz Kafka: soffriva di insonnia, scriveva di notte perché aveva "accesso ad un mondo che di giorno non esisteva". In realtà soffriva di quella che in medicina si chiama parasonnia, allucinazione ipnagogica. Da lì iniziò a scrivere, per esempio, il suo "La Metamorfosi". Questa scoperta ha avuto dei risvolti inaspettati nel mondo della letteratura, e un mio articolo a riguardo è stato ripreso dall’Huffington Post e dal The Independent.

Qual è stata la sua primissima "indagine"?

È partito tutto dalla Divina Commedia. Leggevo il canto in cui Dante incontra Paolo e Francesca e nel quale ha uno svenimento. Di svenimenti ce ne sono diversi all’interno di tutto il testo; è un espediente letterario, che permette allo scrittore di "uscire" da situazioni particolari. Leggendolo però con gli occhi del medico ci si trova davanti ad una sincope vasovagale, in seguito ad un’emozione molto forte.
Da lì ho pensato di scrivere un articolo su quest’analisi, che ho tenuto per un po’ "nel cassetto". Un giorno poi ho scritto un commento ad un articolo di un altro medico proprio su Dante, che secondo l’autore era narcolettico, affermando che secondo me invece aveva avuto degli episodi di sincope su base emozionale. Da lì è partito tutto, il mio primo lavoro è stato accettato e ho proseguito nelle "indagini".

Qual è stata l’analisi, il personaggio, che più l’ha affascinata? Quello invece che l’ha messa più in difficoltà?

Il più affascinante è sicuramente Dante, insieme a Munch, personaggi che io adoro. C’è poi Leonardo, del quale sono riuscito a capire che aveva avuto diversi episodi di ictus. Un primo ictus si può rintracciare in un testo scritto dal Cardinale di Aragona, che lo incontrò durante un viaggio, il quale racconta come avesse il braccio sinistro paralizzato ma, nonostante tutto, fosse riuscito a realizzare dei dipinti. Per capire gli ictus di Leonardo è servito molto leggere "Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori" di  Vasari, dove Leonardo viene descritto inizialmente come un giovane di bell’aspetto e forte, negli ultimi anni si trova descritta invece una persona che non era nemmeno più in grado di alzarsi dal letto. Molto probabilmente aveva avuto delle recidive di ictus.
Quello invece che mi ha messo più in difficoltà è stato l’eritema di Alessandro Magno. Plutarco ci racconta di un rossore tipico del sovrano soprattutto dopo che aveva assunto alcool. Mi ha messo in difficoltà perché c’erano tre o quattro patologie che potevano essere correlate con questo rossore. Alla fine dell’indagine, ho individuato una rosacea, ma fino alla fine sono stato in dubbio con la carenza di un enzima. La ricerca è stata complicata perché le fonti su Alessandro Magno sono molto lontane e a volte poco accurate.

Quant’è conosciuta questo tipo di indagine medica? Lei e i suoi colleghi con i quali ha occasioni di collaborare, avete avuto dei riconoscimenti per le vostre ricerche?

Nel mondo della medicina tradizionale, c’è interesse, anche se ovviamente ha maggior impatto lo studio di una particolare cura o di un farmaco; ad ogni modo desta attenzione, tant’è vero che ad ottobre presenterò al Congresso della Società Italiana della Medicina Interna a Roma un lavoro sulla medicina raccontata da Dante, Petrarca e Boccaccio, pertanto comincia ad avere una sua risonanza. Abbiamo poi avuto modo di presentare dei lavori alla Società Italiana di Storia della Medicina e a settembre mi recherò in Francia ad un congresso di Patografia organizzato dal mio collega Charlier.
Un gran riconoscimento mi e ci viene dalle pubblicazioni su riviste specializzate, che hanno un alto impatto scientifico e medico. Certamente molto interesse c’è tra i paleopatologi e gli storici della medicina.

Guardiamo ai prossimi lavori: cosa pubblicherà e su cosa si concentreranno le ricerche?

Lavorerò su una sindrome che ebbe Michelangelo, la "Sindrome da Decompensazione", causata dal fatto di essere rimasto per lungo tempo sdraiato per realizzare i lavori all’interno della Cappella Sistina; accusò disturbi alla vista e nel movimento, che poi sparirono una volta ripresa una postura normale. Un altro lavoro che desidero realizzare è un’analisi di come la medicina abbia influenzato l’arte di Franz Xaver Messerschmidt, del quale a Palazzo Coronini Cronberg, qui a Gorizia, sono conservate due delle sue "Teste di carattere".
Fondamentalmente l’artista aveva dei disturbi mentali - motivo per il quale gli venne rifiutata la cattedra all’Accademia di Vienna -. Riguardo alle "Teste di carattere", inizialmente si era ritenuto fossero degli studi di fisiognomica, invece in realtà l’idea di realizzare queste opere sta nella sua probabile schizofrenia. Ci sono dei testi di un autore tedesco suo amico che narrano come Messerschmidt affermasse di essere perseguitato di notte da tanti spiriti, tra i quali quello della "proporzione", che gli generava pene quasi fisiche. Per combattere questo spirito iniziò a realizzare queste sculture; siccome soffriva di non ben specificati dolori all’addome, per distogliersi da questi dolori si infliggeva dei pizzicotti, delle strette, che davano vita a delle smorfie sul suo viso e che poi riproduceva scolpendo.
Due aspetti colpiscono in ciò: come la malattia abbia influenzato la sua opera e di come esercitasse una delle prime forme di art therapy. Per combattere questo spirito della proporzione che lo tormentava - per combattere in definitiva la sua malattia psichica - si affidava all’arte. Questa mia ricerca è stata accettata e verrà pubblicata sull’American Journal of Psychiatry.
In futuro ci sono due cose che mi piacerebbe poter approfondire, una che forse non diagnosticheremo mai, il morbo acheo raccontato nell’Iliade da Omero, che ancora oggi nessuno è riuscito a capire cosa fosse in realtà, mentre l’altra riguarda Caravaggio, che mi affascina, vorrei tanto sapere perché è morto; non è semplice, sono state avanzate tantissime ipotesi - più o meno tutte plausibili -; vediamo cosa emergerà dalle prossime analisi, anche sulle ossa ritrovate (sempre che siano le sue).

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