Chiesa
stampa

Una Chiesa che vive della Parola

L’intervento del vescovo Carlo all’assemblea diocesana svoltasi la scorsa settimana a Monfalcone. L’annuncio della Visita Pastorale e le motivazioni alla base del prossimo avvio  delle Unità pastorali in numerose comunità della diocesi

Parole chiave: assemblea diocesana (9), Vescovo Carlo (3)
Una Chiesa che vive della Parola

Si è svolta nei locali della parrocchia dei Santi Nicolò e Paolo a Monfalcone da lunedì 4 a mercoledì 6 giugno, l’annuale assemblea diocesana degli operatori pastorali.
La prima sera ha visto l’intervento del Vescovo di Belluno-Feltre, mons. Renato Marangoni, già nel 2012 segretario del secondo Convegno ecclesiale del Triveneto ad Aquileia che ha sviluppato il suo intervento sull’importanza della Parola di Dio nell’azione quotidiana delle nostre comunità.
La seconda sera ha visto il biblista don Santi Grasso ricordare qual è il mandato del Risorto, con riferimento innanzitutto ai testi evangelici.
Nella terza serata, invece, c’è stato spazio per alcune testimonianze su come nelle Comunità si vive il confronto con la Parola e per i lavori di gruppo.
Pubblichiamo di seguito l’intervento durante la prima serata del vescovo Carlo.

Un caro saluto a tutti e grazie per la disponibilità a vivere questo momento di condivisione così importante nel cammino diocesano. Ormai da diversi anni si è scelta la modalità dell’assemblea diocesana che coinvolga tutti i presbiteri, i diaconi e i religiosi e religiose e i fedeli laici dei consigli pastorali per un cammino di verifica dell’anno pastorale e, soprattutto, per delineare il cammino dell’anno seguente. E’ doveroso salutare in modo particolare coloro che sono entrati per la prima volta nei consigli pastorali, in occasione del loro recente rinnovo, e partecipano per la prima volta all’assemblea diocesana.
Ogni volta che si inizia un’assemblea di questo tipo, viene spontaneo ricordare le parole con cui l’apostolo Paolo apre molte delle sue lettere, parole di ringraziamento al Signore per il cammino delle comunità. Per esempio, nella 1 Corinti: "Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!" (1,4-9). O nella 2 Tessalonicesi:  "Dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli, come è giusto, perché la vostra fede fa grandi progressi e l’amore di ciascuno di voi verso gli altri va crescendo" (1,3). Incoraggiati da queste parole possiamo allora avviare i nostri lavori con gioia e impegno.
Penso sia anzitutto importante, per evitare fraintendimenti e attese eccessive (che poi possono andare deluse), ricordare che questa assemblea è solo un passaggio, importante ma non definitivo, verso la delineazione del cammino che ci attende.  Altre istanze diocesane sono già state e verranno coinvolte nelle prossime settimane: il consiglio dei vicari, il consiglio presbiterale (che da noi coincide con l’assemblea dei presbiteri), il consiglio pastorale, i decani. Vorrei poi proporre un’assemblea di un giorno a settembre, alla partenza del nuovo anno.
Ritengo utile spendere alcune parole per spiegare la genesi e la finalità di questa assemblea e per comprendere il tema che viene proposto e ciò che essa potrà portare al discernimento pastorale della nostra Chiesa. Inoltre penso sia importante aiutare a cogliere la continuità con il cammino finora percorso.
L’idea di questa assemblea nasce da due concrete circostanze. La prima è il tentativo, in corso in queste settimane, di avviare più decisamente una ristrutturazione delle diocesi in unità pastorali che raccolgano più parrocchie vicine. La seconda circostanza è il mio desiderio, dopo quasi sei anni di presenza in diocesi, di avviare la visita pastorale.
Circa il tentativo di strutturare la diocesi in più unità pastorali, può essere opportuno presentare sinteticamente alcuni dati.
Anzitutto vorrei precisare che non si tratta di una scelta fatta per così dire a tavolino, né improvvisa. Nella nostra diocesi, infatti, da tempo si parla della pastorale di insieme, delle unità pastorali, delle collaborazioni tra parrocchie (molti di voi ricorderanno che alcuni anni fa abbiamo dedicato a questo tema gli incontri di aggiornamento). Non solo, ma sono già presenti in diocesi molte più unità pastorali di quanto si crede e diverse di esse hanno già un cammino di anni e, mi sembra di poter dire, stanno funzionando bene.
In questi mesi si possono fare passi ulteriori, ma non partendo da un piano deciso a priori e attuato immediatamente, bensì seguendo le opportunità che si stanno presentando. In particolare in queste settimane diversi sacerdoti hanno dato al vescovo la loro disponibilità al cambiamento (a volte rinunciando all’ufficio di parroco per età o per salute, a volte invece mettendosi comunque a disposizione) e di questo li ringrazio. Ad altri, man mano che ci sarà l’opportunità, chiederò una disponibilità che spero sia altrettanto libera e generosa. Ho già incontrato diversi consigli pastorali e altri incontrerò in queste settimane, in modo che si possa partire con settembre.
L’ipotesi ideale, che si cercherà di attuare e che  sembra promettente anche alla luce dell’esperienza già in atto qui in diocesi e in molte altre diocesi che prima di noi si sono impegnate nel cammino delle unità pastorali, è quella di affidare più parrocchie non a un solo sacerdote, ma a un’équipe con la presenza di più sacerdoti, di cui uno parroco e legale rappresentante di tutte le parrocchie coinvolte, e poi di uno o più diaconi, di religiosi e possibilmente anche di laici. Abbiamo ancora un sufficiente numero di sacerdoti per attuare questo progetto. Conto in particolare sulla disponibilità dei più giovani, ma già esperti e maturi, per l’assunzione del ruolo decisivo di responsabile dell’unità pastorale, e su quella dei più anziani, che, rinunciando, come è giusto, al compito di parroco all’età di 75 anni, non devono assolutamente andare in pensione come preti, ma sono chiamati a collaborare nelle unità pastorali (meglio se in realtà diverse da quelle in cui sono stati parroci), valorizzando la loro ricca esperienza umana e sacerdotale.
Come fare in modo che l’operazione della costituzione delle unità pastorali non si limiti a una specie di restyling della diocesi, ma sia un’opportunità per vivere in modo più intenso la comunione dentro le nostre comunità, capace di rispettare e valorizzare l’identità di ogni realtà inserendola però in un ambito ecclesiale di più ampio respiro, e sia anche una provvidenziale opportunità per fare un passo decisivo verso una rinnovata pastorale più missionaria?
Lascio un attimo in sospeso la risposta e passo alla seconda circostanza che spiega il tema di questa assemblea: la visita pastorale. Arrivo subito alle domande che mi sono posto con i miei collaboratori e sulle quali ho già cominciato a confrontarmi con i vari organismi di partecipazione: ha senso oggi una visita pastorale del vescovo solo celebrativa ed esortativa o anche solo di verifica dell’esistente (che pure è necessaria)? L
a visita pastorale è l’occasione per le comunità per presentare al vescovo la propria realtà ma con una prevalenza di un atteggiamento di lamentela, di rimpianto per i "bei tempi", di considerazioni tendenzialmente deprimenti o per guardare avanti verso il cammino che lo Spirito chiede a ciascuna comunità?
Il compito del vescovo, successore degli apostoli, non dovrebbe essere piuttosto quello di annunciare il Vangelo, in obbedienza al mandato del Risorto, esortando le comunità a farsi testimoni del Signore valorizzando al meglio i doni che hanno ricevuto dallo Spirito?
Ecco allora la proposta, su cui lavorare già in questa assemblea: perché non pensare a una visita pastorale che sia soprattutto una missione basata sulla Parola di Dio e che abbia lo scopo di incoraggiare a livello personale e comunitario la centralità della Parola, della lectio divina, del discernimento pastorale comunitario? Perché non dare, in occasione della visita pastorale, una particolare attenzione alle esperienze esistenti di "gruppi della Parola" con l’intento di suscitarne di nuove aperte anche a persone cosiddette lontane? Perché non trovare forme nuove di proposta dell’essenziale del Vangelo a chi può essere interessato anche se non frequenta le nostre comunità?
E vengo alle unità pastorali e alla domanda che ho lasciato in sospeso. Il deciso riferimento alla Parola di Dio, proposto anche dalla visita pastorale, non potrebbe renderle realmente più missionarie? E i "gruppi della Parola", che la visita pastorale vuole incoraggiare, non potrebbero essere lo strumento decisivo per valorizzare anche le più piccole comunità, per fare in modo che vivano la propria identità attorno alla Parola di Dio e che da essa traggano il desiderio di impegnarsi in una comunità più grande? Come potete comprendere, si tratta ancora solo di intuizioni, che mi auguro possano trovare un aiuto importante per la loro maturazione proprio da questa assemblea.
Prima di ricordare brevemente la sua articolazione, a cominciare da questa serata, vorrei però fare un accenno al cammino percorso dalla nostra Chiesa in questi anni sottolineando come esso si sia basato continuamente sulla Parola di Dio.
Siamo partiti domandandoci "Chi è la Chiesa" e lo si è fatto basandosi sugli Atti degli apostoli e cercando di imparare alla luce di essi a scrivere gli "atti della comunità". L’anno seguente ha visto la ripresa del tema della Chiesa nelle sue caratteristiche di Chiesa che ascolta e che accoglie. Ci si è poi chiesti "Chi è il cristiano" e la risposta è stata cercata nella lectio integrale del Vangelo di Luca, guidata dalla domanda "Chi è Gesù", decisiva per comprendere chi siamo noi. Continuando sulla stessa linea, ci si è interrogati su chi è il cristiano per così dire normale, "della domenica" e poi, quest’anno, chi è il cristiano giovane alla luce dell’esperienza dell’evangelista Marco.
Come vedete, la Parola di Dio è stata decisiva per il cammino di questi anni, in particolare per le comunità che con disponibilità hanno saputo lasciarsi coinvolgere dal cammino diocesano, contribuendo anche a delinearlo e ad arricchirlo, e non si sono tendenzialmente chiuse nel proprio ristretto orizzonte.  
Ho visto anche, con molta gioia, che la Parola di Dio sta prendendo sempre più la priorità anche cronologica - si inizia dall’ascolto condiviso di essa - nel nostro modo di lavorare anche all’interno dei nostri consigli. Occorre continuare, imparando a riferirci sempre più alla Parola di Dio anche per il discernimento pastorale, al fine di comprendere quali siano le strade che lo Spirito ci chiama a percorrere. (...)

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
Una Chiesa che vive della Parola
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.