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Mettete in gioco la vostra fede con umiltà e semplicità!

Mossa ha ospitato l’annuale incontro dei catechisti della diocesi alla presenza di don Paolo Sartor direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei; illustrate le esperienze vissute in alcune comunità

Parole chiave: catechisti (23), iniziazione cristiana (19)
Mettete in gioco la vostra fede con umiltà e semplicità!

In un clima di grande familiarità, ma con una partecipazione limitata per le tante feste della Madonna del Rosario in diverse comunità parrocchiali della Diocesi, si è svolto a Mossa il mandato ai catechisti. Momento arricchito notevolmente dall’intervento molto apprezzato di alcuni genitori-catechisti che hanno vissuto un percorso "da adulti" in parallelo alla catechesi vissuta dai loro figli, secondo il nuovo progetto-proposta diocesani. Un momento fortemente emotivo e sottolineato da un lungo applauso è stato quello di una mamma che anche nel cammino percorso e nelle relazioni instaurate molti anni prima nel suo percorso di catechesi, ha trovato la forza di vivere un momento non facile della sua vita.
È stata poi la volta di don Paolo Sartor, che con molta semplicità, ma visibile competenza e con l’esperienza di chi ha il polso della situazione catechistica nazionale partendo dai vissuti prima presentati all’assemblea presente ha delineato la figura del catechista soprattutto come un accompagnatore, la situazione oggi in Italia abbastanza omologata da Nord a Sud e quelle che potrebbero essere le strade feconde per un annuncio rinnovato dell’Evangelo.
Tra le altre cose è stato sottolineato, anche per l’esperienza espressa prima dalle mamme della parrocchia di San Pier d’Isonzo, che fra le istanze che portano ad un rinnovamento, assoluta precedenza deve essere data alla catechesi e alla formazione degli adulti, evidenziando al loro interno il coinvolgimento delle famiglie, in particolare quelle dei più piccoli. Un’altra scelta qualificante la centralità della comunità nell’assumersi il processo di educazione alla fede delle persone.
L’intera comunità, con le diversità di carismi e ministeri, ha la responsabilità e il compito dell’agire ecclesiale.
Inoltre è stata rimarcata la centralità della scoperta e conoscenza della persona di Gesù, prima e ben oltre il sapere tante cose, la dottrina, e forse altri aspetti del passato ancora presenti che appesantiscono il cammino e non sono più esigenza di un’umanità che è cambiata in modo abbastanza radicale. Nulla è più  solido, più profondo, più sicuro, più consistente del kerygma "che  va facendosi carne sempre più e sempre meglio, che mai smette di illuminare l’impegno catechistico, e che permette di comprendere adeguatamente il significato di qualunque tema che si sviluppa nella catechesi. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. (EG 165)
È seguita la liturgia del mandato, presieduta dall’arcivescovo, nel quale la prima parte si è incentrata sulla memoria del battesimo che rende tutti i credenti annunciatori del Regno e della Parola, seguita dalla professione di fede e da alcuni pensieri- indicazioni offerte dall’arcivescovo stesso.
Alla fine un pomeriggio davvero ricco per chi vi ha partecipato, ma anche un’occasione mancata per la parola penetrante e gravida di fede e speranza che le persone chiamate a offrirla hanno consegnato ai presenti.
Fra Luigi Bertié alla fine ha ringraziato la comunità di Mossa per la bella accoglienza e i catechisti invitandoli a continuare.
Infine don Valter a nome della Caritas ha proposto ai catechisti di valorizzare il sussidio "Avvento-Caritas" che anche quest’anno sarà offerto nelle mani dei catechisti sulla bella figura di Giuseppina Bakhita, la religiosa sudanese, appartenente alla Congregazione delle Figlie della Carità che papa Giovanni Paolo II ha proclamato santa il 1º ottobre 2000, esempio concreto di annuncio e catechesi attraverso la concretezza dell’amore e del perdono.  

I mandati

"... Desidero affidarvi quest’anno 4 mandati:
- mettete in gioco la vostra fede con umiltà e semplicità, quella che nella lettera pastorale ho definito la "fede normale"
- fate incontrare Gesù sia ai ragazzi, sia ai genitori e adulti: tutto il resto è contorno. Potete farlo volendo loro bene, mettendovi in gioco, puntando sulla vita e non sulle nozioni o le tradizioni. Al termine di qualunque percorso catechetico possono anche non ricordarsi niente, ma devono sentire nel cuore, prima ancora che nella testa, che Gesù è decisivo per loro, è il loro tesoro
- liberatevi della "corazza di Saul" e prendete il "lenzuolo di Marco": guadagnate la scioltezza, la semplicità, la gioia del Vangelo
- siate da tramite per le vostre comunità adulte perché davvero mettano al centro i ragazzi e i giovani; spiegate loro che il Signore vuole bene in modo particolare a ragazzi e giovani e che dentro di loro agisce lo Spirito.
Grazie di cuore per il vostro servizio".

† Vescovo Carlo

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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