Chiesa
stampa

La frequentazione favorisce l’integrazione

Domenica 14 la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato: nell’anno del Sinodo loro dedicato, alcuni giovani raccontano la propria esperienza

La frequentazione favorisce l’integrazione

Papa Francesco ha indicato nel 2018 un anno speciale dedicato ai giovani in concomitanza con lo svolgimento del Sinodo dei vescovi che parlerà proprio di loro. La Giornata mondiale dei Giovani si terrà nel 2019 a Panama in America Latina. Considerata però la difficoltà e la maggioranza dei giovani europei di raggiungere tale Paese, la Santa Sede ha stabilito di fare un analogo raduno a Roma nel mese di agosto 2018.
In occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Papa nel suo messaggio ha indicato quattro espressioni verbali che riassumono le ragioni e i modi del credente nel stabilire il proprio rapporto con il fenomeno dell’immigrazione. Abbiamo proposto e discusso la proposta con alcuni giovani immigrati di diverse provenienze e che ora risiedono nella nostra diocesi.

La testimonianza di NN
N.N. è arrivata in Italia con la famiglia che aveva 7 anni. Ha risieduto in varie località del Veneto frequentandovi le elementari e le medie nella generale freddezza. Un bel ricordo del periodo passato a Latisana dove ha beneficiato della confidenza e disponibilità della gente soprattutto coetanei. Arrivata a Gorizia ha intrapreso gli studi superiori e ora frequenta il 3^ anno in un istituto della città. Ritiene che solo la frequentazione favorisce l’integrazione altrimenti ognuno rimane nella sua cerchia. Con i coetanei si trova bene. Di loro apprezza la vivacità se si mantiene entro i limiti altrimenti dà fastidio. Pur apprezzando lo sforzo dell’Italia per accogliere tutti i rifugiati, sostiene che non è in grado di fronteggiarla per l’elevato numero delle persone.
Ritiene indispensabile distribuirle su tutto il continente europeo. Il suo sogno è di poter frequentare l’università in Cina.

L’esperienza di Niang Aliou
Diversa l’esperienza di Niang Aliou da otto anni in Italia. E’ arrivato da noi grazie al ricongiungimento familiare richiesto dal padre, in Italia già da vent’anni.
In Africa faceva il carpentiere leggero; ha lavorato presso il Cantiere di Monfalcone come saldatore, ora è in cerca di lavoro.
Qui si trova bene anche se messo a confronto con la situazione del suo Paese: in Africa c’è una grande insicurezza, la vita vale di meno e se non hai i mezzi nessuno provvede per te. In Italia, invece, ci sono le istituzioni e gli organismi che si interessano delle condizioni dei poveri. Anche nel mondo del lavoro in Africa non hai nessuna garanzia, qui ci sono dei diritti che normalmente vengono rispettati. Il miglior stato di vita che si riscontra in Italia favorisce ovviamente l’immigrazione.
Un aspetto negativo che si avverte da noi, rispetto all’Africa, è il forte individualismo e la diffidenza non solo verso gli stranieri ma anche tra italiani.
Il rifiuto dello straniero è aumentato anche a causa della crisi economica in atto.
Un altro motivo non secondario che genera la diffidenza è la crisi di fede. Escludere Dio dalla vita concreta degli uomini e sostituirLo con le logiche politiche dell’interesse economico, determina situazioni di ingiustizia e di povertà. Di conseguenza molti popoli nel desiderio di una vita migliore si danno all’emigrazione.
Il mondo, se vuole la pace deve avere il Timor di Dio. Le iniziative promosse dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes favoriscono la conoscenza reciproca.
Pur nelle diversità il rispetto della Parola di Dio facilita il confronto reciproco, la comunione e l’integrazione.

Daniil e Kirill
In questo giro ideale del Mondo, ci troviamo nell’Europa dell’Est e precisamente nella Russia centrale per incontrarci con due giovanissimi ragazzi: Daniil e Kirill Perevyshin di 16 e 17 anni. Sono a Gorizia da 4 anni. Arrivati in Italia hanno dovuto affrontare un primo tempo impegnativo per l’apprendimento della lingua italiana.
Sono stati inseriti nelle classi normali anche se con qualche anno in meno.
Comunque si trovano bene e sono perfettamente inseriti.
Non subiscono nessuna discriminazione e se qualche volta anziché sentirsi chiamati con il loro nome si sentono chiamati "russi" non si offendono.
Essendo nel nostro territorio poche presenze di ragazzi loro connazionali, i contatti si riducono ai momenti conviviali e raduni delle loro famiglie: solo allora riescono a creare gruppo e comunicare tra loro a differenza della Russia che propone spazi verdi attrezzati e gratuitamente molte attività del tempo libero per i giovani. Qui mancano del tutto e quando ci sono costano eccessivamente: questo penalizza l’integrazione e la conoscenza tra coetanei. Per questo e per altre ragioni la nostalgia per il Paese d’origine è grande soprattutto perché colà la gente è più socievole.

Il racconto di Ignazio, argentino italiano
Altro intervistato è Ignazio: aveva appena due anni quando è arrivato con l’intera famiglia a Gorizia: per questo afferma di essere imbarazzato perché si sente sia italiano e sia argentino, secondo le circostanze, senza potersi identificare unicamente in una.
Valutando l’aspetto dell’accoglienza, nota che pur essendo ben disposto verso gli stranieri, possono preoccupare le conseguenze nell’ambito sociale ed economico.
Vi è la tendenza da un lato all’emarginazione dell’altro, a raccogliersi nel proprio gruppo etnico per salvaguardare la propria identità. Oltretutto ci sono forze politiche che fomentano la paura strumentalizzando la situazione a fini elettorali. Stando le cose in questi termini, l’integrazione è impossibile. Dove la realtà straniera è in netta minoranza, ed è il caso di Gorizia, la tendenza è quella di perdersi nella maggioranza.

Dal Senegal a Monfalcone
Nella città di Monfalcone, oltre alla nutrita comunità di bengalesi, esiste anche un discreto numero di senegalesi.
Abbiamo posto le stesse domande a quattro ragazzi. Diallo Abdoulaye di anni 17: è in Italia da un anno e frequenta la seconda superiore. Gaye Mamadou Magaye ha 16 anni, è in Italia da due anni, frequenta il primo anno di un corso triennale per elettricisti. Infine due gemelle di anni 14, da tre anni in Italia: Adama Niang frequenta la terza media, Awa la prima superiore. Tutti loro si trovano bene in Italia: salvo qualche eccezione hanno stabilito un buon rapporto con i coetanei italiani. Solo alle volte qualcuno fa pesare la differenza di colore della pelle.
Esperienze particolari di solidarietà quando, dice Diallo Abdoulaye: "Mi ero perso perché non conoscevo ancora bene il territorio e un vecchio mi ha aiutato indicandomi la strada". Oppure quanto è successo a Gaye che ha aiutato una nonna italiana a portare la spesa; la signora era molto contenta e ringraziava, ma per Gaye era una cosa normale dato che al suo Paese si è tanto solidali soprattutto con gli anziani.
In un’altra occasione Gaye racconta che nel pullman per raggiungere la scuola a Gorizia :"Mi sono accorto di aver dimenticato la tessera dell’abbonamento a casa; quando è salito il controllore non sapevo come scusarmi ed è stata una signora italiana che per togliermi dall’imbarazzo, mi ha pagato il biglietto".
Alla domanda di quali iniziative ritengano necessarie per la loro e altrui crescita nella prospettiva di una cultura di condivisione, hanno tutti sostenuto la necessità di sufficiente struttura sportiva (calcio) che permetta l’accesso a tutti senza esclusione di sorta. Inoltre desidererebbero essere maggiormente aiutati nell’ambito scolastico nel considerare che la lingua italiana non è la loro madre lingua.
I senegalesi presenti in città sono organizzati in associazioni. Queste organizzano iniziative e feste per testimoniare la loro cultura e stabilire occasioni di incontro con le altre realtà presenti nel territorio.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
La frequentazione favorisce l’integrazione
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.