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I richiedenti asilo nella nostra diocesi

Conoscere per capire

Parole chiave: Avvento di Fraternità (18), volontariato (20), richiedenti asilo (20)

Da qualche anno il territorio della nostra diocesi, e della nostra regione, sono un luogo di arrivo di giovani afghani e pakistani che richiedono asilo. Per la quasi totalità di loro l’isontino e il Friuli Venezia Giulia non sono la destinazione ultima, ma una tappa del loro percorso migratorio che li porterà nei Paesi dell’Europa del Nord (Germania in genere).

Perchè ci sono richiedenti asilo afgani e pakistani? C’è ancora conflitto?
Nel 2016 tra gennaio e novembre sono morti 6.785 tra soldati e poliziotti afghani, 11.777 sono i feriti. Nel 2015 c’erano, si fa per dire, soltanto 5.000 caduti: un aumento del 35%. Il 2016 è un annus horribilis anche per le morti civili dovute a scontri bellici in Afghanistan 3.498 morti e 7.920 feriti, un incremento del 3% rispetto all’annualità precedente dati della missione NATO in Afghanistan (UNAMA)
In Pakistan nel 2016 si calcolano 182 morti e 533 feriti per attacchi terroristici.

Perché sono tutti uomini giovani tra i 20 e i 30 anni?
Perché Al Qaeda e i movimenti terroristici jadisti del radicalismo islamico reclutano forzatamente giovani per compiere azioni di guerriglia civile e terrorismo. Sul confine Afghano e Pakistan, in tutti e due gli Stati, si sono rifugiati i terroristi di Al Qaeda e in questa regione transazionale l’insurrezione talebana è ripresa dopo il 2014.
Bisogna aggiungere che il Daesh (lo Stato Islamico) battuto in Medio Oriente vuole impossessarsi dell’Afghanistan e Pakistan ed è in conflitto con Al Qaeda.

Malalai Joya, attivista afghana ed ex parlamentare, durante un incontro organizzato a Roma a maggio 2017 descrive il suo Paese. Il sito unimondo.org sintetizza la sua relazione in questo modo: "Un Paese pervaso da insicurezza, povertà, disoccupazione, tossicodipendenza a livelli record: Joya parla di oltre 3 milioni di persone dipendenti dalle droghe, su una popolazione di 30 milioni, e una tendenza all’aumento. Niente di strano, dunque, che molti scelgano la fuga dal paese e vengano a bussare alle porte dell’Europa, a costo di rischi altissimi e di forti discriminazioni. E qui, Malalai Joya punta ancora una volta il dito contro l’Occidente: "Chi poi viene rispedito in Afghanistan, spesso a spregio delle convenzioni internazionali e degli accordi sui diritti umani, ha solo due strade da prendere: o la via della droga, o quella dell’arruolamento con l’Isis o altri gruppi terroristici, in cui si viene pagati 600 dollari al mese per combattere". Capitolo a parte è infine quello delle donne, a tutt’oggi bersaglio di estremisti, misogini, stupratori, responsabili di attacchi con l’acido, attacchi alle scuole femminili: "Se a Kabul le donne sono in pericolo, le donne che abitano nelle zone rurali vivono l’inferno" spiega. Un clima di paura e tensione che Malalai, in quanto donna e soprattutto in quanto attivista per i diritti umani, sperimenta ogni giorno sulla propria pelle. E non è la sola." (www.unimondo.org)

È vero che provengono da altri paesi europei?
Alcuni di loro provengono da altri Paesi Europei, perché molti Stati europei ritengono che Afghanistan e Pakistan siano degli Stati sicuri, anche perché in Afghanistan ci sono le forze militari della NATO. Al contrario l’Italia ritiene che sono dei territori insicuri a causa dell’attività dei gruppi terroristici e quindi riconosce la protezione internazionale e sussidiaria (quello che comunemente si chiama asilo politico) a cittadini afghani e pakistani.

© Voce Isontina 2017 - Riproduzione riservata
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