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Cambiano i luoghi, rimane immutato lo slancio missionario

La visita di una delegazione diocesana in Thailandia avviene nel mese in cui, 45 anni fa, partiva il primo gruppo di missionari per Kossou

Parole chiave: Thailandia (1), missione (38), anniversario (126), Africa (7)
Cambiano i luoghi, rimane immutato lo slancio missionario

Abbiamo appena celebrato la Festa dell’ Epifania. Una festa che ci ricorda quanto, 45 anni fa, è avvenuto in diocesi. Nella nostra cattedrale, riempita in ogni suo spazio, come non mai, da persone provenienti da tutta la diocesi, l’arcivescovo Cocolin dava il mandato missionario alla prima equipe diocesana destinata alla prima missione a Kossou, in Costa d’Avorio.
Si era giunti a questa storica giornata dopo che, a partire dal febbraio 1968 (50 anni fa ) era venuto in diocesi  Raoul Follereau, l’apostolo dei lebbrosi. Aveva parlato ed entusiasmato in alcune località della diocesi, oltre che a Gorizia. Ed erano sorti i gruppi parrocchiali di sostegno ai lebbrosi chiamati "Uomini come noi" come Follereau indicava i lebbrosi stessi. Follereau tornò in diocesi anche l’anno successivo, nel 1969, suscitando il medesimo entusiasmo. Ne conseguì il primo viaggio in Costa d’Avorio di Mons. Cocolin, per inaugurare il lebbrosario di Manikro, sostenuto dalla diocesi il 25 gennaio 1970.
Ma i lebbrosi di Manikrò non potevano essere l’obiettivo unico e finale dell’impegno caritativo della nostra diocesi. E così anche su sollecitazione del primo vescovo di Bouakè, il missionario francese Mons. Andrè Duirat, si passò ad un impegno totale per questo lembo d’Africa. Coinvolto il Pime, grazie allora Superiore Generale. P. Aristide Pirovano, coinvolte le suore della Provvidenza, grazie alla Superiora Generale, suor Spes Alma Rigotti, la diocesi di Gorizia era pronta con 2 suoi sacerdoti e 3 laici a partire per questa grande avventura missionaria e di promozione umana.
L’Epifania, festa della manifestazione della redenzione per tutte le genti, ha visto, nell’anno 1973, il vescovo Pietro dare il mandato missionario a P. Gennaro Cardarelli del Pime, ai sacerdoti diocesani don Luciano Vidoz e don Chino Raugna, alle suore della Provvidenza, suor Fidenzia Martini, attualmente a Cormons, suor Pieralba Bianco, deceduta nell’ottobre scorso, e suor Dores Villotti, attualmente missionaria a Kouwè in Togo, e ai laici Gianna Pradel, Giuseppe Burgnich, deceduto alcuni anni fa, e Luciano Comuzzo, già operante in Africa.
Molti ricorderanno come l’aeroporto di Ronchi era stato invaso nelle sue piste due giorni dopo, l’8 gennaio, quando il primo gruppo di missionari, destinato a Kossou, partiva. Il gruppo era accompagnato da suor Spes Alma Rigotti e dal sottoscritto. L’arrivo a Kossou fu benedetto con una funzione religiosa nella chiesa, costruita dall’Impregilo per le maestranze del cantiere impegnate a realizzare la diga, chiesa la cui prima pietra fu benedetta, dall’arcivescovo Cocolin, nel tardo pomeriggio di domenica 25 gennaio 1970, dopo aver inaugurato il lebbrosario di Manikrò.
Non si può non dimenticare quell’ Epifania di 45 anni fa, e tutto quello che ne è conseguito poi. Oltre un centinaio di persone (sacerdoti diocesani, Padri del Pime, suore della Provvidenza, missionari e volontari laici ) che da Kossou, passando per Nimbo-Bouakè, Djebonoua, Belleville, Morofè. Burkina Faso, Malì ed anche Togo, hanno testimoniato la passione missionaria della nostra gente. Non si può dimenticare che con una vitalità missionaria che cresceva nel tempo, cresceva in diocesi l’animazione missionaria e il coinvolgimento di migliaia di persone, anche grazie ai ben 42 gruppi missionari parrocchiali sorti in diocesi.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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